“Digital Asia” – Esperienze 3D e fumetti al Palazzo delle Esposizioni

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Il Palazzo delle Esposizioni di Roma propone in queste settimane due diverse mostre d’arte legate da un filon rouge tra il Vecchio ed il Nuovo Millennio e tra il classico e l’innovativo, nell’insieme del progresso tecnologico e della ricerca di nuove forme di espressione artistica improntate sempre più verso il linguaggio audio-visivo.
Così potrebbero essere sintetizzate le rassegne “Digital Life 2017” (visitabile fino al prossimo 8 Gennaio) e “Mangasia : Wonderlands of Asian Comics” (fino al 21 Gennaio 2018).

Ho avuto modo di visitarle entrambe e di spaziare tra due mondi opposti (non solo all’apparenza) ma che ciononostante hanno ugualmente stimolato la mia curiosità, con i suoi pregi ed i suoi difetti.



Sensazioni statiche all’insegna del dinamismo – “Digital Life 2017”

Giunta alla sua ottava edizione, “Digital Life 2017” ci “rapisce” nel verso senso della parola già dopo aver varcato l’ingresso del Palazzo delle Esposizioni e ci guida in un viaggio sensoriale attraverso la visione di otto diverse installazioni artistiche.

La mission della mostra risulta essere pertinente in questo mondo che ormai di tecnologia non può fare a meno: si vogliono far interagire infatti la scienza con l’arte e l’uomo con la macchina.
Un obiettivo ambizioso e aggiungerei anche stimolante per chi come nel mio caso osserva questo approccio all’Arte con un po’ di scetticismo e diffidenza.

Il viaggio alla fine mi ha fatto decisamente ricredere : questa interazione infatti è ben visibile nel corso della mostra e personalmente tre sono le installazioni che mi hanno lasciato un segno nell’anima.

In una sala, l’unione di “360” (opera in 3D curata dal binomio artistico Granular Synthesis) e la performance audio-visiva australiana “La Dispersion du Fils”, crea infatti un’esperienza unica ed irripetibile (letteralmente, l’opera non è mai uguale a sè stessa).
All’interno di una sala ovale e con un paio di occhiali in 3D, si viene proiettati sia sul piano fisico che sul piano emotivo in questa realtà a 360 gradi che viene percepita con l’aiuto di effetti sonori ed immgini in modo diametralmente opposto, a seconda del soggetto, scuotendo nel profondo l’animo dell’osservatore.

Un’emozione che si ripete in modo travolgente (e stravolgente) anche in “Istants of Visibility” , opera visiva della visual artist croata Ivana Franke che ci porta in un ambiente buio in cui un semplice fascio di luce e due cilindri concentrici rivestiti con 48 pannelli di tulle appesi al soffitto riescono a catturare il visitatore in modo assoluto con il solo movimento della luce, spingendolo ad entrare in un mondo nuovo che la nostra mente disegna ad hoc sul momento (una porta in cui entrare, delle onde rifrangenti, oppure un misterioso cancello che si apre).

Un assaggio di “Phosphor” (Robert Henke)

Ma l’opera che, più di tutte, è riuscita a sbalordirmi è stata Phosphor, dove il visual artist e musicista tedesco Robert Henke utilizza la luce ultravioletta per la realizzazione di paesaggi temporanei su uno strato di polvere di fosforo, disegnando così, come in una cartina geografica in perenne mutmento, un mondo in continuo mutamento secondo dopo secondo che appassiona, trascina e coinvolge i suoi osservatori inermi.



Non solo Giappone! 

Abbandonate le oniriche e sperimentali terre dell’arte digitale, il viaggio prosegue nella seconda mostra presentata al Palazzo delle Esposizioni, una mostra il cui nome potrebbe all’apparenza trarre in inganno le aspettative dei visitatori nonchè appassionati.
Perchè “Mangasia : Wonderlands of Asian Comics” focalizza l’attenzione sull’arte del manga non solo nell’area geografica più conosciuta, ovvero il Giappone, ma bensì amplia gli orizzonti con una selezione molto accurata di tavole originali dalle due Coree fino ad arrivare in Mongolia e nel Vietnam.

Sfruttando l’onda del tradizionale appuntamento per i romani del “Romics”, intelligentemente Il Palazzo delle Esposizioni ha messo a disposizione questa raccolta di manga riuscendo ad attirare l’attenzione non solo dei dei cultori di questo genere ma anche dei neofiti della cultura asiatica dei fumetti.

Inutile dire che è il tratto ad affascinare la cultura europea, più di qualsiasi altra cosa, quando si parla di manga.
Per noi che siamo così lontani da certe dinamiche, il poter conoscere le diverse sfumature dei manga (suddivisi per generi e contenuti nelle varie sale con delle storylines molto dettagliate) permette ai visitatori non solo di non perdere le figure ma anche il loro più importante significato.
Vediamo dunque contrapporsi i più popolari Doraemon e One Piece alle “Mythology Class” (Filippine) ed il “Ramayana” (India), visti in patria addirittura come dei veri e propri poemi epici.

La mostra risulta essere molto fluida e accattivante (all’interno dei suoi sei percorsi tematici) anche per chi è più distante da questo mondo, le descrizioni a mò di vignetta sono molto chiare e poco prolisse, le contaminazioni europee ci vengono segnalate e s’individuano in modo molto semplice : ad esempio, con mio grande stupore, ho scoperto che una buona fetta del mercato internazionale dei manga viene prodotta e realizzata…da donne! Un aspetto molto curioso e interessante se visto con gli occhi di un continente diverso.

In conclusione, Mangasia dimostra come il manga possa assumere anche nomi e significati diversi  proprio perchè rappresentazione dell’Asia, un insieme variegato di arte, tendenze moderne, politica e folklore…tutto grazie a disegni, storie e eventi che sono riusciti ad essere d’ispirazione anche per il  cinema (i famosi “anime”).

Un’ultima e divertente nota di colore :  alla fine della mostra sono esposte tre tipi d’installazione legate alla cultura del manga, ma soprattutto…ci si può divertire e tornare bambini pilotando un mechabot (un robot gigante) mediante la tecnologia del body tracking.
Un’esperienza che non potevo non provare, a culmine di un pomeriggio dedicato all’Arte nelle sue innumerevoli sfumature.



Giulia Vinci
per www.policlic.it

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