Fake news: chi c’è dietro alle fabbriche di bufale in Italia

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Introduzione

Le fake news sono un problema

Le fabbriche di fake news in Italia

Come difendersi dalle fake news: educare e sensibilizzare

Conclusioni

Sitografia

Se qualcuno non avesse mai sentito parlare di fake news, non sarebbe certo difficile trovare qualche informazione in merito a questo fenomeno semplicemente facendo una breve ricerca in rete. Tra notizie di attualità e analisi più approfondite, è proprio da qui che sono partita per affrontare questo tema. Innanzitutto, mi sono chiesta: cosa sono le fake news e come stanno influenzando la nostra vita, la nostra percezione dei media e della verità?

Partiamo dall’enciclopedia dei nostri tempi per avere una prima idea di cosa si tratti, su Wikipedia infatti si legge:

Il termine inglese “fake news”, in italiano notizia falsa o bufala, indica articoli
redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici nel
deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di
informazione tradizionali o via Internet, per mezzo dei media sociali. Le 
notizie
false sono scritte e pubblicate con l’intento di attrarre il lettore o 
indurlo in
errore al fine di ottenere finanziariamente o politicamente – 
spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi – la sua attenzione.
(Wikipedia)

Fake news sta quindi, letteralmente, per “notizia falsa” e già da qui si delinea abbastanza chiaramente il problema che riguarda così da vicino l’informazione 2.0. Per alcuni si tratta di un vero e proprio complotto con risvolti socio-politici ai danni dei lettori meno avveduti, per altri è una “semplice” manovra volta a generare click e quindi introiti economici a vantaggio dei siti che producono questo genere di contenuti. Vero è che siamo di fronte a un fenomeno molto complesso che merita di essere approfondito e indagato ulteriormente.

Nelle seguenti pagine proveremo a indagare sull’attuale stato dei fatti in Italia a proposito di fake news, cercando di capire in particolare chi fabbrica notizie false nel nostro Paese e a quali scopi. Infine, verranno analizzate le soluzioni proposte a questo fenomeno da più lati, provando a offrire una panoramica generale sulle cause e sulle possibili soluzioni del problema. 

Per addentrarci nel discorso, sembra utile partire da un report di NEWS-ITALIA reso pubblico l’8 settembre 2017 e quindi estremamente aggiornato. L’Osservatorio NEWS-ITALIA monitora e descrive dal 2010 le trasformazioni dell’ecosistema dell’informazione nel nostro Paese e proprio per l’edizione di quest’anno si è dedicata al tema della notizie false che influenzano l’opinione pubblica online e offline.

Le elezioni Presidenziali americane del 2016 hanno rappresentato un momento cruciale nella cronaca recente per lo sviluppo di un nutrito dibattito sul tema delle fake news, in particolare riguardo a due aspetti problematici:

  • la qualità delle notizie fruite attraverso i canali digitali, sempre meno controllate e controllabili, ma al tempo stesso sempre più frequentemente utilizzate come unica fonte di informazione
  • la qualità complessiva dell’informazione prodotta negli ultimi anni da tutti i media tradizionali

L’indagine di NEWS-ITALIA si è basata su oltre mille interviste a utenti di telefono fisso e mobile, ponendo ai soggetti coinvolti domande volte a ricostruire atteggiamenti e opinioni degli italiani sui media, misurando la fiducia degli intervistati nei confronti dei canali di informazione tradizionali e digitali.

I principali risultati emersi sono i seguenti:

  • Il 70% degli italiani dichiara di informarsi attraverso internet e il 34% da Facebook o Twitter;
  • Fra chi usa internet, il 53% dichiara di incontrare in rete spesso notizie parzialmente o completamente false;
  • Tre su quattro ritengono che queste notizie contribuiscano a creare confusione fra gli Italiani rispetto a temi ed eventi correnti;
  • Meno del 5% degli intervistati dichiara di avere molta fiducia nei media tradizionali;
    Questa percentuale sale al 12% quando le notizie arrivano dalla rete. In generale, gli intervistati dichiarano di credere più a blog e motori di ricerca (62%) che ai giornalisti di carta stampata, radio e TV (48%);
  • La fiducia nella rete cresce con il crescere dell’intensità dell’uso di internet per informarsi (fra chi segue più fonti e chi riceve informazione dai Twitter e Facebook)

In generale, più della metà degli intervistati dichiara di imbattersi spesso in notizie false o parzialmente false mentre naviga in rete. Quello che è possibile rilevare è che da una parte c’è una certa consapevolezza sulla confusione che queste notizie false creano; dall’altra, in modo quasi contraddittorio, gli intervistati hanno grande fiducia nella loro capacità di riconoscere le suddette notizie false. Dalla ricerca emerge inoltre la tendenza degli intervistati a provare una diffusa sfiducia nell’informazione offerta dai media tradizionali, che a parer loro non sarebbe abbastanza completa, accurata e imparziale. Di conseguenza, questi soggetti tendono a informarsi sempre più attraverso media digitali, pur consapevoli del rischio di fake news in cui potrebbero imbattersi.

La questione pone inevitabilmente il problema della capacità individuale di discernere il vero dal falso, di comprendere a fondo i testi letti e la capacità di verificare le fonti e/o confrontare varie versioni della stessa notizia. Gli intervistati però si rivelano sicuri nelle loro capacità di individuare e riconoscere eventuali fake news: l’80% è molto o abbastanza fiducioso, mentre solo il 20% si dimostra più dubbioso.  

Se da un lato dunque la maggioranza degli intervistati si dicono fiduciosi delle loro abilità nell’individuare notizie false, stupirà constatare che, stando sempre alla stessa ricerca, gli intervistati sono preoccupati dal dilagare del fenomeno. Questo induce a ipotizzare una certa carenza di pensiero autocritico legato alla capacità di riconoscere e valutare notizie false:

  • da una parte un limite personale che si stenta a riconoscere, attribuendone la causa ad altri
  • dall’altra la tendenza a considerare vere quelle informazioni che rafforzano le proprie convinzioni personali (confirmation bias)

Il rischio, dunque, è che si prendano per vere e affidabili notizie che non fanno che confermare opinioni personali del tutto soggettive, senza sottoporle ad una verifica dei fatti e delle fonti.

Altro aspetto da tenere presente è la diffusa perdita di fiducia del campione di intervistati nei confronti dei media tradizionali come TV, radio e giornali, a favore di una informazione che passa sempre più attraverso i canali digitali come siti web e blog, ritenuti più completi, accurati ed equilibrati. Il rapporto tra fiducia nella rete e il crescere dell’intensità d’uso di internet come canale di informazione sembra direttamente proporzionale, ma bisognerebbe capire se la relazione è mono o bi-direzionale, ossia se è anche vero che un maggiore uso di internet faccia accrescere anche la fiducia nella rete. In questo secondo caso, evidentemente, l’opinione potrebbe essere falsata da un ottimismo non necessariamente supportato dalle competenze di lettura e decifrazione dello strumento.

Parlando di media digitali, disintermediazione, fake news e capacità di comprensione, non bisognerà neppure dimenticare che, secondo le stime OCSE-PIAAC del 2016, il 27,9% degli italiani tra i 16 e i 65 anni risulta essere analfabeta funzionale, cioè quasi uno su tre, per un totale di circa 11 milioni di individui.

L’UNESCO definisce dal 1984 l’analfabetismo funzionale come la condizione di
una “persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere 
da
testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i 
propri
obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”
(Wikipedia)

Ancora, potremmo fare riferimento ai risultati ottenuti nel 2009 dallo Human Development Report delle Nazioni Unite, che usava la percentuale di persone funzionalmente analfabete come una delle variabili per calcolare lo Human Poverty Index nei paesi sviluppati: l’Italia era risultata al primo posto con una percentuale del 47%.

Insomma, appare evidente che tanta fiducia potrebbe rappresentare erroneamente una situazione più positiva del dovuto, che riflette spesso una mancanza di autocritica e una ancor più grave mancanza di comprensione reale di ciò che si legge, si vede e si ascolta sui media tradizionali e digitali.

2.1 Web365

Il 21 novembre 2017 BuzzFeed ha pubblicato un’inchiesta che ha gettato luce su una delle principali fabbriche di fake news in Italia. La ricerca effettuata ha individuato, in particolare, una serie di siti e pagine Facebook accusate di veicolare versioni allarmiste e fuorvianti di eventi tragici attraverso una retorica islamofoba e nazionalista, passando per i classici titoli “click-bait” pensati ad hoc solo per attirare più visitatori all’interno del sito (e dunque generare introiti pubblicitari).

Un vero e proprio sistema di disinformazione organizzata che farebbe capo all’azienda Web365 dell’imprenditore romano Giancarlo Colono, proprietario di ben 175 domini che pubblicano notizie che spaziano dall’attualità alla salute, passando per calcio, gossip e animali domestici. Secondo BuzzFeed, Colono sarebbe in contatto con un’associazione cattolica che ha interesse nel diffondere false notizie di stampo nazionalista.

Il fenomeno è tanto più grave se si considera che le due principali pagine Facebook finite sotto accusa, DirettaNews (testata giornalistica) e iNews24, contavano milioni di like e condivisioni, con numeri in grado di superare quelli delle maggiori testate generaliste nazionali.

La Presidente della Camera Laura Boldrini ha commentato a BuzzFeed:

Questo non è uno scherzo, ma un pericolo per i giovani uomini e donne che
ricevono la maggior parte delle loro informazioni dai canali digitali. Questa
indagine rivela che ci sono milioni di cittadini italiani vittime di informazioni
spazzatura. È chiaro e non solo da oggi, che la disinformazione sia un’arma
politica. Le piattaforme e le istituzioni digitali non possono ignorare queste
realtà, devono agire presto e con fermezza per arginare questo flusso, prima
che sia troppo tardi.

L’azienda di Colono, che conta solo 6 dipendenti e si avvale di alcuni giornalisti freelance, dimostra quanto un piccolo team di persone malintenzionate possa influenzare l’opinione pubblica, raggiungendo milioni di persone attraverso il potere dei social e di Facebook in particolare.

Le principali caratteristiche di questi articoli diffusi in rete sono rappresentate da:

  • titoli sensazionalistici
  • linguaggio scurrile
  • sentimenti nazionalisti, anti-immigrati e islamofobi, anti-democratici e contro i diritti LGBT

2.2 Edinet

Ben prima di BuzzFeed, lo scorso dicembre (2016), AGI pubblicava un resoconto completo e dettagliato sulla galassia delle fake news: un’inchiesta in 10 tappe su tutte le fabbriche che, nel nostro Paese, ogni giorno sfornano notizie false ad hoc, alimentando il clima di odio e di tensione politica e parlando alla pancia di chi non ha gli strumenti per capire che si tratta di vere e proprie bufale.

Perché lo fanno? Il primo motivo, il più ovvio, è ovviamente quello dei soldi: i click portano traffico e milioni di pagine viste fruttano soldi attraverso i banner pubblicitari. Il genere di notizie diffuse spazia da fatti di falsa cronaca a cuccioli maltrattati. Tattiche ricorrenti per enfatizzare le notizie sono:

  • titoli in maiuscolo
  • uso di punti esclamativi
  • invito a condividere l’articolo

Dall’inchiesta AGI, firmata da Matteo Flora e Arcangelo Rociola, emerge una panoramica completa della situazione italiana ma non solo: vengono portate alla luce le connessioni tra i vari siti, svelando un’intera galassia di domini dipendenti probabilmente dalla stessa società. A rivelarlo, sarebbero gli indirizzi IP dei siti e i codici AdSense per le pubblicità di Google.

I collegamenti sarebbero stati rintracciati tra Libero Giornale, il Fatto Quotidaino, New24Italia e Direttanews24, ma tutti hanno un dominio registrato anonimamente.

Un primo nome emerge invece a proposito di Kontrokultura.it e Teknokultura.it, i cui domini sono registrati a Matteo Ricci Mingani. I giornalisti AGI hanno provveduto quindi a contattarlo e a intervistarlo. Alle spalle di queste due “testate” (in realtà non registrate al tribunale italiano), starebbe una società che distribuisce pubblicità chiamata Edinet e che accomuna tutti i siti menzionati finora. L’azienda è registrata in Bulgaria ma ha una sede anche a Roma, la quale oltretutto coincide con la “redazione” delle due testate.

Nell’inchiesta si legge:

Ma chi è questa Edinet? Il forte sospetto è che sia la stessa EdiNet che gestisce il
fantomatico circuito EdiNetAdv che popola tutti i siti sopra menzionati e di cui, 
con
i siti menzionati, Teknokultura condivide non solamente la proprietà (pare), 
ma i
codici AdSense di LiberoGiornale.com e di IlFAttoQuotidaino.com. E 
crediamo sia
così.

Si delinea quindi una correlazione evidente tra Teknokultura, la concessionaria di pubblicità e i domini che fabbricano fake news: farebbero tutte capo a Edinet e Matteo Ricci Mingani ne sarebbe il CEO, come dichiara lui stesso su Linkedin.

Ulteriori indagini hanno portato alla luce una connessione con ulteriori siti molto simili a quelli nominati fin qui, tra cui newsandroid.eu, viveresani.club, kontrokultura.net,  kontrokultura.com, thejetsetonline.net, chiedimitutto.com. Su un altro post di David Puente sono stati indicati anche altri siti connessi allo stesso circuito: Notiziea5stelle.com, Newsandroid.eu, Gazzettadellasera.com. Nell’intervista rilasciata ad AGI, Mingani ha voluto sottolineare di non essere uno spacciatore di bufale, ma di limitarsi a offrire un servizio che ospita siti web (che creano bufale). Un totale di diciannove siti che generano milioni di visite ogni mese.

2.3 Il caso Marco Mignogna

Altro protagonista del panorama delle fake news italiane è Marco Mignogna, trentenne di Afragola (NA), dove ufficialmente vive con la moglie e con i figli, ma nessuno sembra conoscerlo. Insieme alla moglie Maria Giovanna Cappiello, Mignogna ha realizzato una piccola galassia di siti on line che rappresentano una delle principali fabbriche di bufale indirizzate contro Renzi e il PD in generale.

A scoprire l’arcano è stato un giornalista di prim’ordine, Jason Horowitz del New York Times. Cronista di spicco a capo dell’ufficio di Roma (e non solo) del giornale americano, Horowitz ha intercettato il rapporto di Andrea Stroppa, ricercatore della società Ghost Data e consigliere dello stesso Renzi in materia di sicurezza informatica. Come è avvenuto per Edinet, anche qui a tradire i siti e a rivelare la loro origine comune sarebbe stato proprio il codice ID di Google Analytics, riconducendoli tutti a Mignogna.

I siti gestiti da Mignogna farebbero capo a due linee politiche opposte tra loro: info5stelle.com, info5stelle.info, videoa5stelle.info affini al M5S da una parte; noiconsalvini.org, stopeuro.org, eurocrazia.info, ilsudconsalvini.info vicini alla Lega di Salvini dall’altra. Eppure nessuno sembra conoscere il soggetto in questione e i partiti rinnegano qualsiasi forma di contatto. Elemento comune delle bufale messe in circolazione dal network sarebbe comunque l’antirenzismo più basso. milioni di click e lauti introiti pubblicitari, eppure di Mignogna nessuna traccia per ora.

2.4 Fake News vs. Satira

Per contrastare la disinformazione e il dilagare di siti produttori di fake news, sul web sono nate delle vere e proprie “Black List” che mettono al bando siti e pagine Facebook. In caso di dubbio, i lettori più attenti potranno andare a verificare se la fonte di una notizia sospetta rientra tra questi.

Una delle strategie più diffuse per rendere credibile un sito di fake news, è quella di dare un nome al dominio simile a testate giornalistiche più famose per creare confusione negli utenti meno avveduti e rendere la fonte credibile ai loro occhi: è il caso del Quotidaino, Libero Giornale (che nulla ha a che vedere con Libero), Panorana, Il Coriere della Sera (con una “r” sola), il Giomale e così via. Nella Black List figurano anche i siti di cui si parlava sopra connessi alle società Media365 ed Edinet. La lista aggiornata è consultabile per intero sul sito Bufale.net.

Da non confondere con queste “fabbriche di fake news” ci sono poi i siti di satira del tipo di Lercio, la cui pagina nei mesi scorsi è stata penalizzata da Facebook al pari di chi fa vera disinformazione. Siti e pagine di questo genere hanno un chiaro intento satirico e ironico, dichiarando esplicitamente i propri intenti. Il fenomeno ha assunto dimensioni talmente preoccupanti che anche di fronte a questa evidenza c’è chi crede che si tratti di notizie vere, oppure non riconosce la differenza tra satira e fake news, segnalando la prima come se si trattasse della seconda.

3.1 Come individuare le fake news

La Federazione Internazionale delle Associazioni e Istituzioni Bibliotecarie (IFLA) è il principale organismo internazionale che rappresenta gli interessi dei servizi di biblioteca e informazione e dei loro utenti. È la voce globale delle professioni dell’informazione. L’IFLA ha rilasciato una infografica, disponibile in molte lingue, su come riconoscere una fake news.

Queste le indicazioni in 8 passaggi:

  • considerare la fonte: il sito è affidabile? Si consiglia di fare sempre una breve ricerca per capire chi sta dando una determinata notizia;
  • approfondire: non bisogna fermarsi al titolo sensazionalistico, spesso pensato solo per attrarre click. Qual è la verità?
  • verificare l’autore: è un nome conosciuto e affidabile? Assicurarsi della sua credibilità;
  • fonti a supporto: se nell’articolo sono presenti dei link, si può verificare direttamente l’affidabilità delle informazioni a sostegno di quella storia;
  • verificare la data: a volte notizie vecchie vengono riproposte come attuali e rilevanti;
  • distinguere tra notizia e satira: se la notizia è troppo strana o incredibile per essere vera, potrebbe trattarsi di satira;
  • verificare i propri preconcetti: prima di fidarsi totalmente di quanto si legge, bisogna essere oggettivi nel riconoscere se le proprie convinzioni influenzano il giudizio sulla veridicità della notizia;
  • chiedere agli esperti: in caso di dubbio, ci si può confrontare con gli altri o verificare su appositi siti la veridicità dei fatti.
Fonte: Wikimedia Commons

3.2 Il ruolo della scuola

Mentre si cerca di arginare la diffusione delle fake news su più fronti, la soluzione migliore parte sempre dai banchi di scuola, dove attraverso l’educazione si potrebbero dare preziosi strumenti di interpretazione e decodifica ai cittadini di domani.

La Presidente della Camera Laura Boldrini, che è sempre stata molto attiva a proposito di queste tematiche, ha avviato proprio in queste settimane un progetto che coinvolgerà la scuole italiane. Si chiama “I dieci comandamenti dell’era digitale” e si propone di “educare una generazione di studenti a riconoscere le fake news e le teorie cospirative” che circolano sul web, come riporta il New York Times.

Laura Boldrini, continuamente oggetto di notizie false riguardanti la sua persona, ha voluto fortemente che questo programma prendesse vita. Negli ultimi anni si è battuta in prima persona contro la diffusione dell’odio su internet anche con campagne di sensibilizzazione come #bastabufale. Sempre al NYT dice:

Le fake news instillano gocce di veleno nella nostra quotidiana dose di web e noi finiamo per esserne infettati senza nemmeno accorgercene. È semplicemente una
cosa giusta dare ai ragazzi la possibilità di difendersi 
dalle bugie.

Anche le elezioni politiche del 2018 in Italia rappresentano un terreno fertile per il dilagare di notizie false di ogni tipo, proprio come sta avvenendo già da ora. Per questo, sostiene ancora Boldrini, “il governo ha il dovere di insegnare alle giovani generazioni di elettori italiani come difendersi contro le falsità che giocano sulle loro paure”.

Boldrini si augura un intervento più attivo anche da parte di Facebook a sostegno di questa lotta, al fine di educare i giovani ad avere maggiore consapevolezza delle proprie azioni virtuali. La speranza è che il progetto italiano possa rappresentare un esempio per tutta l’Europa e che possa essere solo una delle iniziative in questa nuova direzione.

3.3 Il tentativo di Facebook

Dal canto suo, già lo scorso aprile Facebook aveva lanciato un suo strumento educativo contro le fake news, disponibile in vari Paesi, tra cui anche l’Italia. Lo strumento è visibile in cima al flusso di notizie degli utenti: cliccandovi, si può accedere a più informazioni e risorse all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti alcuni consigli e un decalogo su come individuare meglio notizie false.

Adam Mosseri, Vice presidente e responsabile del News Feed, dichiara che Facebook si sta muovendo attivamente per arginare la diffusione di fake news e in particolare sta agendo in tre direzioni:

  • l’interruzione delle possibilità di guadagno dalla generazione di notizie false;
  • la costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione;
  • aiutare le persone a prendere decisioni più informate.

Mosseri dichiara inoltre:

Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare
la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni 
e su quali
fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla 
nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su
questo progetto e siamo consapevoli di avere 
molto altro lavoro da fare.

Dagli ultimi studi, però, sembrerebbe che questo strumento si sta rivelando tutt’altro che efficace: al contrario, i tag messi sulle notizie ritenute false per denunciarne i contenuti inaccurati insospettirebbero gli utenti di qualche forma di complotto.

Lo dice una ricerca dell’Università di Yale effettuata su un campione di 7500 persone: la dicitura “messa in discussione da un fact-checkers terzo” sembrerebbe aumentare l’interesse delle persone, specie tra i giovani adulti sostenitori di Trump.

Le agenzie di fact-checking impiegate da Facebook, dunque, non sembrano abbastanza efficaci per arginare o addirittura debellare questo problema e ciò contribuisce a creare sospetto e incertezza, oltre che ulteriore sfiducia verso chi dovrebbe assicurare un’informazione veritiera e trasparente. Alla base c’è una sfiducia ideologica nei confronti dei media, tanto più forte proprio nei sostenitori di Trump, che ogni giorno inveisce contro stampa e altri mezzi di informazione tradizionali accusandoli di generare notizie false.

David Rand e Gordon Pennycook, i due psicologi di Yale che hanno compiuto lo studio, si dicono molto preoccupati dalla piega che sta prendendo la situazione. Rand in particolare ha dichiarato:

I meno sensibili ad ogni avvertimento sono proprio coloro che si informano quasi esclusivamente online. Influenzarli diventa sempre più facile.

Ciò, ricollegato a quanto detto all’inizio di questo lavoro, appare particolarmente preoccupante se si considera che il campione di intervistati da NEWS-ITALIA si diceva molto fiducioso nella propria capacità di individuare e riconoscere notizie false e che questa fiducia aumentava in relazione all’uso che si fa di internet. Ma, come abbiamo visto, uso di internet e dei social media non va di pari passi con alfabetismo, che sia funzionale o digitale.

Con il presente lavoro ho voluto offrire un’analisi generale del fenomeno delle fake news in Italia. Il breve spazio a disposizione non consente sicuramente di trattare l’argomento in modo esaustivo, ma le informazioni qui raccolte potranno essere un valido spunto per una ulteriore riflessione.

Il tema delle fake news è un “hot topic” ora più che mai, perché le ultime elezioni presidenziali americane hanno portato alla luce dei fatti di cronaca di rilevanza internazionale. È sotto gli occhi di tutti – o quanto meno di chiunque lavori nella comunicazione – il rischio e il pericolo connessi alla diffusione di notizie false nell’opinione pubblica.

Il pericolo principale è legato all’essenza stessa delle nostre democrazie, della libertà personale e di informazione. La crescente sfiducia nei mezzi di informazione mina non solo le basi del sistema mediatico, ma anche della nostra società civile così come la conosciamo. Indubbiamente la nostra epoca sta affrontando dei cambiamenti importanti, vere e proprie rivoluzioni tecnologiche, e solo col tempo si imparerà a gestire al meglio tutte le nuove risorse offerte da questi strumenti.

Accanto a ogni passo avanti verso la tecnologia del futuro, non bisogna però dimenticare gli aspetti negativi o quanto meno problematici che si vanno delineando di pari passo: in primis, la necessità di educare le persone a utilizzare i nuovi strumenti e ad averne pieno possesso. In caso contrario, il rischio è proprio che questi stessi strumenti vengano utilizzati per controllare e manipolare i meno preparati.

Nel contesto di una società ad alto tasso di analfabetismo funzionale come quella italiana, la questione è di massima urgenza. La speranza è che nell’arco dei prossimi anni un’azione combinata di campagne di sensibilizzazione, misure scolastiche e regolamentazione del web possano se non debellare quanto meno arginare i rischi connessi alle fake news.

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ANSA: “Fake News: Osservatorio News-Italia, 53% Le Legge in Rete – Politica”, ANSA.it, 9 Sept. 2017
Antonelli, Giuseppe; Testa, Annamaria: “Leggere e Non Capire”, Corriere Della Sera, 23 June 2017
Bufale.net: “The Black List: la lista nera del web
Cau, Eugenio: “Il Problema Delle Fake News Sui Social Media è Strutturale, Il Foglio, 28 Nov. 2017
Cerasa, Claudio: “Chi Crea Fake News in Italia, Prima Di Facebook”, Il Foglio, 28 Dec. 2016
Dietrich, Rita: “La Babele Delle Fake NewsItalia Notizie 24, 18 May 2017.
Evangelisti, Mauro: “Tra Crocifissi e Preghiere La Centrale Di Fake NewsIl Messaggero, Il Messaggero, 29 Nov. 2017
Femiani, Nino: “Fake News, Mistero Napoletano. Bufale Anti-Renzi Messe in Rete Da Un Fantasma”, QuotidianoNet, QuotidianoNet, 29 Nov. 2017
Flora, Matteo; Rociola, Archangelo: “Viaggio in 10 Tappe Nella Rete Dei Siti Che Danno Notizie False in ItaliaAgi
Human Development Report Office (HDRO) – United Nations Development Programme: ”Human Development Report 2009 – People Lacking Functional Literacy Skills (% Aged 16-65)
IFLA, International Federation of Library Associations and Institutions: “How to spot fake news”, IFLA.org, 5 Dic. 2017
Lombardi, Anna: “Facebook e Il Fake News Tool Che Non FunzionaRepubblica.it, La Repubblica, 13 Sept. 2017
Mazzoli, Lella; Giglietto, Fabio; Carabini, Francesca; Marino, Giada: “Le Fake News Sono Un Problema. A Renderlo Più Grave C’è La Nostra Fiducia Nel Ritenere Di Saperle RiconoscereNews-Italia, 8 Sept. 2017
Parlangeli, Diletta: “Bufale, Cosa C’è Dietro i Siti Italiani DirettaNews e iNews24Wired, Wired Italia, 22 Nov. 2017
Repubblica: “Fake News, Boldrini Lancia Progetto per Le Scuole: ‘Studenti Diventeranno Cacciatori Di Bufale’”, Repubblica.it, La Repubblica, 18 Oct. 2017
Silverman, Alberto Nardelli Craig: “One Of The Biggest Alternative Media Networks In Italy Is Spreading Anti-Immigrant News And Misinformation On Facebook.” BuzzFeed
Sky TG 24: “Fake News: Cosa Sono e Come Riconoscerle. FAQ
Wikipedia: “Analfabetismo Funzionale”, Wikimedia Foundation, 12 Dec. 2017.
Wikipedia: “Fake News”, Wikimedia Foundation, 12 Dec. 2017

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