Il crollo di Hollywood

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“La Caduta degli Dei” – Quando la realtà supera Luchino Visconti

“I just want to thank…my agent [..] and God…Harvey Weinstein (risate ed applausi)
The Punisher, Old Testament I guess.” (Meryl Streep nella cerimonia di premiazione dei Golden Globe Awards del 15 Gennaio 2012)

Con queste parole Meryl Streep, fresca vincitrice del Golden Globe come miglior attrice per la pellicola “The Iron Lady” di Stephen Frears, ringraziava pubblicamente l’amico, il “Dio” nonchè produttore del film : Harvey Weinstein.

“Profetica” nell’averlo definito un punitore, “ipocrita” nell’elogio a divinità nel momento in cui il suo “castello di carte” è crollato il 13 Ottobre scorso.

Locandina del film “La Caduta degli Dei” (1969)

Mostrando un mondo sotterraneo di sesso, politica, potere e celluloide che ha sconquassato (ancora una volta) le colline di Hollywood.
È necessario delineare una breve cronistoria degli ultimi eventi accaduti : lo scandalo “esplode” a seguito di due inchieste da urlo firmate dal New York Times e in seguito dal The New Yorker.

Delle due è la seconda a suscitare più clamore e scandalo, grazie ad una voce del nostro Paese : Asia Argento è infatti la prima delle vittime di Weinstein a farsi ufficialmente avanti in un’intervista del 10 Ottobre scorso a Ronan Farrow (giornalista figlio d’arte) tornando indietro di oltre vent’anni dal fatto.
L’Argento dichiarerà : “avevo solo 21 anni, nel 1997 mi ha costretta ad un rapporto orale dopo la richiesta di un massaggio. ”.

Due giorni dopo Rose McGowan (la ricordiamo per la serie televisiva “Streghe”) si unisce alla Argento cercando di far svanire la fitta coltre di nebbia attorno agli istinti predatori di Weinstein, e tra un’intervista al New York Times e dei successivi tweet punta il dito contro di lui : “Mi ha stuprata quando avevo 23 anni ma nessuno mi ha voluto ascoltare.”
Seguono immediate altre accuse da parte di celebrità del calibro di Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow e Cara Delevingne e le dinamiche dei fatti riportate nelle loro denunce sono simili : “mi ha fatto delle avances pesanti” ,“mi ha costretta a rapporti sessuali”, “mi ha violentata”.

La lista si ingrossa (al momento, solo al momento, sarebbero oltre sessanta le attrici coinvolte direttamente od indirettamente tra chi ha subito e chi è riuscita a salvarsi) , in un colpo Weinstein perde tutto : la moglie lo lascia “con il cuore spezzato come per tutte le donne che hanno sofferto terribilmente per causa sua” (dell’ex-marito  ndr) .

Viene inoltre sospeso e quindi licenziato in tronco dalla compagnia cinematografica da lui fondata nel 2005 assieme al fratello Bob Weinstein (società che viene di lì a poco messa in vendita), viene abbandonato da Hillary Clinton e da quello stesso Partito Democratico da lui profumatamente sovvenzionato negli anni (e i fondi da lui elargiti – oltre due milioni di dollari – vengono dati “in parte” in beneficenza).

“Infine”, perde tutti gli incarichi e le partecipazioni ottenute nel sistema cinematografico (viene espulso dall’Academy of Motion Pictures And Arts e dalla Producers Guild of America ).

Harvey Weinstein è quindi, senza ombra di dubbio, un uomo finito il cui supplizio è a malapena cominciato in quanto è ora seriamente a rischio di dover affrontare problemi legali in sede civile e penale (si stanno valutando incriminazioni per lui sia a Londra che a Los Angeles).

Ma se si pensa che la storia sia finita qui, ci si deve ricredere.
Perchè Harvey Weinstein è soltanto il primo “dio” a cadere perchè c’è qualcuno che riesce a fare persino “peggio”di Weinstein stesso…e non è un nome da poco ma quello del premio Oscar Kevin Spacey.

Nel giro di pochi giorni infatti, nei mass media di tutto il mondo e nella “gogna” social si assiste alla seconda decaptiazione  illustre : Anthony Rapp denuncia in un’intervista a Buzzfeed di aver subito avances sessuali da un giovane Spacey quando lui aveva quattordici anni.
Poi ancora si legge di un Dustin Hoffman a sua volta accusato di molestie, come Steven Seagal complice di Weinstein, ed altre accuse come quelli nei confronti di Mariah Carey e di Allison Mack (attrice delle serie televisive Smallville e Veronica Mars) , quest’ultima coinvolta in uno scandalo nel quale risulterebbe essere parte (o addirittura a capo) di una setta che manipolava e marchiava e delle vere e proprie schiave del sesso.

Chiariamo un punto in modo inequivocabile : “fino a prova contraria” tutto questo non è la trascrizione di un copione di un film pornografico, nè la sceneggiatura di un film tratto dalle “opere letterarie” di E.L.James.
Sono fatti “reali” o “verosimili” parte della vita quotidiana di un mondo che certamente quotidiano non è agli occhi di noi mortali lontani dalla celebrità e dallo showbiz.

Un mondo che nella sua distanza siderale è allo stesso tempo una rappresentazione più articolata e visibile di altri mondi ed altre situazioni che si osservano in altri settori (moda, sport, musica etc…) .
Una rappresentazione di aspetti che ci sono vicini (anche se in rapporti microscopici se messe al confronto) e di quello che È oggi il nostro “mondo occidentale”.

Un mondo dove, parafrasando un “illustre personaggio” , “il potere è l’afrodisiaco supremo” (e l’illustre personaggio in questione si chiama Henry Kissinger).
Un afrodisiaco per il quale TUTTI sono disposti a fare TUTTO  pur di ottenerlo.

Se è infatti esecrabile il comportamento avuto da Harvey Weinstein e tutti gli dei caduti fino ad ora, non è contemporaneamente esecrabile, rivoltante e disgustoso il dilagante e falso perbenismo di un sistema e di una società che deliberatamente decide a lungo, per oltre venti lunghi anni, di tacere dinnanzi agli stupri e alle reiterate violenze sessuali di un “uomo” perchè “non conveniente” ?

Perchè il silenzio “è utile a tutti” ?
Perchè voltarsi dall’altra parte “porta ingenti incassi al sistema cinematografico statunitense nonchè mondiale” ?
Perchè tutto questo, tutto questo “porta avanti le carriere” ?

Su quest’ultima domanda poi è necessario evidenziare un fatto e chiedersi : dove è che si ha l’assoluta ed incontrovertibile certezza della linea di demarcazione tra la denuncia e la c.d. “macchina del fango” o l’ “effetto riverbero” ?

Nel cercare di analizzare i fatti si può non tenere conto di un problema insito nella società statunitense quale il problematico, difficoltoso, freudiano rapporto degli Stati Uniti d’America con il tabù del sesso (reso tale dalla falsa morale puritana) ?
È un problema relegato al solo mondo statunitense, o forse all’intera area culturale anglo-sassone?
O ancora peggio, all’intero Occidente?

Molte, moltissime sono le domande alle quali poter provare a dare una risposta nel riassemblare tutti i pezzi di una storia che colpisce un luogo, un mito, quella che dovrebbe essere una fucina del talento e della creatività artistica ed intellettuale per mezzo dell’espressione cinematografica…ma che in realtà si trova a dover affrontare un graduale ed inesorabile declino dovuto alla presenza di numerosi fattori sia in termini di competitività per la presenza di nuovi soggetti emergenti (i servizi a pagamento presentati da compagnie quali Netflix) , sia per l’effettiva qualità delle pellicole hollywoodiane e la crisi creativa in atto da qualche anno tra gli sceneggiatori e gli autori coinvolti nella creazione di nuovi soggetti originali.

Senza dimenticare…gli sviluppi politici in atto nel Paese a stelle e strisce, dove la quasi totalità della comunità cinematografica hollywoodiana si trova compatta nell’affrontare la presidenza di Donald Trump il quale a sua volta nutre ben poca stima dello star system così politicamente schierato in termini liberal (con buona pace di “pietre miliari” quali Clint Eastwood , uno tra i pochissimi ad aver sostenuto il miliardario tycoon ).

Che possa piacere o meno, che possa risultare scomodo o sgradevole porre la questione anche in questi termini, lo scopo di questo approfondimento è esattamente questo.



L’America ed il sesso : il tabù puritano in seduta con Sigmund Freud

“Gli uomini sono più morali di quello che pensano e di gran lunga più immorali di quanto possano immaginare.”(Sigmund Freud)

Si deve quindi partire da qui, dal luogo dove è nata Hollywood per riflettere su alcuni dei quesiti che ci siamo posti precedentemente.
Perchè il cinema oltre ad essere una forma di espressione artistica, è anche un mezzo con cui veicolare messaggi, idee e valori culturali di una società nelle loro molteplici forme (propaganda inclusa).
Gli Stati Uniti d’America sono un Paese che al proprio interno presenta, pur nel rispetto di ogni religione e culto dei suoi abitanti sancito dal Primo Emendamento della propria Costituzione, una matrice fortemente puritana.

Lungi dall’esaminare la lunga diatriba e storia legata ai coloni inglesi perseguitati che salparono a bordo della Mayflower diretti verso il Nuovo Mondo, si può sinteticamente dire che il puritanesimo, costola ancor più radicale del calvinismo, mirava e mira ad un approccio moralista (quasi ascetico) e di condanna del sesso in nome del rispetto del pudore e della morale stessa, un approccio che fa quasi a gara con la visione integralista della religione cattolica.
Ne consegue che nella lunga e travagliata storia statunitense, il sesso sia stato sempre visto con diffidenza e come vero e proprio tabù.
Anche il cinema statunitense ha quindi introiettato questo messaggio nel corso della propria storia e le pellicole hanno rappresetato anche questi valori.

Fino a qui la logica seguirebbe un proprio percorso netto , se non fosse per il fatto che contemporaneamente a questa repressione degli impulsi sessuali e la condanna di relazioni extra-coniugali e/o atteggiamenti lesivi del senso del pudore, si sviluppava la ricerca spasmodica della trasgressione a suddetti valori.

Questi sono argomenti degni del miglior Sigmund Freud da richiamare in questo mondo assieme ai suoi studi psicanalitici e filosofici sulla libido, sulle pulsioni sessuali dell’essere umano e sulle c.d. “fasi di sviluppo psicosessuale”.
Il nesso che si può ottenere tra Freud e il tabù (elemento anch’esso oggetto di suoi studi in vita) del sesso per la mentalità statunitense lo si ritrova appunto nella storia stessa statunitense.

Lo “scandalo” di queste settimane non è nuovo : già in passato infatti Hollywood fu luogo di scandali di natura sessuale e la società statunitense stessa si è trovata scandalizzata da pellicole elevate al livello di cult dell’arte cinematografica o provocazioni di vario tipo da parte di personalità del mondo del cinema e dello spettacolo (scandali che si andavano ad aggiungere a quelli legati alla tossicodipendenza e all’alcolismo).

Il sesso è stato usato ad esempio come arma di ricatto ai danni della politica (utilizzata dalla CIA durante il c.d. Maccartismo e quindi successivamente, come ad esempio nella breve relazione tra John Fitzgerald Kennedy e Marilyn Monroe o addirittura nei carteggi dei servizi d’intelligence riguardanti Martin Luther King confermati dalla recentissima desecretazione di numerosi file riguardanti lo stesso Kennedy).

Eppure, nonostante tutto ciò, il modello del “buon padre di famiglia timorato di Dio ed osservante delle (strette) leggi morali delle Scritture” non ha impedito che contemporaneamente si sviluppasse la pornografia e che si creasse un florido mercato attorno ad essa.
Anzi, ha prodotto esattamente l’effetto opposto, sebbene arginato e ridotto ad una sorta di clandestinità (fonte di reddito per la criminalità organizzata) nella prima metà del secolo scorso, per poi letteralmente riesplodere negli anni della contestazione, di Woodstock e del movimento hippy e del ’68, con la nascita di veri e propri colossi dell’ ”intrattenimento per adulti” come ad esempio Playboy o, negli anni Settanta, di Hustler.
Fino ad arrivare ad un livello di intrattenimento nel quale la popolazione statunitense tutta viene bombardata di format televisivi e/o pellicole in cui spadroneggiano la comicità ricca di doppi sensi, l’esibizione del nudo (che non è nudo artistico e che contemporaneamente non può essere nemmeno nudo…perchè andrebbe a ledere al pudore) ed il continuo riferimento al sesso (Sex And The City può ritenersi un valido esempio).

Questo perchè, come appunto appurato nelle ricerche di Freud sull’argomento (Tre saggi sulla teoria sessuale e Totem e Tabù), la ricerca di ciò che viene definito “frutto proibito” o del proprio appagamento sessuale, è insita tra le pulsioni subconsce dell’animo umano e la repressione della propria libido, per mezzo di determinati codici comportamentali, porta (in alcuni casi) alle cosiddette nevrosi che a loro volta sfociano in vere e proprie perversioni.

Questo primo blocco che coinvolge storia, filosofia, psicanalisi e sesso vuole evidenziare un fatto, il vero e proprio controcircuito della società statunitense sul sesso rispetto ad alcune società europee (alcune maggiormente, come Olanda e Svezia , altre in forma minore) che a riguardo si considerano realmente “emancipate”.
Un cortocircuito causato dapprima dalla falsa morale puritana e successivamente alla sua degenerazione totale in un disgustoso e “plastico” perbenismo e bigottismo oramai ramificato in tutti i gangli della società a stelle e strisce : laddove infatti si potrebbe parlare di un’apparente laicità o secolarizzazione del puritanesimo nella società americana dovuta anche i movimenti d’emancipazione sessuale o all’attivismo politico di personalità quali Harvey Milk , si è invece raggiunto un maggior livello di bigottismo (sotto mentite e celate spoglie) che ha coinvolto, a propria volta, gli stessi soggetti che nei campus universitari sognavano un Paese (e un mondo) diverso salvo poi storpiarlo e dare vita a nuove cacce alle streghe (un ritorno al passato…potrebbero dire “quelle” di Salem).



La nuova “caccia alle streghe”

Dapprima fu Salem, Massachussets, luogo in cui nel 1692 vennero processate e giustiziate numerose donne accusate di stregoneria dai padri pellegrini puritani.

Quindi in piena Guerra Fredda si ebbe l’House Comittee for Unamerican Activities su progetto parallelo dell’allora capo dell’FBI J.Edgar Hoover e del senatore repubblicano Joseph McCarthy che sconquassò Hollywood e decretò la morte artistica per numerose personalità del mondo del cinema e dello spettacolo accusate di avere simpatie o di essere dichiaratamente comuniste.

Da qualche settimana, come precedentemente menzionato, ad Hollywood si respira nuovamente l’aria da “caccia alle streghe” che fa risonanza in tutta la nazione statunitense.
Il micro-mondo hollywoodiano assiste infatti di nuovo alla guerra (senza esclusione alcuna di colpi) tra stelle e registi, attori ed attrici, uomini e donne, uomini ed altri uomini.
È una situazione catastrofica dove ad accuse seguono altre accuse, repliche, minacce di azioni legali, ma soprattutto (elemento assente nei due casi precedenti) la velocità di messa alla gogna garantita dal progresso tecnologico che ci ha dato il computer, Internet ed i social media.

I nuovi nomi sono quelli Dustin Hoffman, Steven Seagal, il regista James Toback (duecento denunce guidate da Julianne Moore), Mariah Carey, Allison Mack fino ad arrivare alle ultime nei confronti dell’attore Richard Dreyfuss (famoso per film come Lo Squalo ed Incontri ravvicinati del Terzo Tipo) e di George Takei (indimenticato protagonista di Star Trek nonchè icona di spicco della comunità LGBT).

Tutti accusano tutti, non importa di cosa li si accusi di specifico e se suddette accuse possano in molti casi essere corroborate dall’onere della prova, basta accusarli, basta parlare.
Così si sviluppano nuove storie per i giornali, nuove ondate di indignazione e nuove sentenze automaticamente emesse dal “popolo della Rete” in grado di stroncare, con un post facebookiano o un semplice tweet , delle carriere artistiche (illustri in molti casi) o le stesse vite di alcune persone.

Hollywood infatti, come la società statunitense tutta, è così : vergognosamente puritana (nella forma religiosa come in quella “neo-religiosa”).
L’America è famosa nel mondo per essere definita “la terra delle opportunità” , una terra nella quale però un errore può costare non solo la distruzione totale delle proprie prospettive ed ambizioni ma anche, fatto che sta avvenendo proprio in questo momento con portate ancora più devastanti del passato, ad una vera e propria “damnatio memoriae 2.0” .

Esattamente per queste ragioni il dubbio torna pressante : dove è che si può parlare di denuncia e dove si assiste invece all’opera mistificatrice della “macchina del fango” ?
Quando si può essere certi che le pesanti accuse corrispondano alla verità e non siano invece la ricerca di un ritorno di celebrità per molte figure in declino o per chi vuole farsi notare?

Negli ultimi giorni sta emergendo una possibile interpretazione dello scandalo partito da Harvey Weinstein come la possibilità per il sistema cinematografico statunitense (ma non solo) di riemergere come in un “novello Rinascimento”.
Ne ha parlato indirettamente Oprah Winfrey, un’istituzione dei talk show made in U.S.A, in un’intervista dell’8 Novembre scorso per Entertainment Tonight :

“I am not happy that it happened the way that it did but this moment is, I feel, a seminal moment about the way you view somebody who has less power than you.” (Oprah Winfrey)

Ne ha parlato direttamente il The Guardian con un successivo ed interessante articolo ([1]) nel quale l’autore si poneva l’interrogativo :

“Can we no longer separate cinema from the morality of its makers?” 

I cugini dell’Atalantico , a quanto pare, negano perentoriamente preferendo radere al suolo, ora più che mai, tutto quello che abbia collegamenti e ricordi con un passato reso sgradito, impopolare, sconveniente (e questo non si limita ai soli monumenti del cinema).

Domanda : dove erano volti i loro sguardi prima?


Il silenzio tombale dello star system : conniventi, contenti e felici?

“There was more to it than just the normal rumours [..] it wasn’t second-hand. I knew he did a couple of these things. I wish I had taken responsibility for what I heard. What I did was marginalize the incidents” (Quentin Tarantino su Harvey Weinstein, intervista al The New York Times del 19 Ottobre 2017)

Uno degli elementi che suscita il maggior imbarazzo (o disgusto) del polverone causato dallo scandalo di Harvey Weinstein ed il suo annesso effetto tsunami, è l’osservare come il sistema tutto di Hollywood abbia preferito tacere dinnanzi agli stupri e alle reiterate violenze sessuali di Weinstein, ravvedendosi miracolosamente soltanto dopo oltre venti lunghi anni ora che il produttore è caduto in disgrazia.

L’ipocrisia di grandissime figure del cinema e dello spettacolo, miti come il citato Quentin Tarantino che decide di parlare pochi giorni dopo le denunce delle attrici violentate da Weinstein affermando “di esserne stato sempre a conoscenza”.

Anche nel momento in cui Weinstein, stando alle sue dichiarazioni, arrivò a molestare l’attrice ed allora fidanzata Mira Sorvino (1995), Tarantino non mosse un dito e non diede troppo peso alle accuse che riguardavano il produttore di numerose delle sue pellicole, di quelli che rimangono dei capolavori della storia del cinema degli ultimi due decenni (“all’inizio non volevo crederci, dicevo <<che cosa, davvero?>> , ma credevo fosse un’infatuazione artistica, ma poi ha orribilmente superato il limite”).

Anche altre stelle di Hollywood come Jane Fonda (“sapevo,avrei dovuto avere più coraggio ma ho taciuto…perchè non è successo a me” ) , la britannica Judi Dench (“anche se indubbiamente mi ha aiutato e sostenuto nel corso degli ultimi venti anni della mia carriera ero totalmente all’oscuro di questi fatti”) e personaggi del calibro di Ben Affleck e Matt Damon seguono la strada percorsa dalle dichiarazioni discutibili di Tarantino, risvegliandosi da un “misterioso torpore”.

I media riguardo, ai due divi, lanciano una bomba sul loro conto dalla quale probabilmente dovranno difendersi : l’aver tentato di insabbiare lo scandalo già a partire dal 2004.

Altri collaboratori di Weinstein come l’attore e produttore Scott Rosenberg arrivano a dire ancora di più e di come il silenzio fosse essenziale “per proteggere la gallina dalle uova d’oro” :

“Let’s be perfectly clear about one thing : everybody-fucking-knew. [..]
All couched in vague promises of potential movie roles (and, it should be noted : there were many who actually succumbed to his bulky charms. Willingly.” (Scott Rosenberg, da un proprio post su Facebook del 16 Ottobre 2017)

Senza poi dimenticare, in alcun modo, la donna che lo elevò a vera e propria divinità : la pasionaria Meryl Streep.
Quella stessa donna così pesantemente schierata contro (tra le varie cose) i comportamenti sessisti di Donald Trump (al punto di prenderne le sembianze, come riportato in questa fotografia) nel pieno della campagna elettorale per la Casa Bianca dello scorso anno…che nei giorni successivi allo scandalo definisce Weinstein “disgustoso”.

Ma il silenzio riguarda anche la politica, con il “democratico” Harvey Weinstein che per anni ha supportato il proprio Partito con ingenti donazioni ed il sostegno all’ex-presidente Barack Obama e ad Hillary Clinton, gli stessi che immediatamente in seguito allo scandalo dichiarano di essere scioccati, preoccupati o di essere rimasti senza parole nell’essere venuti a conoscenza delle accuse e dello scandalo sessuale che vedono coinvolto uno degli (allora) più importanti finanziatori provenienti dal mondo del cinema.

Abbandonandolo così al proprio destino e voltandogli le spalle ma trattenendo i fondi da lui elargiti (oltre due milioni di dollari) che vengono dati “in parte” in beneficenza.

Domanda : che ruolo ha in questa storia la Clinton Foundationche decide di non restituire i duecentocinquanta mila dollari donati da Weinstein?

Quando poi si ritiene di aver letto e scoperto tutto, arriva “il dettaglio” che non ti aspetti, un ulteriore affondo su un già putrescente Weinstein.
Come definire in altro modo lo scoop che Ronan Farrow firma per il The New Yorker il 6 Novembre scorso e che aggiunge un’agghiacciante retroscena da spy-story alla faccenda? ([2])

Nel reportage Farrow lancia un’accusa ancora più pesante : Weinstein ha usufruito dei servizi di due società di intelligence guidate da ex-agenti del Mossad per pedinare, intimidire e zittire le attrici da lui stuprate e per manipolare la stampa circa la fuoriuscita di notizie sui fatti.

Dai dettagli emersi si delinea così una visione più ampia e d’insieme attorno alla figura di Harvey Weinstein : una panoramica dove dominano incontrastati il delirio di potenza, l’abuso (o forse si dovrebbe parlare di “controllo totale”) del potere ed il senso di assoluta invincibilità di un “uomo” che si è ritenuto talmente al di sopra delle “leggi” da pensare di poter agire in piena ed assoluta libertà (e in totale disprezzo delle stesse) perchè in grado di comprare il consenso (e il silenzio) delle persone…con qualunque mezzo, per qualunque fine e a qualsiasi costo.

Che forse questo sistema facesse davvero gola a tutti, attori/attrici , sceneggiatori, registi, produttori, politici e…”spie”?


“And the winner is…Kevin Spacey” –  Come il proprio coming out può arrecare ulteriore danno ad una carriera “finita”

“This story has encouraged me to address other things about my life [..]
I have loved and had romantic encounters with men throughout my life, and I choose now to live as a gay man.” (Kevin Spacey in un tweet rilasciato in seguito alle accuse di molestie sessuali nei confronti di Anthony Rapp, 30 Ottobre 2017)

A dimostrazione che lo scandalo cominciato con Harvey Weinstein non fosse unicamente legato al genere femminile, prendiamo ora in considerazione chi è probabilmente riuscito a fare persino “peggio” del produttore statunitense.

Perchè quando un attore stimato ed apprezzato in tutto il mondo viene accusato di molestie sessuali nei confronti di un attore all’epoca dei fatti minorenne , si ritrova già a dover affrontare una pesante gogna mediatica.
Quando però decide di redimere un comunicato via Twitter in cui dichiara “di non ricordare un fatto avvenuto trenta anni prima” e contemporaneamente annuncia “la propria scelta di vivere da omosessuale”, riesce in un colpo solo a giocarsi quella stessa stima ed ammirazione di cui si nutriva a livello internazionale, a cancellare nell’immaginario collettivo le proprie magistrali interpretazioni che gli sono valse ben due premi Oscar (I Soliti Sospetti ed American Beauty) e la celebrità internazionale (nonchè trasversale perchè presente anche in serie televisive, videogiochi e in qualche modo anche nella politica stessa) e a ricevere il disprezzo bi-partisan tanto degli “eterosessuali” quanto degli “omosessuali” statunitensi e non solo.

Kevin Spacey è probabilmente diventata la prima celebrità a dichiarare la propria omosessualità nel peggior modo e nel peggior tempo possibile.
Riuscendo nel non invidiabile primato di vedersi stralciare il ricco contratto garantitogli dalla serie House Of Cards (Netflix ha cancellato la sesta stagione in produzione e ha bloccato la visione delle stagioni precedenti ai suoi abbonati) e farsi licenziare in tronco dal regista Ridley Scott con cui stava lavorando alla pellicola All The Money In The World (film di prossima uscita sul rapimento di Paul Getty III avvenuto a Roma nel 1973 che vedrà ora Christopher Plummer nel ruolo precedentemente affidato a Spacey, con conseguente ripresa dei lavori per rigirare tutte quante le scene che l’avevano coinvolto).

Una brillante carriera che è destinata ad finire con un epilogo inimmaginabile ed una macchia indelebile (nell’attesa di appurare se le accuse di Anthony Rapp, come quelle del figlio d’arte Harry Dreyfuss – che lo accusa di aver abusato di lui nel 2008 alla presenza del padre Richard – siano veritiere) sulla propria vita professionale nonchè umana.

La comunità LGBTQIA+ non ha avuto pietà dinnanzi ad un fatto esecrabile che è stato sminuito o addirittura ridicolizzato da Spacey con la sua scelta social di abbracciare la propria omosessualità.
Moltissimi utenti, di colleghi o di persone comuni, hanno duramente condannato Spacey così come ha fatto Stonewall, una delle piattaforme di riferimento per gli interessi della suddetta comunità, che tramite il proprio sito web ha rilasciato un comunicato nel quale riporta : “Scegliere questo particolare momento per dichiarare la propria omosessualità danneggia la comunità LGBT. I suoi orientamenti sessuali non hanno alcuna rilevanza dinnanzi alle pesanti accuse che lo riguardano ed il suo tentativo di porle in secondo piano è estremamente pericoloso.”

Lo scandalo pertanto non ha distinzione di genere e ad Hollywood tutti puntano il dito contro tutti, uomini o donne che siano con i loro annessi orientamenti personali.
Un altro nome icona del mondo gay è quello di George Takei, l’indimenticato “signor Sulu” per gli appassionati di fantascienza e di Star Trek, accusato da un modello di aver da lui subito molestie negli anni ’80.
Accuse “prese molto seriamente” ma rispedite al mittente da parte di Takei e del proprio portavoce…ma nell’attesa di sviluppi ulteriori anche queste insinuazioni o accuse gettano fango sulla carriera di un attore e aprono ad ulteriori scenari che vanno a coinvolgere il mondo dello spettacolo “a tinte arcobaleno”.

Un breve cenno a due nomi di celebrità dello spettacolo fuoriusciti non in qualità di vittime ma di esecutrici di violenze o avances sessuali o addirittura di vere e proprie carnefici : sarebbe questo il caso della cantante ed attrice Mariah Carey accusata di aver violentato una propria guardia del corpo e di Allison Mack , quest’ultima ritenuta la numero due di una setta segreta accusata di marchiare, manipolare e creare delle vere e proprie “schiave del sesso” da coinvolgere in rapporti
sessuali singoli o di gruppo sotto il ricatto dell’esposizione alla gogna pubblica.



L’inesorabile crisi creativa di Hollywood – Quando il franchise non basta più

Gli elementi trattati fino ad ora sono il contenuto all’interno di una cornice ed un contesto da non sottovalutare in alcun modo : Hollywood sta vivendo un periodo di “crisi”.

Una crisi che si denota dall’ennesimo calo dei biglietti venduti ai botteghini delle sale statunitensi ([3]).
Per intenderci, Hollywood continua ad essere una enorme “macchina da soldi” miliardaria…ma i soldi cominciano ad essere di meno ed è un processo che continua oramai da molti anni (nonostante i periodi più “floridi”) e le cui statistiche non lasciano spazio ad equivoci : sono alcuni film riescono letteralmente a sfondare i record di incassi.

Incassi che devono anzitutto coprire i costi di produzione dei film (elevati in molti casi) perchè nelle case cinematografiche finanziatrici delle pellicole si possa parlare di successo.
Diversamente…sorgono problemi non da poco (disastri ai botteghini che vengono parzialmente sopperiti dalla vendita dei DVD, fallimenti, bancherotte, garanzie ed ipoteche…che riguardano sia le piccole compagnie e società indipendenti che in alcuni casi, nella storia del cinema, anche i gruppi più rinomati).

Per non parlare di un ulteriore dato, che si lega a doppio filo con il calo di incassi : i film sono ripetitivi.
Esiste una crisi creativa tra gli autori e gli sceneggiatori di Hollywood (tra il 2007 ed il 2008 ci fu un vero e proprio sciopero che fece alquanto scalpore), i quali (nella maggioranza dei casi) si ritrovano a corto di idee e soggetti originali.
Da qui si comprende la scelta di continui reboot / remake di film già lanciati in passato, facendo principalmente appiglio alla cultura cinematografica degli anni ’70 ed ’80, oppure degli improbabili seguiti o capitoli precedenti di quelle che sono delle opere prime della storia recente del cinema (in quest’ultimo caso, quasi sempre sono dei disastri).

Hollywood probabilmente riesce a salvarsi grazie ai c.d. film franchise , ovvero quelle pellicole legate ad un mondo/soggetto talmente noto ed amato dagli appassionati da essere una fonte garantita e certa di guadagno (non solo legato alla pellicola in sè ma anche a tutto quello che ruota attorno alla pellicola, ovvero il merchandising).

Un esempio? I film sui supereroi che sono un successo garantito per i botteghini di tutto il mondo (e la The Walt Disney Company, che in breve ha il quasi assoluto monopolio dell’intrattenimento, gongola con i supereroi…avendo acquistato nel 2009 la Marvel Entertainment).
O per fare un riferimento ancora più diretto, la saga di Guerre Stellari / Star Wars (e anche qui…gioisce la Disney dopo aver staccato nel 2012 un maxi assegno da oltre quattro miliardi di dollari per rilevare la Lucasfilm Ltd.) che, seppur resa “orfana” di George Lucas, suo ideatore  estromesso successivamente dal processo creativo dei nuovi capitoli dell’universo da lui creato, genera incassi da capogiro (nonostante gli attuali Il Risveglio della ForzaeRogue One : A Star Wars Story abbiano nettamente diviso il pubblico e, a mio parere, siano decisamente deludenti ) al punto da avere da poco annunciato la creazione di tre nuovi capitoli nonchè di nuove serie televisive legate al mondo di Star Wars.

Eppure, nonostante tutto questo, il solo entertainment non basta più per arrivare a fine giornata, soprattutto alla luce dell’avanzata di nuove alternative per il pubblico.
Si parla chiaramente di Netflix e delle compagnie come Amazon ed Apple (“soltanto in questo caso” come potenze emergenti) che stanno investendo fior fior di milioni di dollari nel settore dell’intrattenimento on demand , investimenti premiati da un aumento considerevole di abbonamenti e di spettatori per delle produzioni cinematografiche basate su soggetti originali e creativi.
Una manna dal cielo tanto per gli spettatori quanto per gli sceneggiatori, che si ritrovano a poter avere nuovamente un terreno fertile sul quale poter lavorare per creare nuove produzioni artistiche ed intellettuali.

Ovviamente tra Netflix ed Hollywood non scorre buon sangue.
La rivalità è anzi molto accesa, fiammeggiante, ma Netflix chiaramente sta cercando di forzare la mano ed entrare in un settore dominato dalle grandi case produttrici quale quello cinematografico per poter offrire la propria alternativa (e all’ultimo Festival del Cinema di Cannes hanno risposto con fischi roboanti).



Hollywood contro la Casa Bianca – La “nuova propaganda” tra cinema e politica

Infine, la politica emerge (nuovamente) all’interno di questa panoramica in modo netto ed implacabile : Hollywood odia Trump…e Trump odia Hollywood.
Perchè Hollywood è divenuta la “terra promessa” del mondo liberal, che si schiera compatto contro un Presidente odiato e fatto oggetto di epiteti irripetibili e di grottesche pantomime (Meryl Streep che si trasforma in Donald Trump per un evento benefico), che contribuisce (poichè ancora deluso, a distanza di un anno, dalla sconfitta della Clinton) ad aizzare ed esacerbare le divisioni tra i cittadini statunitensi già dilaniati dall’intervento dei vari social justice warriors (equivalente dei nostri “leoni da tastiera”) e gli “attivisti politici” che vengono ridicolizzati in uno scambio di idee ma che diventano un’arma dal potere non indifferente quando passano all’azione violenta (il campus dell’Università di Berkley).
Questo odio si osserva chiaramente anche nel mondo del cinema, in quanto forma di espressione artistica e culturale a tutto tondo…anche nella forma della propaganda (la Storia ce l’ha bene insegnato).

La “nuova religione” del politicamente corretto , dogmatica nella sua morale, imperscrutabile nella propria dottrina ed inappellabile nel suo credo (tanto quanto quella puritana distorcendone ulteriormente i connotati), si ricollega proprio nella sua diffusione per mezzo dei mass media e del cinema stesso, dove le sceneggiature devono essere approvate ed accettate da tutti per non urtare la sensibilità di nessuno, dove non possono mancare le tematiche legate alle questioni di genere o dove l’assenza di rappresentanti di determinate comunità portano automaticamente all’accusa di essere misogini,razzisti,omofobi e via discorrendo.

Chi osa innalzarsi contro questa morale viene allontanato (Mel Gibson), non possono esistere personalità repubblicane o conservatrici (James Woods) , in pochi si sono dimostrati sostenitori di Trump durante la sua campagna elettorale (Clint Eastwood fu uno di quelli).

L’aridità creativa di attori e sceneggiatori si denota quindi per il contesto “auto-referenziale”, “auto-celebrativo” e “propagandistico” di Hollywood, che continua a nutrisi di sè stessa per cercare di sopravvivere e continuare a veicolare messaggi di un ben definito spaccato della società statunitense, quella società pseudo-puritana farcita di un rivoltante perbenismo borghese che, alla luce dello scandalo sessuale scoppiato con Harvey Weinstein, mostra ancora una volta il suo lato più marcio e sporco, frutto della tremenda accoppiata tra il calvinismo (e annesso puritanesimo) ed il Capitale elevato alla massima potenza.

Una società di cui Harvey Weinstein era “un illustre membro”con la Miramax e la The Weinstein Company, prima che (per sue colpe) ne venisse estromesso e la sua memoria cancellata per sempre, dando il via ad un effetto domino che è ben lontano dall’essere giunto al termine, tra accuse e controaccuse, botte e risposte di persone che hanno subito, ma hanno anche usufruito dei vantaggi che il sistema di Weinstein offriva, salvo poi risvegliarsi dall’idillio e ricordarsi di avere una (presunta) etica e morale interiore (ogni riferimento è puramente casuale e ha a che fare con l’argento).

Perchè Hollywood è puritana come gli Stati Uniti d’America sono puritani : a New York, come a Washington e a Los Angeles…nel 2017 esiste ancora il principio della predestinazione calvinista.

“Poiché Dio ha ordinato a gloria gli eletti, così Egli, con un sommamente libero ed eterno proposito della Sua volontà, ha stabilito tutti i mezzi necessari per realizzare questo obiettivo. Di conseguenza coloro che sono stati eletti, essendo decaduti in Adamo, sono redenti da Cristo; vengono efficacemente chiamati alla fede in Cristo tramite l’opera dello Spirito, il quale opera a tempo debito; vengono giustificati, adottati, santificati, nonché custoditi dalla Sua potenza mediante la fede in vista della salvezza. Nessuno al di fuori degli eletti viene redento da Cristo, viene chiamato efficacemente, giustificato, adottato, santificato e salvato. Secondo l’inscrutabile consiglio della propria volontà per il quale Egli accorda o nega la misericordia come vuole per la gloria della sua potenza sovrana sulle sue creature, è piaciuto a Dio di tralasciare il resto dell’umanità e destinarlo a disonore e ad ira per il suo peccato, a lode e gloria della sua giustizia” (Confessione di fede di Westminster 3:6,7)

 

Guglielmo Vinci per www.policlic.it

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