L’Emblema della Repubblica Italiana: una storia curiosa e travagliata

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La versione finale dello "Stellone" (Fonte: Scenarieconomici.it)

La Costituzione italiana: 1948-2018

La Costituzione della Repubblica Italiana compie settant’anni. Entrata in vigore il primo gennaio del 1948, definita da Roberto Benigni “la più bella del mondo”, la nostra Carta Costituzionale compie settant’anni. Essa è frutto di un processo cominciato con il referendum del 2-3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di governo da dare all’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale e dopo l’abdicazione del Re Vittorio Emanuele III. I risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946: 12,717,923 cittadini favorevoli alla repubblica e 10,719,284 cittadini favorevoli alla monarchia. Il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia, anche se non mancarono sospetti di brogli elettorali, mai confermati. L’ex Re Umberto II lasciò volontariamente il paese il 13 giugno 1946 per dirigersi in Portogallo, senza nemmeno attendere la definizione dei risultati.

2 Giugno 1946 (Fonte: Wikimedia)

Il 2 giugno 1946, oltre a decidere la scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani elessero però anche i componenti dell’Assemblea Costituente che aveva il compito di redigere la nuova Carta Costituzionale. Dopo 18 mesi di lavoro dell’Assemblea Costituente, la Carta Costituzionale venne firmata il 27 dicembre del 1947 dall’allora Capo Provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, in una sala di Palazzo Giustiniani.

La Costituzione Italiana consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali. Tra i protagonisti di quella fiorente e insolita stagione i leader dei grandi partiti antifascisti, da Alcide De Gasperi a Palmiro Togliatti, da Bernardo Mattarella, padre dell’attuale Presidente della Repubblica, a Giuseppe Saragat, dall’azionista Pietro Calamandrei a Concetto Marchesi.

La prima pagina del Corriere della Sera del 6 Giugno 1946 (Fonte:Imgrum.org)

Tra loro, importante fu la partecipazione di ventuno donne, nove per la DC e per il PCI, due socialiste e una del movimento dell’Uomo qualunque, in rappresentanza delle donne che per la prima volta nella storia italiana il 2 giugno 1946 avevano potuto esercitare il diritto di voto. Con la scomparsa di Emilio Colombo, nel 2013, moriva l’ultimo dei 556 deputati costituenti.

Oggi l‘anniversario viene celebrato dalla presidenza del Consiglio attraverso il “Viaggio della Costituzione”, un tour in dodici tappe per portare la Carta fisicamente e idealmente attraverso l’Italia, per avvicinarla agli italiani in modo da rafforzare il loro senso di appartenenza alla Repubblica. È infatti una Carta che è passata sostanzialmente “indenne” nel tempo, nei suoi contenuti fondamentali, rispetto ai diversi tentativi di modificarla soprattutto negli ultimi anni : ad esempio dalla devoluzione leghista di Bossi (2006) alla riforma dell’ultimo governo Renzi progettata e strutturata per superare uno dei canoni dei padri costituenti (il bicameralismo perfetto), una riforma che però non ha trovato il consenso degli italiani nel referendum del 4 dicembre 2016.

Altra iniziativa, tra le tante, nata dal Ministero dello Sviluppo economico per la celebrazione del solenne anniversario della Carta Costituzionale è l’emissione di un francobollo celebrativo che sarà distribuito da Poste Italiane. Il francobollo (in una tiratura di quattrocentomila esemplari), del valore di 0,95 euro, è stato presentato ufficialmente il 27 dicembre nel corso di una cerimonia a Palazzo Giustiniani alla presenza del Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso e della Presidente di Poste Italiane Maria Bianca Farina.

La presentazione del francobollo celebrativo (Fonte: Il Messaggero)

Lo “Stellone”: Storia di un simbolo della Repubblica…

Ignota a molti è la storia dell’emblema della Repubblica Italiana, il famoso “Stellone” che compare spesso sulla bandiera ed in tutte le sedi pubbliche italiane, oltre che nella maggior parte dei documenti ufficiali che accompagnano la vita di ogni cittadino.

L’emblema della Repubblica Italiana è il simbolo iconico identificativo dello Stato italiano. Adottato ufficialmente il 5 maggio 1948 con il decreto legislativo n. 535, è uno dei simboli patri italiani. La genesi dell’emblema ha inizio il 27 ottobre 1946 quando il secondo governo De Gasperi decise di istituire una commissione presieduta da Ivanoe Bonomi per la creazione di un simbolo identificativo della neonata Repubblica Italiana in sostituzione dell’ormai obsoleto stemma del Regno d’Italia. Si decise di bandire un concorso nazionale aperto a tutti i cittadini a tema libero (tra i vincoli solo l’obbligo di utilizzo della Stella d’Italia e il divieto di utilizzo di simboli partitici). Per le cinque opere ritenute migliori era previsto un premio di 10000 lire.

Parteciparono al concorso 341 candidati che inviarono 637 bozzetti in bianco e nero. Agli autori dei cinque disegni che superarono la selezione, la commissione diede l’incarico di presentare altri cinque bozzetti che si sarebbero dovuti basare, questa volta, su un tema preciso: « […] una cinta turrita che abbia forma di corona, circondata da una ghirlanda di fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto, la stella d’Italia d’oro; infine, le parole “unità” e “libertà” […] ».

La commissione premiò la proposta di Paolo Paschetto (12 febbraio 1885 – 9 marzo 1963, massone valdese, pittore, decoratore, incisore e illustratore): il polivalente artista, che fu ricompensato con un ulteriore premio di 50,000 lire, venne incaricato di disegnare la versione definitiva dell’emblema. Il 13 gennaio 1947 il disegno ripresentato da Paschetto venne scelto come il vincitore: mostrava una corona turrita (con sei torri merlate) e cinta da foglie di ulivo cariche di frutti, le linee ondulate del mare e la scritta “unità e libertà”. Neanche questa fu però la versione finale e Paschetto dovette fare ulteriori modifiche al bozzetto: aumentò il numero delle torri (da sei a otto), tolse la merlatura e ridusse le scritte. La commissione inviò poi il disegno al governo per l’approvazione, esponendolo insieme con le altre quattro proposte finaliste in una mostra allestita in via Margutta, a Roma, nel febbraio del 1947.

Quando il simbolo fu diffuso ufficialmente, l’opera di Paschetto fu stroncata : l’emblema uscito vincitore dal concorso non ottenne infatti riscontri favorevoli, venendo definito “non idoneo allo scopo” e – spregiativamente – “una tinozza”. Fu quindi istituita una seconda commissione, presieduta da Giovanni Conti, che bandì radiofonicamente un secondo concorso, questa volta tentando di privilegiare il tema del lavoro. Al secondo concorso parteciparono 96 persone – tra i quali artisti di professione – che realizzarono nel complesso 197 bozze (i cui originali sono custoditi all’interno dell’archivio storico della Camera dei Deputati).

Anche al secondo concorso risultò vincitore, di nuovo, Paolo Paschetto, questa volta all’unanimità. La sua proposta venne tuttavia rivisitata dalla commissione. Il risultato finale fu una stella bianca a cinque punte simmetriche centrata su una ruota dentata, simbolo del lavoro e del progresso, e circondata da un ramo di quercia e da uno di ulivo. Approvato dall’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948, dopo un acceso dibattito, lo stemma finale venne ratificato definitivamente (previa modifica dei colori) il 5 maggio successivo dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola con decreto legislativo n. 535, per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°122 del 28 maggio 1948.

Non esente da critiche nel corso dei decenni sotto il punto di vista grafico, nel 1987 la commissione istituita per coordinare le celebrazioni del quarantesimo anniversario della fondazione della Repubblica bandì un nuovo concorso. Fra i giurati c’erano anche Armando Testa e Umberto Eco. La commissione ricevette 239 proposte, ma nessuna di esse risultò convincente e così il simbolo della Repubblica rimase quello di prima.

La scelta entrò nuovamente in crisi negli anni Novanta, quando l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga disse che l’emblema della Repubblica «non significa assolutamente niente, è in realtà il simbolo del socialismo reale». Anche in quella occasione però non se ne fece niente. Durante il secondo governo Berlusconi l’emblema è stato oggetto di un lieve aggiornamento resosi necessario per il suo inserimento in un bollo ellittico, in seguito divenuto nuovo emblema della presidenza del Consiglio dei ministri.

Paolo Paschetto (Fonte:nicolaiannazzo.org)

…e sua Simbologia

La blasonatura dell’emblema della Repubblica Italiana recita:

« Composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale “Repvbblica Italiana”»

Elemento centrale dell’emblema è la stella bianca a cinque punte, detta anche Stella d’Italia, che è il più antico simbolo patrio italiano, che risale all’antica Grecia. In questa epoca storica all’Italia era associata la Stella di Venere perché posta a occidente della penisola ellenica. La Stella di Venere, subito dopo il tramonto, è infatti visibile sull’orizzonte verso ovest. Essa è la tradizionale rappresentazione simbolica dell’Italia sin dall’epoca risorgimentale e rimanda alla tradizionale iconografia che vuole l’Italia raffigurata come un’avvenente donna cinta da una corona turrita (da cui l’allegoria dell’Italia turrita) e sovrastata da un astro luminoso, la Stella d’Italia.

La Stella d’Italia è richiamata anche dalla prima onorificenza dell’era repubblicana, la Stella della Solidarietà Italiana.
Ideata nel secondo dopoguerra, questa onorificenza è stata sostituita nel 2011 dall’Ordine della Stella d’Italia, che è il secondo titolo onorifico civile per importanza dello Stato italiano. Ancora oggi la Stella d’Italia indica, con le cosiddette “stellette”, l’appartenenza alle Forze Armate italiane.

Nell’emblema repubblicano, la Stella d’Italia è sovrapposta a una ruota dentata d’acciaio, simbolo del lavoro, che è alla base della Repubblica. L’articolo Uno della Costituzione italiana infatti recita:

«L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione»

Questo riferimento al lavoro non va però inteso come una norma giuridica – che obbligherebbe lo Stato a tutelarlo nel dettaglio – bensì a un richiamo al principio ad esso collegato, che è fondativo della società italiana. Il secondo comma invece, assegnando la sovranità esclusivamente al popolo, stabilisce il carattere democratico della repubblica. La ruota dentata è anche parte della bandiera e dell’emblema dell’Angola e del Mozambico, ex-colonie dell’Impero portoghese, nonché degli stemmi dei comuni italiani di Assago, Cafasse e Chiesina Uzzanese.

L’insieme formato dalla ruota dentata e la stella d’Italia è racchiuso da un ramo di quercia, situato sulla destra, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano (in lingua latina il termine robur significa infatti sia quercia che forza morale e fisica), e da uno di olivo, situato invece sulla sinistra, che rappresenta la volontà di pace dell’Italia, sia interna sia nei confronti delle altre nazioni (richiama infatti l’articolo 11 della Costituzione).

L’emblema della Repubblica Italiana non si può infine definire stemma in quanto è privo dello scudo : quest’ultimo costituisce infatti, secondo la definizione araldica, una parte essenziale degli stemmi. Per tale motivo risulta più corretto riferirvisi con il termine di “emblema nazionale”.



Alessandra Diani
per Policlic.it

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