MAYhem – UKIP : dal suicidio al “nuovo ruggito” del Leone Farage?

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Ci avviciniamo alla conclusione del nostro focus dedicato alle elezioni britanniche della scorsa settimana e prendiamo ora in esame la situazione del grande sconfitto dalla tornata elettorale dello scorso Giovedì, cioè del baluardo della Brexit : lo United Kingdom Independence Party (UKIP).

Non ci sono dubbi ed esitazioni nell’affermare che per il partito, rappresentato fino ad un anno fa dal Leone della Brexit Nigel Farage, si deve parlare di disastro elettorale: è stata infatti un’umiliazione senza mezzi termini di cui hanno approfittato tutte quante le formazioni avversarie nel Regno (come visto nelle precedenti analisi) accaparrandosi i voti degli elettori del “bacino” dello UKIP.

Sembrano al momento lontanissimi i tempi in cui quel “bacino” era in realtà il terzo partito britannico per numero di voti (le norme del sistema elettorale britannico agiscono diversamente in merito all’assegnazione dei seggi), in cui l’allora Primo Ministro David Cameron aveva timore dell’avanzata del partito viola e studiava il modo per erodere il consenso ricevuto dal trionfante Nigel Farage, conosciuto più a Bruxelles che a Westminster per la sua retorica e l’oratoria tagliente, spietata (e in molti casi profetica).

Che cosa ha causato il suicidio del partito alle ultime elezioni, la sua totale scomparsa dal Parlamento e l’abbandono in massa dei propri elettori?


Un necessario flashback : Jo Cox, la notte del 23 Giugno 2016 e la vittoria della Brexit

Let June the 23rd go down, in our history, as our…Independence Day. (Nigel Farage, ex leader dello United Kingdom Independence Party, 23 Giugno 2016)

Quasi un anno fa, nella notte del voto referendario sulla Brexit , il vittorioso Nigel Farage si esprimeva così davanti alle telecamere a seguito della vittoria del fronte del Leave (con oltre diciassette milioni di voti), un risultato “della gente vera, della gente comune, della gente onesta” contro il potere dell’enstablishment (locale come europeo).
Quasi un anno fa, il mondo osservava il momento di massima popolarità ed il picco raggiunto dallo UKIP nel palcoscenico politico britannico, il cui eco avrebbe raggiunto successivamente anche il resto d’Europa tra i partiti e movimenti euroscettici (per adesso, l’effetto domino non si è ancora concretizzato nè in Austria, nè in Olanda, nè in Francia).

Precisamente un anno fa invece, il mondo piangeva l’assassinio a Leeds della deputata laburista Jo Cox, accoltellata a morte dall’estremista di destra Thomas Mair. È doveroso partire da questi due eventi strettamente collegati per parlare della caduta dello UKIP.

L’assassinio della Cox è stato infatti il tentativo ultimo (ed il più estremo) da parte dello status quo per manipolare l’opnione pubblica attraverso una false flag* per ottenere vari obiettivi:

http://www.bbc.com/news/uk-politics-eu-referendum-36271589

1) arrestare l’avanzata del fronte del Leave, che in quei giorni si trovava ad avere un importante margine nei sondaggi ;
2) demonizzare il partito “populista, xenofobo ed estremista” dell’allora leader Farage (associando la figura di Thomas Mair tanto allo UKIP quanto al partito Britain First creando sviluppi degni di una fake news) ;
3) “imporre” a Londra la permanenza forzata all’interno dell’Unione Europea creando le condizioni di paura e caos tali da portare i britannici al voto per il Remain.

I fatti hanno portato ad esiti diversi e quello che era un risultato non preso in considerazione e non calcolato dai vari ed illustri analisti politici si è tramutato in realtà : il popolo del Regno Unito ha votato per l’uscita dall’Unione Europea, ovvero ha reso ufficiale e manifesto quello che dal 1973 è stato sempre il suo legame di mero opportunismo e di tutela primaria degli interessi del proprio Paese all’interno delle dinamiche dell’Unione.

Il tutto “senza ricorrere allo scontro, senza che un solo colpo sia stato sparato, ma soltanto grazie al duro lavoro sul campo” , un’affermazione che corrisponde al vero considerando come siano state ben altre le mani sporche di sangue in quella che è stata la prima vittima del Brexit.

Isn’t it funny? [..] When I came here 17 years ago and I said that I wanted to lead a campaign to get Britain to leave the European Union you all laughed at me. Well I have to say you’re not laughing now, are you?
(Nigel Farage ai deputati del Parlamento Europeo di Bruxelles, 28 Giugno 2016)


Lo UKIP dopo la Brexit ed il disastro dell’8 Giugno 2017

Arriviamo così al punto centrale dell’analisi sulla sconfitta dello UKIP e anche in questo caso la questione ruota attorno allo stesso nome : Nigel Farage.

Sono state infatti le sue dimissioni il 4 Luglio 2016, a creare il vuoto all’interno del partito.
Nella conferenza stampa tenuta a Londra, Farage dichiarava la propria intenzione di fare un passo indietro in quanto la missione prefissatasi e che aveva condotto la sua vita politica a Londra come, soprattutto, a Bruxelles, era stata raggiunta.

I came into politics from business because I believed that this nation should be self-governing.
I have never been and I never wanted to be a career politician. My aim in being in politics was to get Britain out of the European Union […] and that is why now I feel that I’ve done my bit and that I couldn’t possibly achieve more than we managed to get in that referendum [..] (Nigel Farage, 4 Luglio 2016)

 

Se da una parte “il ritorno alla vita” è stato poco doloroso per Farage (è divenuto corrispondente ed analista politico per Fox News nonchè conduttore di un programma radiofonico per la LBC Radio) , non si può dire lo stesso per il suo partito di appartenenza.
Alla luce dei fatti della settimana scorsa, ci si dovrebbe domandare se non sia stato questo un grave errore compiuto dal leader : la nomina all’interno del partito di Paul Nuttall (dopo un brevissimo interregno della candidata Diane James…e dello stesso Farage, nella veste di traghettatore) nel Novembre 2016 non ha dato al partito una figura carismatica capace di rappresentarlo nella politica interna nonchè nel controllo del team nominato da Theresa May per condurre i negoziati del Regno Unito con l’Unione Europea.

Anzi, se nei giorni scorsi abbiamo osservato come una campagna elettorale tendente all’immobilismo abbia causato grave nocumento al Partito Conservatore della May, così si può affermare che lo UKIP ha gestito la propria campagna elettorale in maniera pessima, probabilmente anche peggio degli stessi Tories.

Ed i risultati si sono visti in modo eclatante nella nottata elettorale (dal 12,6% delle elezioni politiche del 2015 a nemmeno il 2%),non solo nel partito ma anche per lo stesso (ex)leader Nuttall.

Il “bacino” dello UKIP è infatti divenuto “terra di saccheggio” (in quasi tutti i seggi si è osservato il crollo delle percentuali di voto del partito tra il -12% ed il -18% a favore delle altre forze in gara), un saccheggio compiuto in particolar modo dal Labour Party di Jeremy Corbyn, capace di convincere con il proprio programma (Brexit ugualmente presente ma nella forma della soft Brexit, con la permanenza nel mercato unico europeo) sia le fasce dei Remainers che, incredibilmente, grandissime fasce di popolazione che avevano precedentemente votato per lo UKIP.

L’unico seggio di appartenenza dello UKIP dalle elezioni del 2015, Clacton, è stato conquistato dai Conservatori (con lo UKIP terzo partito) e lo stesso risultato si è ottenuto nel seggio di Boston and Skegness in cui lo stesso Nuttall risultava candidato (7,7 % delle preferenze).

Qual è stato allora il contributo di valore che Nuttall è riuscito a dare in queste elezioni? Un suo tweet nel quale, analizzando l’andamento del voto , ha criticato l’azzardo del PM Theresa May parlando di υβρις.
Un’affermazione veritiera e stimolante (nel mio caso senza dubbio) ma non esattamente quello di cui il partito campione della Brexit aveva bisogno e nemmeno ciò per cui verrà ricordato ai posteri.


Il ruggito del Leone risuona a Londra?

La diretta conseguenza del disastroso risultato delle elezioni britanniche per lo UKIP sono state le dimissioni di Paul Nuttall da leader del partito, rimandando la nomina della nuova guida al congresso che si terrà a Settembre.

Nello scenario attuale il partito, nuovamente nelle redini di un temporaneo traghettatore, si trova a doversi ricompattare a seguito del durissimo colpo subito per ritrovare ove possibile nuova forza ed energia per le prossime battaglie politiche all’orizzonte.

In un momento in cui si pone un serio interrogativo sull’effettiva potenza e portata della Brexit, in cui gli stessi membri del governo e del team che deve dare inizio ai negoziati con Bruxelles, come David Davis, si cela l’intenzione si cedere su alcuni punti focali e di passare quindi ad una forma più leggera di separazione (la soft Brexit), e con il rischio alimentato da alcune indiscrezioni che vorrebbero il Paese, in caso di guida Labour o di debolezza manifesta dell’esecutivo Tory , richiedere un secondo referendum sulla Brexit, si presenta per lo UKIP un nome…e ancora una volta è quello di Nigel Farage.

È infatti una voce di corridoio non confermata nè smentita dallo stesso Farage nelle ultime settimane e che pertanto comincia ad alimentarsi sempre di più : il ritorno del Leone della Brexit per impedire che un governo poco incisivo sul tema possa raggiungere compromessi al ribasso su un tema così sensibile e sul quale il Paese si è letteralmente spaccato in due fronti generazionali.

Let’s put it like this : if my worst fears are confirmed, if we don’t get the kind of Brexit that I wanted and the people voted for, that I would have no choice but to involve myself again with full-time campaigning.
(Nigel Farage alla BBC, 9 Giugno 2017)

Cosa accadrà a Settembre al congresso dello UKIP? Questa notizia causerà il panico tra i Tories, chiunque dovesserisultare ancora alla guida del partito? Questa possibilità farà trascorrere notti difficili a Bruxelles?

Guglielmo Vinci per www.policlic.it



* False flag = azione violenta volta e compiuta allo scopo di ricondurre l’autenticità della stessa a specifici avversari o soggetti terzi

 

Qui i link del nostro focus sulle elezioni britanniche :

“MAYhem – “You live by the sword, you die by the sword” –> http://www.policlic.it/pcwd/?p=263

“MAYhem – Il duro colpo allo Scottish National Party” —> http://www.policlic.it/pcwd/?p=228

“MAYhem – Analisi e processo contro la υβρις dei Tories” —> http://www.policlic.it/pcwd/?p=217

 

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