Merkel Quater : ll tramonto della socialdemocrazia

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immagine da spiegel.de
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La socialdemocrazia è morta. È morta molteplici volte. È morta in Grecia. È morta in Spagna. È morta in Olanda. È morta in Francia. È morta in Inghilterra. È stata seppellita in Germania. Laddove ancora sopravvive è solo per la generosità del tempo che ancora la conserva, ma che inevitabilmente la consuma.

Le elezioni tedesche rappresentano solo l’ultima fase del funereo cammino che ha portato la socialdemocrazia a “scomparire” dai radar politici. La SPD, presentatasi per ultima all’appuntamento col Boia, decreta la fine di tutte le speranze riposte in questa “alternativa” corrente politica.

Analizzando i risultati delle elezioni politiche in Germania possiamo notare la totale débacle del partito capitanato da Martin Schulz. Proprio quest’ultimo, richiamato in patria dalla “vacanza europea”, aveva il compito di cambiare il destino della Germania prima, e del socialismo europeo poi. Vi era la convinzione che potesse, con un colpo di coda, sbaragliare la concorrenza della sempiterna cancelliera, sventolando, così, la bandiera dell’internazionale socialista. Tutto ciò non è avvenuto. Il 24 settembre, infatti, l’ex presidente del Parlamento Europeo portava a casa il peggior risultato mai ottenuto dalla SPD. Con il 20,7% dei consensi, ben 5% in meno rispetto alle precedenti elezioni, si garantiva 153 seggi nel Bundestag. Questi seggi, però, non andranno a rafforzare una maggioranza di governo, ma si costituiranno opposizione. Rotto il mantra della Groβe Koalition, Martin Schulz sarà costretto a riorganizzare il partito da banchi “scomodi” della minoranza.

Questa tendenza, come ribadito precedentemente, non ha una collocazione propria. È un fenomeno che si distribuisce a macchia d’olio in tutta Europa. Nel grafico riportato sotto si può notare come nel corso del tempo la socialdemocrazia abbia perso “appeal” nei confronti del suo stesso elettorato.

immagine da sensocomune.it
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La ragioni di questa continua e costante decrescita si possono ricercare nelle politiche messe in atto dai partiti socialisti una volta giunti al “potere”. Le colpe più grandi, quelle che fanno più male e che certamente rendono la sconfitta più amara e netta, sono da ricercare nel fallimento del rapporto che legava questi partiti alla loro base: i lavoratori. Sostenere lo smantellamento di sistemi di welfare; Assecondare politiche liberiste e monetariste; Abbandonare il riformismo, da sempre tratto caratterizzante del socialismo; Sposare un centrismo di non chiara identità; Cambiare il paradigma di lettura economica sostenendo le rivendicazioni delle imprese e ridimensionando i diritti del lavoratore al fine di generare profitto. Attraverso queste politiche, che hanno tradito lo spirito con il quale l’internazionale socialista ha visto la luce, il socialismo si appresta a dissolversi nel buio.

Vi è anche un altro fattore che determina il tramonto di queste compagini politiche, ed è la scarsa capacità di imporre la propria visione una volta inseriti nel processo di globalizzazione capitalista. Il dogma del taglio della spesa pubblica e l’obiettivo ultimo del pareggio di bilancio hanno definitivamente messo in luce, almeno in Europa, il carattere docile di questi interpreti. Incapaci di difendere e riformare si son lasciati cullare dal vento liberista, dimenticando, così, le “inattuabili” politiche Keynesiane e le conseguenti riforme a sostegno dei così detti diritti fondamentali: salute, lavoro e istruzione.

Il cordone ombelicale che li legava ai movimenti degli operai e degli studenti è ormai reciso. Come si può notare dal grafico l’unico partito di impronta socialdemocratica che non riporta il segno meno è il Labour Party di Jeremy Corbyn. Il lievitare dei consensi è dovuto a un riavvicinamento dei laburisti inglesi alle cause originarie della socialdemocrazia, quindi a pubbliche condanne nei confronti del conservatorismo tory e del liberismo praticato a Bruxelles. L’abbandono della Groβe Koalition da parte di Martin Schulz può inscriversi in quella stessa strategia.

L’obiettivo del socialismo, qualora volesse realmente sopravvivere, sarebbe quello di rientrare nei confini tratteggiati dall’internazionale socialista.

 

William de Carlo per www.policlic.it


Qui il link al precedente articolo

“Merkel Quater – La fine dei partiti” ——> http://www.policlic.it/pcwd/?p=374

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