La Politica alla prova della Storia

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Riflessione filosofica sulla gestione della pandemia da Covid-19


Durante le fasi iniziali dell’emergenza nazionale da Covid-19, si è spesso rimproverato al governo un macroscopico errore di comunicazione, dovuto principalmente alle opinioni contraddittorie di scienziati ed esperti circa la diffusione e l’effettiva pericolosità del Coronavirus[1]. Se a fine gennaio la coppia di pazienti cinesi ricoverata presso l’ospedale Spallanzani di Roma non destava particolare preoccupazione, il ricovero del paziente 1 di Codogno ha dato il via, nel giro di poche settimane, all’escalation pandemica su scala mondiale. Non è intenzione dell’autore incentrare la discussione sulla cronistoria degli eventi, né sulla risonanza mediatica che ne ha caratterizzato l’evoluzione, generando negli addetti ai lavori e nel semplice cittadino una confusione dolorosa e babelica. Ciò che invece preme qui di sottolineare è l’aspetto esclusivamente intellettuale dell’intera vicenda, vale a dire il cortocircuito strategico che ha visto protagoniste la politica da un lato, la scienza e ricerca mediche dall’altro.

Non v’è dubbio alcuno, infatti, che nel maldestro tentativo di ottenere risposte altamente rigorose e probanti sul piano medico-scientifico, la politica abbia perso di vista ciò che i Greci solevano chiamare il kairos, detto altrimenti il “tempo opportuno” dell’azione, evidentemente distinto dalla sequenzialità del kronos, il tempo lineare degli eventi mondani, regolato dal principio di causa-effetto. L’uomo che agisce in maniera virtuosa si pone in linea di discontinuità con la catena delle cause, operando un’autentica e provvidenziale rottura di schema, tale da generare un nuovo corso della storia. Pertinente, in proposito, l’osservazione di Daniélou, secondo il quale “vi è lo spirito di finezza per le cose dell’anima e lo spirito di profezia per le cose della storia, cioè per il segreto ultimo del destino umano collettivo”[2].

Il rapporto fra la technē (tecnica) e la tychē (fortuna) fu ampiamente dibattuto dai pensatori greci (fisici, matematici e filosofi) fin dalla metà circa del V secolo a.C., quando si cominciò ad esaminare l’interazione fra l’intelligenza tecnica, la necessità e il caso[3]. Per Anassagora, ad esempio, “i fenomeni (phainomena) sono aspetto visibile (opsis) di realtà che non sono manifeste (adêlōn)”[4], ragion per cui grazie all’intelligenza (nous) e in virtù della competenza pratica (empeiría), della memoria, del sapere (sophia), l’uomo giunge infine alla technē, ossia alla fase di realizzazione della sua opera. In questo caso la tecnica ha un valore essenzialmente pratico ed è intesa quale “capacità di semplificare i problemi della vita e di alleviare il disagio, il dolore, la paura, derivanti per forza di cose dal rapporto col mondo”[5]. Eppure l’esercizio delle technai (le tecniche) soggiace pur sempre all’impiego dell’intelligenza, allorché si vogliano comprovarne fondamenti teorici e metodologie d’applicazione. Nel caso della medicina, un ruolo centrale spetta al phanerón, vale a dire a ciò che risulta evidente alla percezione[6], ma anche in questo caso l’operatore (dēmiourgós) dovrà andare oltre l’aspetto puramente percettivo, operando secondo una “visione intellettuale” (ópsis tēs gnômēs) che dia accesso ai meccanismi interni al corpo, responsabili dei fenomeni patologici, e che attraverso una sperimentazione farmacologica, caso per caso, permetta di avvalorare un’ipotesi diagnostica. Tuttavia, perché la medicina possa accreditarsi quale sapere certo (epistêmē), sarà fondamentale basare la terapia sul principio della necessità (anánkē) che regola le interazioni fra gli enti[7]. Scopo dell’arte medica sarà, allora, quello di spezzare il dominio della necessità naturale con un nuovo tipo di necessità, grazie alla causalità messa in funzione dalla cura. Il rapporto fra technē e tychē, nonché quello fra technē e anánkē, rimarrà un rapporto mobile e altamente variabile, in quanto l’arte non l’avrà sempre vinta sulla malattia. Tuttavia, con il tempo, “l’intelligenza umana realizzerà una tecnologia più adeguata aumentando gradualmente, anche se non potrà mai farlo del tutto, il proprio dominio della natura”[8].

Questo breve excursus, incentrato principalmente sull’arte medica in età classica, tornerà utile per meglio comprendere i principi, le tempistiche e i limiti dell’azione sul versante politico. Torniamo al caso specifico del polverone mediatico seguito all’emergenza da Coronavirus per ribadire, sostanzialmente, che l’ambivalenza sistematica dell’esecutivo in materia d’informazione e di comunicazione è da imputarsi, a modesto parere dell’autore, all’ambiguità del rapporto che la politica intrattiene, oggi, con il sapere sperimentale. Detto altrimenti, la tempra forte della politica, nel pieno delle sue prerogative istituzionali, non può giocarsi sul terreno della casistica medica e dell’empirismo tecnico-scientifico in genere, pena la perdita del fatidico kairos, la finestra di tempo che, nel nostro caso, sarebbe stato prudente e determinante sfruttare sin dal primo, drammatico focolaio infettivo comparso nel lodigiano[9], poi estesosi ai paesi limitrofi e alle restanti regioni italiane del centro-nord e del centro-sud, isole comprese.

Quella di costituire una zona rossa riguardante solo ed esclusivamente i luoghi riconosciuti cluster, ossia i territori epicentro dell’epidemia, ha permesso che il contagio si propagasse altrove. Forse il governo sperava di non irretire l’UE e i mercati finanziari con l’adozione di misure drastiche che – è storia recente – avrebbero necessariamente decretato la brusca frenata dell’economia nazionale. Se così non fosse quali ragioni potrebbero aver spinto l’esecutivo all’improvvido temporeggiare? La delibera del Consiglio dei Ministri, datata 31 gennaio 2020, esordiva con queste parole: “Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”[10]. Il documento apparve il giorno successivo sulla Gazzetta ufficiale.  In quella circostanza il governo annunciò persino lo stanziamento di 5 milioni di euro per interventi di contrasto a un’eventuale presentarsi del fenomeno epidemiologico nel nostro Paese.

Tuttavia, proprio in virtù della natura empirico-sperimentale della scienza medica, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), rispondendo dalle colonne del quotidiano La Stampa a 7 domande circa il rischio di contagio da Coronavirus, il giorno 4 febbraio, e in assenza di casi dichiarati d’infezione, affermava: “a oggi non vi è alcuna evidenza scientifica che il nuovo Coronavirus stia circolando in Italia. È invece certo che si è in una fase di massima trasmissione del virus influenzale stagionale”[11]. A poco più di un mese di distanza dalla dichiarazione del focolaio internazionale di COVID-19, definito dall’OMS un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC)[12]Il Sole 24 Ore riferiva di uno studio italiano che evidenziava come il virus circolasse già da diverso tempo nel nostro Paese: “le analisi dello studio Sacco-Statale confermano che il tempo di origine del cluster analizzato corrisponde a un periodo che precede di diverse settimane il primo caso evidenziato in Italia il 21 febbraio”[13]. L’articolo in questione reca la data del 4 marzo, giornata nella quale tutte le agenzie d’informazione batterono la notizia, poi smentita dal presidente dell’ISS Silvio Brusaferro, circa il dissenso espresso dal Comitato tecnico-scientifico riguardo la chiusura delle scuole e delle università su tutto il territorio nazionale[14], un provvedimento già operativo in diverse aree del centro-nord Italia interessate dal focolaio infettivo.

A proposito del tema cardine di questo lavoro, ossia del rapporto tra politica e sapere tecnico-scientifico e sperimentale, vale la pena ricordare la polemica che vide protagonista l’esponente PD Luca Ceriscioli, presidente della Regione Marche, il quale decise – in maniera unilaterale – di sospendere l’attività didattica nelle scuole dal 26 febbraio al 4 marzo, in aperto contrasto con le direttive concordate su base regionale con il premier Conte ma in largo anticipo rispetto allo stop nazionale sancito con il DPCM 4 marzo 2020[15]. Sulla questione intervenne il consigliere del governo per le relazioni con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dottor Walter Ricciardi, ospite della trasmissione Cartabianca, in onda su RaiTre, il quale rimproverò a Ceriscioli il fatto che il provvedimento era “sbagliatissimo”, perché non basato su “un’evidenza scientifica” e provocava angoscia tra le persone[16]. Oggi sappiamo che le Marche contano oltre 1.700 contagiati e sono quinte nella poco invidiabile classifica dei malati per Covid-19[17].

Gli esempi potrebbero moltiplicarsi all’infinito, ma sempre ricondurrebbero, inequivocabilmente, al medesimo dato di fondo: il continuo evolversi della situazione epidemiologica nel Paese è inversamente proporzionale alla possibilità di fornire certezze sui metodi di cura e sull’andamento del contagio nei giorni a venire[18]. In altre parole vorrei qui sostenere la tesi secondo la quale nessuna linea politica di matrice attendista, basata sulle corteggiatissime evidenze scientifiche, avrebbe mai potuto suffragare decisioni che, specie all’inizio della pandemia, oscillarono pericolosamente tra il serio e il faceto, tra un’accusa di razzismo e un apericena, tra l’ostentato atteggiamento di tranquillità e le boutade sull’influenza stagionale. La fatidica assunzione di responsabilità per parte politica giunse solamente il 5 marzo, con le parole riferite dal premier Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi: “Noi ci basiamo su valutazioni tecnico-scientifiche, ma non necessariamente le seguiamo alla lettera, noi abbiamo una responsabilità politica e ce ne assumiamo tutta la responsabilità”[19]. Una presa di posizione forte, giunta evidentemente troppo tardi, come sottolineato dal professor Giulio Tremonti nell’intervista rilasciata il 19 marzo al quotidiano cattolico Avvenire. Queste le sue parole: ”Si è buttato via un mese. Solo l’8 marzo il primo provvedimento vero. Insisto: il nostro governo non è stato né più astuto né più preveggente degli altri. Siamo partiti prima perché qui da noi l’ondata è arrivata prima. Non abbiamo agito per primi siamo solo stati colpiti per primi”[20]. Come giudicare, infine, la notizia riportata da Fox News, secondo la quale il governo italiano fu allertato con largo anticipo dalle fonti di intelligence riguardo allo scoppio di una potenziale pandemia[21]?

È, la nostra, una civiltà dell’impermanenza, basata sul rifiuto della vita intellettuale, guardata con sospetto dagli arconti del fare, dai promotori dell’agire fluido, con scenari geopolitici e strategici in costante divenire, rincorsi da una politica che si lascia adescare e trascinare via dalla corrente, privata di regale baricentro, quest’ultimo unico polarizzatore d’energie attinte sul piano trascendente della Storia. Resta sempre valida la lezione del filosofo Silvano Panunzio, secondo il quale abbiamo dimenticato che la “Storia politica” è in funzione della “Storia cosmica”. Questa si sviluppa secondo tre dimensioni: “la prima esteriore; la seconda inferiore; la terza superiore. Queste tre dimensioni si possono anche definire nel seguente modo: umana, infernale, e celeste; visibile la prima, invisibili la seconda e la terza. Vi è però una invisibilità positiva e una negativa, creatrice l’una, distruttrice l’altra”[22]. Se il piano della Storia visibile è propriamente quello della Politica, il piano occulto e infernale riguarda il concetto di Criptopolitica, o le “forze nascoste, ma organizzate, che non appaiono quasi mai in prima linea”[23].

Resta da definire il piano invisibile superiore, dal quale il politico illuminato saprà attingere “una visione sempre più limpida e nitida dei fini e dei mezzi, in virtù dei princìpi conosciuti o assimilati. Egli inoltre, purché dimostri buona fede e buona volontà, è assistito dalle forze divine che lo sostengono, lo guidano e spesso lo ispirano dall’Invisibile”[24]. È, questo, l’orizzonte escatologico della Storia, identificato con l’appellativo di Metapolitica, in grado di incidere luminosamente sui destini umano-cosmici. Metapolitico, infatti, è l’agire di colui che opera per spezzare la catena delle cause e per neutralizzare il disordine costituito; è lo spirito guerriero che va al martirio per la salvezza delle anime e delle vite altrui; è lo spirito sacerdotale che opera sul versante metastorico della liturgia celeste; è la forza soprannaturale di chi non si lascia risucchiare dalla dialettica degli eventi ma ne ispira il ritmo e la corsa, con la pratica umile e riservata della vita interiore.

Dalle tenebre che, oggi, attanagliano il nostro Paese e il mondo intero, si fuoriesce solamente guardando verso l’Alto. Meglio svuotare i balconi e innalzare i cuori: regalità all’esterno, saggezza all’interno.

Pietro Chessa per Policlic.it


Fonti

[1] https://www.ilgiornale.it/news/politica/coronavirus-calma-allallarmismo-cos-conte-ha-sbagliato-1838768.html.

[2] J. Daniélou, La cultura tradita dagli intellettuali, Rusconi, Milano, 1974, p.30.

[3] Per l’estrapolazione delle citazioni dalle fonti che seguono ci siamo basati sull’indagine storico-critica ed ermeneutica condotta da Aldo Magris all’interno del volume Destino, provvidenza, predestinazione: Dal mondo antico al cristianesimo, Morcelliana, Brescia, 2016, pp. 239 – 308 ss.

[4] Fr. 21a Diels.

[5] A. Magris, Destino, provvidenza, predestinazione: Dal mondo antico al cristianesimo, p. 245.

[6] Sulla tecnica medica, 2.2, trattato incluso all’interno del corpus degli scritti di Ippocrate, ma verosimilmente opera di un ignoto esponente del movimento sofistico. Cfr. Ippocrate, Antica medicina, 1 e 22.

[7] Tutti i processi naturali, commenta Magris, “sono nessi di causa ed effetto secondo l’autore della Tecnica medica, ed anche le varie patologie non sono se non la conseguenza necessaria di premesse che la natura (l’ambiente, la dieta, ecc.) ha posto in atto. Conscio di questa struttura generale delle cose, il dēmiourgós mediante il suo intervento terapeutico predispone a sua volta delle premesse, che in maniera altrettanto necessaria porteranno alla guarigione del malato”, in Destino, provvidenza, predestinazione: Dal mondo antico al cristianesimo, p. 250.

[8] Sulla tecnica medica, 1.2, in A. Magris, Destino, provvidenza, predestinazione: Dal mondo antico al cristianesimo, p. 251.

[9] Il caso del paziente 1 risale al 19 febbraio 2020, il link che segue ne ricostruisce l’iter ospedaliero e chiarisce i contorni dell’intera vicenda: https://www.corriere.it/cronache/20_febbraio_26/coronavirus-paziente-1-rifiuto-ricovero-codogno-ricostruzione-d187209e-58bc-11ea-8e3a-a0c8564bd6c7.shtml.

[10] È possibile reperire e leggere il testo integrale della delibera sul sito della gazzetta ufficiale: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/01/20A00737/sg.

[11] https://www.lastampa.it/cronaca/2020/02/04/news/le-7-risposte-dell-istituto-superiore-di-sanita-ai-dubbi-piu-diffusi-sul-coronavirus-1.38424856.

[12] https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-dichiarazione-internazionale.

[13] https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-italia-circola-gennaio-confermata-origine-cinese-ADQK6x.

[14] https://www.huffingtonpost.it/entry/il-giallo-del-parere-degli-esperti-sulla-chiusura-delle-scuole-il-governo-non-e-vero-che-erano-contrari_it_5e60ba7ec5b62d548c9d8a16.

[15] http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-firmato-il-dpcm-4-marzo-2020/14241.

[16] Queste le parole del dott. Ricciardi, riportate sul sito del quotidiano marchigiano La nuova riviera: “La decisione provoca angoscia nei genitori sulla base di neanche un cluster, un cluster sono almeno due casi. Se c’è un caso isolato va studiato, capito e vanno prese misure proporzionate a quella dimensione. La chiusura per un caso non ha evidenza scientifica. Ma la Costituzione dà legalmente alle Regioni la possibilità di fare questo”. https://www.lanuovariviera.it/category/marche/coronavirus-ricciardi-contro-ceriscioli-decisione-non-basata-su-evidenza-scientifica-provoca-solo-angoscia/.

[17] Il report, costantemente aggiornato, è disponibile sul sito internet del Corriere della Sera, al seguente indirizzo: https://www.corriere.it/speciale/salute/2020/mappa-coronavirus-italia/.

[18] Hans Kluge, Direttore Regionale dell’Oms per l’Europa, il 3 marzo 2020 dichiarava esplicitamente: “Del Covid-19 sappiamo ancora poco su come agisce e come si trasmette”. L’articolo completo è disponibile sul sito del quotidiano La Stampa al seguente indirizzo: https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/03/news/i-super-contagiosi-gli-asintomatici-e-gli-effetti-del-caldo-cosa-ancora-non-sappiamo-del-coronavirus-1.38543922.

[19] Fonte Orizzonte Scuola: https://www.orizzontescuola.it/coronavirus-conte-valuteremo-se-prolungare-chiusura-scuole/. La conferenza stampa può essere integralmente fruita sul sito del governo: http://www.governo.it/it/media/la-conferenza-stampa-del-presidente-conte-e-del-ministro-gualtieri/14246.

[20] Intervista all’ex ministro Giulio Tremonti, apparsa sul quotidiano Avvenire il 19 marzo 2020.

[21] Diversi canali d’informazione hanno riportato la notizia, datata 19 marzo 2020 e reperibile direttamente sul sito dell’Adnkronos: https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/03/19/coronavirus-fox-news-rapporti-intelligence-avvertirono-governo-italiano-dei-rischi_5JAluNvCSYmYvJQNxrc3bJ.html. La versione originale integrale dell’articolo in lingua inglese è reperibile sul sito di Fox news: https://www.foxnews.com/world/worse-than-war-how-coronavirus-in-italy-proliferated-to-a-breaking-point. La notizia proverrebbe da una fonte di sicurezza anonima che opera e vive a Roma: “According to one Rome-based security expert, who requested anonymity as not authorized to speak on the record, intelligence reports alerted the government to the potential pandemic just days after its infiltrated China late last year. But weeks went by before any serious action was taken in Rome”.

[22] S. Panunzio, Metapolitica: La Roma eterna e la nuova Gerusalemme, Iduna, Milano, 2019, p. 700.

[23] Ibid., p. 699. Il concetto non va confuso con la griglia valutativa che, a ragione o a torto, imbriglia chiunque manifesti di scostarsi dalla narrazione ufficiale di un determinato accadimento storico e che, in virtù di ciò, finisce per essere additato come complottista. La teoria in questione segnala, piuttosto, l’esistenza di forze sovversive i cui agenti – chiarisce Panunzio – operano sia sul piano fisico (corruzione, ricatto, sequestro, delitto) che su quello psichico (montatura pubblicitaria, psicosi di massa).

[24] Ibid., p. 714.

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