Accadde oggi – 7 febbraio 1497: si consuma, a Firenze, il “rogo delle vanità”

Accadde oggi – 7 febbraio 1497: si consuma, a Firenze, il “rogo delle vanità”

Il 7 febbraio 1497, presso Piazza della Signoria a Firenze, si tenne il cosiddetto “rogo delle vanità”. In quella circostanza vennero bruciati una serie di oggetti considerati fonti del peccato, come gioielli, dadi, parrucche, cosmetici, carte da gioco, strumenti musicali, nonché libri e opere d’arte considerati immorali, tra cui il Decameron di Boccaccio.

I motivi del “rogò delle vanità” sono da ricercare nel governo repubblicano che allora controllava Firenze, guidato dal frate domenicano Girolamo Savonarola.

Savonarola, che destava scalpore con le sue prediche veementi e visionarie sin dalla metà degli anni Ottanta del Quattrocento, era riuscito a imporsi dopo la cacciata di Piero de’ Medici (figlio di Lorenzo il Magnifico) da Firenze, colpevole di aver rinunciato alla lotta contro il re francese Carlo VIII, che stava calando in Italia.

Nel 1495 Savonarola istaurò una Repubblica e adottò una serie di provvedimenti che oggi sarebbero probabilmente definiti populisti, su tutti l’abolizione di tutte le imposte. Questi provvedimenti, insieme a un allargamento della base del potere, fecero comunque guadagnare numerosi seguaci a Savonarola, noti come piagnoni.

Il fervore religioso che aveva contraddistinto le omelie, però, non si era placato dopo la presa del potere: Savonarola continuava ad attaccare la Chiesa e la Curia romana, attirandosi le antipatie del pontefice Alessandro VI, che proprio nel 1497, dopo una predica particolarmente violenta tenuta da Savonarola durante la Quaresima, scomunicò il frate.

La scomunica rimbaldanzì gli avversari di Savonarola – noti come palleschi per via delle sei palle presenti sullo stemma nobiliare dei Medici – che riuscirono a provocare una sommossa e a rovesciare il governo repubblicano.

Savonarola fu arrestato, processato e condannato a morte. La condanna fu eseguita il 23 maggio 1498: il frate fu arso vivo il Piazza della Signoria. Con Savonarola, secondo Durant, “calò nella tomba il Medioevo che sopravviveva al Rinascimento”.

 


Riferimenti bibliografici

I. Montanelli R. Gervaso, L’Italia della controriforma: 1492-1600, Rizzoli, Milano 2011, pp.29-38

A. Brancari, T. Pagliarani, Il nuovo dialogo con la storia: Dalla crisi del Trecento alla metà del Seicento, La Nuova Italia, Milano 2007, pp. 239-240.

Immagine: Savonarola predica contro la prodigalità (St. Bonaventure University/Wikimedia Commons, pubblico dominio), https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Savonarola-preaching-against-prodigality-ludwig-von-langenmantel-1879.jpg?uselang=it.

 

Tutti i link sono stati consultati il 29/01/2023.

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