Gli effetti del Green Deal per l’Europa e l’Italia

Gli effetti del Green Deal per l’Europa e l’Italia

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Il tema della tutela dell’ambiente è tornato attuale nel biennio 2019-2020 a causa di una serie di eventi che hanno scosso l’opinione pubblica mondiale. I vasti incendi sviluppatisi in Amazzonia a cui si sono aggiunti quelli in Australia, uniti alla diffusione della COVID-19 a livello globale, hanno posto l’accento sui mutamenti climatici e sulle conseguenze che questi possono avere a lungo termine sulla nostra vita quotidiana. La rinnovata centralità del tema dell’ambiente si deve anche al movimento Fridays for Future che, guidato dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg, ha portato nelle principali piazze europee centinaia di migliaia di studenti con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla drammaticità dei mutamenti ambientali in atto. Anche papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ha posto l’accento sull’ambiente e sottolineato lo stretto legame tra crisi ecologica e crisi sociale dell’umanità. In questo contesto si colloca l’impegno assunto dalla Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, di promuovere il cosiddetto European Green Deal, consistente in una serie di misure più sostenibili e meno dannose per l’ambiente volte a migliorare la qualità di vita dei cittadini europei.


L’attuale situazione ambientale

La situazione ambientale è drammaticamente peggiorata nel corso degli ultimi anni, come si evince dal Rapporto Speciale sul Riscaldamento Globale, documento rilasciato da IPCC, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico. Sono decenni che gli scienziati lanciano l’allarme sullo stato di salute del nostro pianeta rivolgendosi agli Stati affinché adottino misure incisive ed efficaci per contenere l’aumento della temperatura nei prossimi anni. Secondo l’ultimo rapporto presentato dall’AEA – l’Agenzia Europea per l’Ambiente – un aumento di temperatura oltre i 2 gradi centigradi determinerebbe conseguenze irreversibili e catastrofiche per l’ecosistema mondiale. Pertanto urgono misure volte a contenere l’aumento della temperatura entro gli 1,5 gradi centigradi, soglia, secondo gli esperti, necessaria a evitare il disastro ecologico. Nel corso degli ultimi anni sono stati compiuti importanti passi per la tutela dell’ambiente soprattutto da parte dell’Unione Europea, come la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra responsabili dell’inquinamento atmosferico, le misure volte a ridurre la produzione e l’uso della plastica, nonché le norme volte a favorire l’economia circolare necessaria per una transizione verso un’economia sostenibile. Tali misure purtroppo si sono rilevate insufficienti a tutelare l’ambiente, sia per la globalizzazione dei traffici commerciali sia per la velocità dei mutamenti climatici in atto. Pertanto gli sforzi europei in materia ambientale si stanno dimostrando non adeguati ad affrontare uno dei temi più caldi con cui bisogna fare i conti. L’Europa si trova, quindi, dinanzi a una sfida epocale, ossia quella di convertire completamente la propria economia e di modificare lo stile di vita di milioni di persone in modo da conciliare esigenze produttive e rispetto dell’ambiente. Gli elevatissimi costi che tale transizione comporta rendono necessaria un’azione corale e ciò è alla base del complesso piano presentato dalla Commissione Europea per combattere il cambiamento climatico e, a lungo termine, salvare il pianeta Terra.


Lo European Green Deal: cosa prevede e quali sono i provvedimenti concreti

Il cosiddetto European Green Deal letteralmente indica un “nuovo patto verde”. Si tratta di un progetto molto ambizioso che interesserà decine di milioni di persone e che ha l’ulteriore ambizione di dare il buon esempio nella lotta ai cambiamenti climatici. Lo European Green Deal è una strategia, ossia una serie di misure politiche e finanziarie, che verranno realizzate nei prossimi anni. A tale ambizioso progetto lavoreranno tutti i principali organi europei, ossia il Parlamento, titolare della funzione legislativa, la Commissione, organo esecutivo dell’Unione, e il Consiglio. L’obiettivo che si prefigge il nuovo patto è ambizioso: trasformare l’Europa nel primo continente a emissioni zero entro il 2050. Si tratta di un progetto che sottolinea il ruolo guida dell’Unione Europea in un momento storico e politico in cui le istituzioni comunitarie vengono avvertite come lontane dai bisogni dei cittadini. In un’epoca caratterizzata dai sovranismi, dagli effetti della Brexit, nonché dal maggior peso assunto dai partiti e movimenti euroscettici, il ruolo dell’Unione Europea nella lotta al mutamento climatico assume una rinnovata centralità. L’obiettivo principale del Green Deal europeo è limitare l’aumento del surriscaldamento globale, che secondo le stime del Gruppo Intergovernativo sul Mutamento Climatico (IPCC) dell’ONU deve essere contenuto entro gli 1,5 gradi centigradi per non causare danni irreversibili al pianeta e all’Uomo. Questo limite alle emissioni inquinanti era stato già inserito negli Accordi di Parigi del 2015, ma l’uscita dal patto degli Stati Uniti d’America dell’ormai ex Presidente Donald Trump ha reso difficile il contenimento della temperatura, imponendo tempi e misure più stringenti.

Il Green Deal europeo sarà un progetto che procederà per gradi. Il primo e più importante obiettivo riguarda la produzione di energia elettrica che, da sola, è responsabile del 75% delle emissioni di gas serra all’interno dell’Unione Europea. È fondamentale potenziare la diffusione delle energie rinnovabili e, allo stesso tempo, disincentivare l’uso di combustibili fossili. Ciò rappresenta un problema soprattutto per i paesi dell’Est Europa e in particolare per la Polonia. Qui la sola miniera di Belchatow è responsabile dell’emissione di ben 38 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. La Polonia, insieme alla Germania, è uno dei paesi europei maggiormente responsabili dell’emissione di anidride carbonica e del conseguente inquinamento atmosferico, secondo i dati pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA). In tutti i paesi dell’Est Europa, infatti, la costruzione di centrali a energia eolica o solare è praticamente nulla e l’energia elettrica viene prodotta ricorrendo al carbone, uno dei combustibili più inquinanti secondo gli scienziati. Un altro obiettivo importante consiste nel rendere sostenibili tutta una serie di attività umane che consumano una grande quantità di energia. Ciò vuol dire introdurre nuove regole nel settore edilizio, rendere meno inquinanti i processi produttivi, ripensare il modello dei trasporti, responsabili del 25% delle emissioni inquinanti, e della mobilità delle principali città europee. A ciò si aggiunge l’attenzione particolare per la biodiversità e la diffusione dell’economia circolare. A ben vedere si tratta di obiettivi ambiziosi che determineranno un forte impatto sulla vita quotidiana di milioni di cittadini europei nei prossimi anni e che, pertanto, richiederanno tempo.

Modificare lo stile di vita dei cittadini europei e riconvertire interi comparti produttivi richiederà una transizione equa e giusta verso un’economia sostenibile e con impatto ambientale zero in tutti i Paesi. Le istituzioni comunitarie, per realizzare una trasformazione equilibrata che non crei diseguaglianze, approveranno un piano strategico cui seguiranno le azioni concrete che devono essere adottate dai singoli Stati membri. A livello legislativo le misure richieste saranno contenute in regolamenti e direttive, entrambi fonti comunitarie dotate di efficacia vincolante per i singoli Stati. Da questo punto di vista assume particolare centralità la “legge sul clima”, che sarà la base normativa per tutti i successivi interventi dei prossimi anni. Tale legge quadro servirà a fissare di volta in volta gli obiettivi intermedi da raggiungere per rendere possibile l’abbattimento delle emissioni inquinanti entro il 2050 sulla base di una serie di princìpi, tra i quali rientrano il benessere dei cittadini, la competitività dell’economia, l’efficienza energetica e la tutela della salute. Fondamentale sarà l’opera di mediazione politica, in particolare con i Paesi dell’Europa orientale, che già si oppongono agli obiettivi fissati dalla Commissione Europea. Per rendere concreto l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, sarà necessario avviare un complesso e ingente piano di finanziamenti: questi ammontano a ben 1.000 miliardi di euro in dieci anni, da impiegare per la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro, finanziando così iniziative sostenibili in particolare nelle regioni più depresse e vulnerabili. Il motore del progetto sarà il meccanismo di transizione giusta, che prevedrà tre canali di finanziamento per un totale di 100 miliardi di euro nel periodo compreso tra il 2021 e il 2037. Un ruolo importante nell’erogazione di investimenti sarà svolto da InvestEu, un programma comunitario già esistente in grado di sbloccare risorse fino a 279 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati da indirizzare esclusivamente a progetti ambientali. Secondo indiscrezioni, i Paesi dell’Est Europa riceveranno la quota di fondi più alta in rapporto alla popolazione, considerati gli elevati costi che dovranno sostenere per la transizione energetica. Il sistema di finanziamento prevede che per ogni euro speso dall’Unione Europea, i governi nazionali dovranno impegnare risorse tra 1,5 e 3 euro per cofinanziare questi progetti. Per l’Italia, l’Unione Europea ha stanziato la cifra provvisoria di 364 milioni di euro da utilizzare in progetti ambientali, mentre i maggiori finanziamenti andranno ai Paesi la cui economia è ancora legata all’uso di combustibili fossili.


Il Green Deal italiano

Dal giorno del suo insediamento, il governo Conte II ha subito messo al centro della propria attività politica il tema dell’ambiente. Nei primi mesi del nuovo esecutivo sono stati approvati importanti provvedimenti, tra cui la “legge sul clima” improntata sul contrasto ai mutamenti climatici. Con un fondo di 450 milioni di euro in tre anni, il Governo ha inaugurato il Green Deal italiano con una serie di misure in favore dell’ambiente. Tra queste rientrano incentivi per la rottamazione di autoveicoli inquinanti, incentivi per i commercianti che attrezzeranno “green corner”[1] per vendere prodotti sfusi, la costruzione di corsie preferenziali per i mezzi pubblici, l’acquisto di scuolabus ecologici e la creazione di nuove aree verdi attraverso un programma sperimentale di riforestazione. Queste misure, con un costo complessivo di 450 milioni di euro, rappresentano una piccola parte dei provvedimenti in materia ambientale se paragonati, anche da un punto di vista finanziario, ai 50 miliardi stanziati invece dal governo tedesco, chiamato a riconvertire la sua economia ancora basata sull’uso di combustibili fossili. Il governo italiano ha rinviato l’adozione delle misure più incisive, e da un punto di vista politico più scottanti, alla legge di bilancio. Oltre alla legge sul clima, il governo Conte II ha approvato il decreto salvamare con cui, come dichiarato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, si inizierà a ripulire il mare dalla plastica.

Il Green Deal ha assunto grande centralità, come mai avvenuto nelle politiche governative del nostro Paese, nel disegno di legge di bilancio 2020-2022, che dovrebbe improntare la quarta rivoluzione industriale. L’Italia si è posta in prima linea nella lotta ai mutamenti climatici attraverso l’istituzione di un fondo da oltre 4 miliardi di euro per gli anni 2020-23, finalizzato all’attuazione di un programma di investimenti pubblici in grado di sviluppare e promuovere un “Piano Verde” italiano. Complessivamente, nel triennio, gli stanziamenti per la crescita e la sostenibilità ambientale saranno circa 10 miliardi. La strategia, in linea con il Green Deal annunciato dalla Commissione Europea, porterà stanziamenti aggiuntivi per oltre 59 miliardi di euro nei prossimi 15 anni. In particolare, il fondo, che nel 2020 avrà una dotazione iniziale di 470 milioni di euro (930 nel 2021 e 1.420 milioni nel 2022 e nel 2023), prevede la concessione di garanzie per specifici programmi di investimento, anche in partenariato pubblico privato, destinati, fra gli altri, all’economia circolare e alla mitigazione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico. Allo stesso tempo, viene istituito un fondo per il rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato, con una dotazione iniziale di 435 milioni nel 2020 (880 nel 2021, 934 nel 2022 a salire fino a un valore complessivo di 20,8 miliardi al 2034). Le risorse sono finalizzate allo sviluppo dell’economia circolare, alla decarbonizzazione, alla riduzione delle emissioni, al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale. Per il quinquennio 2020-2024, inoltre, sono stati assegnati ai Comuni 500 milioni di euro all’anno sotto forma di contributi per investimenti destinati a opere pubbliche in materia di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile.

Immagine di una manifestazione organizzata dal movimento “Friday for Future” DI MONACO DI BAVIERA.
Fonte: HENNING SCHLOTTMANN/Wikimedia Commons


Il dibattito politico sul Green Deal Europeo

Il governo Conte II, nato dall’inedita alleanza tra Movimento 5 stelle e Partito Democratico, ha posto sin dall’inizio grande centralità al tema dell’ambiente. Si tratta di un tema che, seppur con qualche distinguo, avvicina molto le due principali forze politiche che sostengono il Governo. Il Movimento 5 stelle è da sempre impegnato in proposte a tutela dell’ambiente, sostenendo la green economy quale volàno per la creazione di nuovi posti di lavoro. Il Movimento, sin dalla sua apparizione nella scena politica nazionale, si è dimostrato fortemente contrario alla cementificazione del territorio e all’uso degli inceneritori, proponendo un programma basato sul risparmio energetico, sul riciclo, sull’economia circolare, sulla mobilità sostenibile e sulla produzione di energia mediante l’uso delle fonti rinnovabili. Nello stesso solco si colloca anche il Partito Democratico oggi guidato da Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, che nel giorno della sua elezione alla guida del partito ha dedicato la sua vittoria a Greta Thunberg e a tutti i ragazzi che lottano contro i mutamenti climatici.

La sopravvenuta pandemia di COVID-19 ha rideterminato l’agenda politica sia italiana che europea. I rischi per l’economia dovuti ai lunghi periodi di lockdown forzato hanno assunto centralità nel dibattito politico e il tema dell’ambiente è stato messo momentaneamente in secondo piano. Nello stesso Parlamento Europeo alcune forze politiche, tra cui Fratelli d’Italia, hanno votato a favore di un rinvio del Green Deal per poter affrontare la crisi economica dovuta alla pandemia. Nonostante l’opposizione di alcuni gruppi, lo European Green Deal, fiore all’occhiello della Commissione Europea presieduta da Ursula von der Leyen, va avanti con l’ambizioso progetto di rendere l’Europa il primo continente a impatto ambientale zero. Si tratta di una sfida che il nostro continente lancia al mondo, nella speranza che anche altre nazioni possano seguire l’esempio europeo. Prima fra tutte gli Stati Uniti d’America, che con l’elezione del neopresidente Joe Biden dovranno assumere una posizione chiara in materia ambientale e in discontinuità rispetto alle politiche del suo predecessore Donald Trump, convinto sostenitore delle energie fossili, che tra gli ultimi atti della sua presidenza ha fortemente ridimensionato il NEPA[2], una delle leggi ambientali più importanti.

Lo European Green Deal è un’occasione irrinunciabile non solo per l’Europa ma per il mondo intero. I rapidi mutamenti climatici potrebbero ben presto non solo comportare serie conseguenze per l’economia globale, ma diventare un fattore di instabilità politica mondiale, oltre a rappresentare una seria minaccia per la sopravvivenza del genere umano. Basti pensare che l’inquinamento atmosferico provoca in Europa ben 497.000 morti premature ogni anno, di cui 90.000 solo in Italia. Il tema della lotta ai mutamenti climatici, di cui gli scienziati parlano da diversi decenni, non è più rinviabile e ormai si assiste a una netta presa di posizione dei cittadini europei sull’urgenza di adottare misure efficaci volte a garantire uno sviluppo sostenibile. Per parafrasare le parole di papa Francesco usate nell’Enciclica Laudato si’, urge una conversione ecologica di modo che l’Uomo possa essere amministratore e non padrone della natura; in quest’ottica, il Green Deal europeo rappresenta una grande opportunità da sfruttare appieno superando divisioni nazionali e politiche.

Luca Battaglia per www.policlic.it


Note

[1] Letteralmente “l’angolo verde”. Indica uno spazio dedicato alla vendita di prodotti sfusi rigorosamente bio o eco-sostenibili.

[2] NEPA sta per National Environmental Policy Act e si tratta di una legge, approvata per la prima volta nel 1970, che promuove il miglioramento dell’ambiente.

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