La regina celtica che insorse contro Roma

La regina celtica che insorse contro Roma

La rivolta antiromana in Britannia: la vendetta di Boudicca

Nel 60 d.C. l’idea della Britannia come provincia romana era del tutto nuova. La conquista dell’isola, infatti, era stata avviata nel 43 d.C., per volere dell’imperatore Claudio, quando un contingente di circa 40.000 uomini, al comando del legatus Augusti pro praetore[1] Aulo Plazio, giunse nel Kent riportando un’importante vittoria, che si concluse con la resa di undici re britanni a Colchester, nell’Essex. Gli effettivi dell’esercito d’invasione comprendevano: quattro legioni (II Augusta, IX Hispana, XIV Gemina, XX Valeria Victrix) e circa 20.000 auxilia, truppe ausiliarie[2]. Negli anni successivi, l’esercito romano ebbe modo di conquistare gradualmente buona parte della Britannia meridionale e orientale.

Nel 60 d.C., la provincia era governata dal console Gaio Svetonio Paolino che, a capo delle legioni XIV e XX, distrusse la roccaforte dei Druidi sull’isola di Mona (l’odierna Anglesey) nel Galles settentrionale[3]. Ma lo stesso console fu poi costretto a ritirare le truppe non appena seppe della rivolta di Boudicca nella Britannia sud-orientale[4].


BOUDICCA, LA FOMENTATRICE DELLA RIVOLTA

33 d.C., Britannia. Boudicca, il cui nome deriva dal termine celtico bouda, ovvero “vittoria”[5], nacque in una nobile famiglia[6] nel territorio controllato dal gruppo tribale degli Iceni, nell’odierna contea di Norfolk, poco a nord di Londra. Ella apprese tradizioni e cultura celtiche da una seconda famiglia adottiva presso la quale visse fino ai quattordici anni; in seguito, fu data in sposa a Prasutago, re degli Iceni e re-cliente di Roma, da cui ebbe due figlie[7].

Prima di morire, Prasutago aveva stabilito che i suoi possedimenti si sarebbero dovuti dividere equamente tra la moglie Boudicca, le figlie e l’imperatore (all’epoca Nerone[8]). La politica romana prevedeva invece che, in assenza di eredi maschi, i regni-clienti sarebbero stati acquisiti dall’Impero romano. Nerone decise quindi di confiscare le terre e le ricchezze degli Iceni che, nel frattempo, erano passate nelle mani di Boudicca, essendo le figlie ancora minori[9]. Tuttavia, i Romani non si limitarono a fare questo e, in seguito a una forte protesta, costrinsero alla pubblica umiliazione Boudicca, la quale fu denudata e frustrata sulla pubblica piazza, mentre le sue figlie furono violentate[10].

Ma i Romani commisero l’errore di non uccidere Boudicca che, assetata di vendetta, decise di chiamare a raccolta gli Iceni e altri gruppi tribali – tra cui Trinovanti, Cornovii, Durotrigi – istigandoli alla rivolta. A questo punto, approfittando dell’assenza di Svetonio Paolino e di due terzi del suo esercito[11], che in quel frangente erano impegnati a combattere i Druidi nell’isola di Mona[12], la regina fu scelta come guida per respingere e liberare la Britannia dagli invasori romani.

Incisione che raffigura Boudicca mentre esorta i Britanni alla rivolta, realizzata da William Sharp nel 1793, sulla
base di un’opera di John Opie, e conservata presso la National Portrait Gallery di Londra” (Wikimedia Commons, licenza CC0 1.0)

Tacito è contemporaneo agli avvenimenti e descrive Boudicca su un carro, assieme alle figlie, mentre esorta i vari gruppi tribali a combattere[13]. Lo storico racconta che la regina, furiosa per l’umiliazione subita e desiderosa di vendetta, ricordava ai suoi uomini che non era la prima donna a guidarli in battaglia e faceva leva sul risentimento contro il regime vessatorio imposto dai conquistatori romani[14].

Lo storico Cassio Dione, invece, che descrive Boudicca più di un secolo dopo la sua morte, usa queste parole:-

Era di statura piuttosto alta, terribile di aspetto, dallo sguardo penetrante e dalla voce aspra; una foltissima e biondissima chioma le fluiva fino in fondo alla schiena, e al collo portava una grossa collana d’oro[15]. Indossava una tunica variegata, sulla quale era affibbiato uno spesso mantello. Questo era il modo in cui vestiva sempre, ma nell’occasione a cui ci riferiamo aveva brandito anche una spada, con la quale incuteva soggezione in tutti […][16].

Si tratta dell’unica descrizione dettagliata di un abitante della Britannia romana che sia giunta sino a noi, ma rimane ignota l’origine delle informazioni a cui Cassio Dione ha attinto, e quindi tale descrizione potrebbe essere in buona parte frutto della fantasia[17] dello storico.

Boudicca mise insieme un esercito, quantificato da Cassio Dione in 120.000 tra uomini e donne[18]. Il primo obiettivo dei Britanni fu Camulodunum[19] (l’odierna Colchester), all’epoca capitale della Britannia, ossia il maggiore castrum romano fino al 50 d.C.; qui, per celebrare la vittoria sulla Britannia, era stato costruito un tempio in pietra in stile classico romano consacrato al Divo Claudio. I ribelli incendiarono quell’edificio, distruggendolo completamente, e decapitarono la statua bronzea dell’imperatore che, probabilmente, si trovava esposta in un luogo pubblico dell’insediamento[20].

Camulodunum fu rasa al suolo e la popolazione massacrata[21]. I Romani furono costretti a intervenire precipitosamente, ma alcune coorti della Legio IX Hispana, al comando del legatus Quinto Petilio Ceriale, furono sconfitte: si salvarono solo cinquecento cavalieri e il loro comandante, mentre i duemila legionari furono massacrati[22].

Nel frattempo, Svetonio Paolino e i suoi legionari, che fino a pochissimo tempo prima erano stati impegnati a combattere contro i Drudi, raggiunsero Londinium (l’odierna Londra), che costituiva il secondo obiettivo dei Britanni. Qui, i Romani, accorgendosi di essere in numero nettamente inferiore, decisero di fare un prudente passo indietro ed evacuare l’insediamento, messo poi a ferro e fuoco dai ribelli, i quali sterminarono tutti gli abitanti che non seguirono il console[23].

Svetonio Paolino mosse poi a Verulamium (l’odierna St. Albans), portando anche qui la popolazione in salvo. Tacito racconta che gli abitanti dei tre insediamenti furono trattati barbaramente dai ribelli e stima che il numero totale delle vittime dei tre attacchi si aggiri tra le 70.000 e le 80.000[24] unità.


LA REAZIONE DEI ROMANI

Dal momento che i tre insediamenti di maggiori dimensioni erano stati rasi al suolo, l’imperatore Nerone aveva seriamente pensato di ritirare l’esercito dalla Britannia, sottostimando il notevole lavoro svolto da Svetonio Paolino. Nonostante il console fosse stato costretto alla ritirata in svariate occasioni, la strategia della terra bruciata aveva però indebolito i Britanni[25]. A questo punto, Svetonio Paolino si ricongiunse al suo esercito, riorganizzando le truppe: furono richiamati i veterani della Legio XX Valeria Victrix, l’intera Legio XIV Gemina, e furono reclutate tutte le truppe ausiliarie disponibili; invece, la Legio II Augusta, vista la situazione disperata, decise di non ricongiungersi all’esercito[26].

Mappa della Britannia con evidenziate le tappe della rivolta di Boudicca (in rosso) e il percorso delle legioni romane intervenute per sedare la ribellione (in blu). Wikimedia Commons, licenza CC0 1.0

La precisa ubicazione della battaglia finale tra l’esercito di Svetonio Paolino e i ribelli di Boudicca rimane ancora ignota, ma avvenne nelle West Midlands, su una via denominata Watling Street[27].

Svetonio Paolino scelse accuratamente il luogo dello scontro decisivo, in modo che fosse molto vantaggioso per il suo esercito ed estremante sfavorevole per i ribelli: si trattava di una gola protetta da una foresta, scelta con lo scopo di costringere la massa di Britanni a infrangersi contro il muro romano[28], che era composto da circa 10.000 uomini[29]. I Romani erano in netta ed evidente minoranza numerica rispetto ai ribelli, ma superiori per disciplina e strategia militare.

I Britanni erano talmente convinti di vincere che portarono anche le proprie famiglie ad assistere all’evento, disponendole su dei carri lungo il perimetro del campo di battaglia. Tacito scrive che Boudicca incitava i ribelli spostandosi su un carro:

[…] vincere bisognava, o perire. Questa essa, donna, si era imposto; agli uomini, se in tal modo piaceva loro, il vivere servi […][30].

Nel momento in cui Svetonio Paolino diede il segnale di battaglia, la fanteria si fece avanti per scagliare i giavellotti. I Britanni arretrarono sia quando furono assaliti dai giavellotti che quando la formazione a cuneo dei Romani iniziò a tagliare le loro file. A quel punto ci fu l’ingresso in battaglia della fanteria ausiliaria e poi della cavalleria, e i ribelli furono quindi messi in rotta. Quando i Britanni capirono che lo scontro era perso, decine di migliaia tentarono di ritirarsi, ma fu inutile[31] poiché i carri da loro disposti lungo le retrovie impedirono la fuga e la ritirata si trasformò ben presto in un massacro[32]. Secondo Tacito, i Romani uccisero all’incirca 80.000 ribelli, a fronte di circa 400 perdite[33]. È probabile che, dopo la vittoria, le truppe romane abbiano raccolto tutte le armi rotte, seppellendo i nemici in grandi fosse o bruciandone i corpi[34].

Tacito racconta che Boudicca si tolse la vita per non finire nelle mani del nemico, avvelenandosi insieme alle figlie[35]. Secondo Cassio Dione[36], invece, sarebbe riuscita a fuggire e, ammalatasi, si sarebbe spenta poco dopo, per poi essere sepolta in un suntuoso sepolcro[37].

In ogni caso, Boudicca e le sue figlie non subirono le ritorsioni dei Romani i quali, probabilmente, le avrebbero prima esposte come trofei di guerra e poi torturate sino alla morte[38].


DOPO LA BATTAGLIA DI WATLING STREET

Tacito e Cassio Dione costituiscono le fonti primarie per i fatti della rivolta di Boudicca. I due offrono versioni discordanti degli eventi, ma la versione di Tacito appare quella migliore, dal momento che la sua principale fonte di informazioni fu il suocero Gneo Giulio Agricola, il quale prese parte alla soppressione della rivolta di Boudicca[39].

Nei suoi scritti, Tacito presenta il punto di vista di entrambi gli schieramenti, descrivendo anche le provocazioni alle quali i Britanni furono sottoposti da parte dei Romani. Lo storico, pur essendo un membro del senato romano, non ammirava le dittature e utilizzò la rivolta per mettere in discussione il modo in cui veniva gestita la provincia della Britannia.

Sia Tacito che Cassio Dione descrivono poi la barbarie dei Britanni e, nello specifico, il trattamento disumano che riservarono alle donne e ai bambini fatti prigionieri[40].

Gli scontri causati dalla rivolta di Boudicca ebbero un forte impatto sulla Britannia, tanto da far ritardare l’avanzata romana di almeno un decennio. Ma la strategia di Svetonio Paolino era stata vincente e permise ai Romani di riprendere il controllo sull’isola. Nei giorni successivi alla battaglia di Watling Street, difatti, furono sottomessi definitivamente tutti i restanti abitanti della Britannia meridionale, avviando un incontrastato dominio della zona, che sarebbe poi durato per oltre tre secoli, spostando infine la capitale da Camulodunum a Londinium[41].

Gaio Svetonio Paolino fu in seguito sollevato dall’incarico dall’imperatore Nerone, il quale decise di inviare Publio Petronio Turpiliano[42] al suo posto.

Successivamente, i Romani ripreso la conquista della Britannia. Nell’84 d.C., il governatore Gneo Giulio Agricola aveva oramai annesso gran parte del nord dell’isola, senza mai riuscire a conquistare le Highlands scozzesi e, di conseguenza, alla fine del I sec. d.C., la provincia della Britannia era arrivata a comprendere il territorio a sud del Vallo di Adriano[43].


LA RISCOPERTA DI BOUDICCA

Nel Medioevo la figura di Boudicca fu dimenticata, al punto tale che il suo nome non appariva in alcuna fonte, per poi ricomparire nel XVI secolo d.C., in seguito alla riscoperta delle opere di Tacito e Cassio Dione da parte di Virgilio Polidoro[44].

Durante il Rinascimento la regina celtica fu spesso associata alla regina Elisabetta I d’Inghilterra, mentre nel XVII secolo fu criticata e definita come una barbara senza controllo[45].

Soltanto in epoca Vittoriana Boudicca diventò un’eroina nazionale, simbolo dell’indipendenza della Britannia di fronte al dominio dei Romani. Il termine “Boudicca”, difatti, significa “Vittoria”, come il nome della regina d’Inghilterra sposa di Alberto di Sassonia. Quest’ultimo decise anche di commissionare un’imponente statua di bronzo (v. la prima immagine) raffigurante la regina celtica Boudicca e le sue figlie mentre guida il carro da guerra, che oggi figura ai piedi del Parlamento inglese, nell’estremo settentrionale del ponte di Westminster; la statua fu eretta nel 1902, a opera dello scultore Thomas Thornycroft[46]. Nella stessa epoca, il poeta Lord Tennyson compose il poema Boadicea, che ebbe un notevole successo, e numerose navi inglesi furono varate con il nome della regina.

Durante il XX secolo, invece, divenne un simbolo della resistenza al potere imperiale e un’icona storica significativa per le suffragette[47] della Women’s Social and Political Union (WSPU) e di altre organizzazioni e gruppi, non necessariamente militanti, in Gran Bretagna[48]. La figura di Boudicca fu scelta da donne come Emmeline Pankhurst, guida del movimento, per un aspetto in particolare: essere donna e madre non le aveva mai impedito o negato il suo diritto a governare. E dunque Boudicca, come modello di ruolo, simboleggiava pienamente le ideologie delle suffragette che sfidavano le tradizionali definizioni del genere femminile[49].

Oggi Boudicca rappresenta un importante simbolo culturale per il Regno Unito. Nel 2017, il primo ministro inglese Theresa May fu soprannominata “la Boudicca della Brexit[50]. In questo caso, sebbene il paragone tra Unione Europea e Impero romano potrebbe risultare profondamente sbagliato, la sola evocazione di Boudicca dimostra la forza che tutt’oggi la regina degli Iceni detiene in Gran Bretagna[51].

Beatrice Boaretto per www.policlic.it


Riferimenti bibliografici

[1] Il legatus Augusti pro praetore era un governatore di una provincia imperiale di rango senatorio dotato di imperium (un potere di stampo militare), delegato dal principe.

[2] M. Iacopi, Roma e la conquista della Britannia, in “Storia in Network”, 1° gennaio 2016, http://www.storiain.net/storia/la-conquista-della-britannia/ (consultato il 22/03/2021).

[3] Tacito, Agricola, I, 14, trad. di C. Giussani, Giulio Einaudi editore, Torino 1968, p. 869: “[…] Svetonio Paolino […] mosse all’attacco dell’Isola di Mona, indiziata di aver somministrato forze ai ribelli […]”; Tacito, Annali, XIV, 29-30, trad. di C. Giussani, Giulio Einaudi editore, Torino 1968, p. 438: “[…] Paolino Svetonio […] si appresta a occupar l’isola di Mona, popolosa d’indigeni e ricetto di profughi”.

[4] R. Hingley, La grande ribellione di Budicca, in “Storica National Geographic”, 22 dicembre 2019,  https://www.storicang.it/a/grande-ribellione-di-budicca_14677 (consultato il 22/03/2021).

[5] Iceni – Boudicca, in “Romano Impero”, https://www.romanoimpero.com/2011/04/boudicca-iceni.html (consultato il 23/03/2021).

[6] Tacito, Agricola, I, 16, trad. di C. Giussani, Giulio Einaudi editore, Torino, 1968, p. 870: “[…] di stirpe regale […]”; Cassio Dione, Storia romana, LXII, 2, trad. di A. Stroppa, BUR, Milano 1999, p. 451: “[…] di stirpe regia […]”.

[7] M. Rubboli, Boudicca: la Regina Celtica che scateno una tremenda vendetta contro l’Impero Romano, in “Vanilla Magazine”, https://www.vanillamagazine.it/boudicca-la-regina-celtica-che-scateno-una-tremenda-vendetta-contro-l-impero-romano/ (consultato il 23/03/2021).

[8] Ibidem.

[9] Boudicca, in “Storie Romane”, http://storieromane.altervista.org/boudicca/ (consultato il 23/03/2021).

[10] M. Rubboli, op. cit.

[11] L. V. Rimola, S. Carozzo, La rivolta della regina Boudica e la strage dell’isola di Mona, in “Academia.edu”, https://www.academia.edu/31224532/La_rivolta_della_Regina_Boudica_e_la_strage_dellIsola_di_Mona (consultato il 25/03/2021).

[12] Ibidem.

[13] Tacito, Annali, XIV, 35, trad. di C. Giussani, Giulio Einaudi editore, Torino 1968, p. 442: “Boudicca […] trascorreva sovra un carro dall’una all’altra gente: – Se pure era costume dei Britanni (essa diceva) il combatter sotto gli ordini di donne […]”.

[14] S. Riemma, I nemici di Roma, in “Storia Romana e Bizantina”, 14 aprile 2016, https://www.storiaromanaebizantina.it/i-nemici-di-roma/ (consultato il 25/03/2021).

[15] La collana o torque era un monile maestoso che simboleggiava uno status sociale elevato. Per approfondire: K. Whitecrow Heusch, La Torque. Un viaggio al collo degli Dei, in “Academia.edu”, https://www.academia.edu/15524001/La_Torque.

[16] Cassio Dione, op. cit., pp. 451-3.

[17] R. Hingley, op. cit.

[18] Ibidem.

[19] Camulodunum (nome latinizzato del toponimo celtico Camulodunon) era denominata anche Colonia Claudia e, soltanto in seguito alla distruzione provocata dalla rivolta di Boudicca e alla successiva ricostruzione, avrebbe assunto l’appellativo di Victrincensis, cfr. https://narraredistoria.com/2020/07/11/il-veterano-camulodunum-nascita-e-distruzione-della-prima-colonia-romana-in-britannia/ (consultato il 16/07/2021).

[20] La testa fu ritrovata nel 1907 nel fiume Alde, nel Suffolk, a 60 km da Colchester, e oggi si conserva presso il British Museum di Londra, cfr. R. Hingley, op. cit.

[21] R. Hingley, op. cit.

[22] Boudicca, in “Storie Romane”.

[23] R. Hingley, op. cit.

[24] M. Rubboli, op. cit.; a testimonianza della furiosa reazione verso i conquistatori romani sono stati scoperti dagli archeologi degli spessi strati di bruciato risalenti al 60 d.C., cfr. R. Hingley, op. cit.

[25] M. Rubboli, op. cit.

[26] Boudicca, in “Storie Romane”.

[27] M. Rubboli, op. cit.

[28] Boudicca, in “Storie Romane.

[29] R. Hingley, op. cit.

[30] Tacito, Annali, XIV, 35, trad. di C. Giussani, Giulio Einaudi editore, Torino 1968, p. 442.

[31] R. Hingley, op. cit.

[32] J. J. Mark, tradotto da M. Di Paolo, Budicca, in “World History Encyclopedia”, 8 novembre 2013, https://www.worldhistory.org/trans/it/1-507/budicca/ (consultato il 07/04/2021).

[33] Tacito, op. cit., p. 443: “Narrano taluni che poco meno di ottantamila Britanni caddero, mentre da parte nostra gli uccisi furono circa quattrocento […]”.

[34] R. Hingley, op. cit.

[35] Ibidem: “Boudicca si diede la morte col veleno”.

[36] Cassio Dione, Storia romana, LXII, 12, trad. di A. Stroppa, BUR, Milano 1999, p. 471: “Tuttavia ne fuggirono diversi (Britanni) e si prepararono a dare di nuovo battaglia. Nel frattempo […] Boudicca, ammalatasi, si spense: i Britanni ne furono terribilmente addolorati, le diedero sepoltura celebrando un funerale suntuoso […]”.

[37] Generazioni di archeologi, dal XVI al XIX secolo, hanno cercato invano il luogo di sepoltura di Boudicca e delle sue figlie; tale posto, presumibilmente, si trova a Stonehenge, oppure nel Norfolk o a nord di Londra, cfr. R. Hingley, op. cit.

[38] R. Hingley, op. cit.

[39] J. J. Mark, op. cit.

[40] Ibidem.

[41] Ibidem.

[42] M. Rubboli, op. cit.

[43] R. Hingley, op. cit.

[44] Iceni – Boudicca, in “Romano Impero”.

[45] R. Hingley, op. cit.

[46] Iceni – Boudicca, in “Romano Impero.

[47] R. Hingley, op. cit.

[48] M. Johnson, Boadicea and British Suffrage Feminists, in “Academia.edu”, https://www.academia.edu/9239198/Boadicea_and_British_Suffrage_Feminists (consultato il 16/07/2021).

[49] R. Hingley, op. cit.

[50] Ibidem.

[51] Ibidem.

 

 

 

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