L’agricoltura paga il conto più salato per la crisi energetica

L’agricoltura paga il conto più salato per la crisi energetica

L’agricoltura sta pagando un prezzo altissimo per la crisi energetica in corso. Dopo la tenuta durante il periodo di pandemia e nella successiva ripresa, infatti, l’aumento delle bollette si è abbattuto su questo comparto come una tempesta perfetta. Si tratta di una nuova minaccia che rischia di mettere in difficoltà i produttori e di far aumentare i prezzi per i consumatori. Si sa che la situazione è particolarmente ardua a causa dei rincari dell’energia che si sommano a una crisi logistica, con gravi ripercussioni sulla competitività delle nostre aziende. Nel 2022 c’è stato un rincaro medio a carico delle aziende vitivinicole pari al 10%[1] a bottiglia a causa di una “tempesta energetica” che peserà per 1,3 miliardi di euro di costi aggiuntivi, tra aumenti monstre di bollette, materie prime e trasporti. Un disastro competitivo, questo, per un settore campione del made in Italy sia in ottica export che di consumo interno, costretto a modificare i listini per non lavorare in perdita.

In particolare, i costi complessivi della bolletta elettrica, da aggiungere al complesso dei rincari di trasporti, carta, vetro, legno etc, sono gravosi. Si temono forti ripercussioni nel commercio con l’estero. L’Italia, infatti, è il Paese più esposto al rincaro di gas naturale ed energia rispetto ai concorrenti francesi e spagnoli che possono invece contare su mix energetici differenti e policy di contrasto più efficaci[2]. Il rischio concreto è di perdere quote di mercato, non solo a vantaggio dei Paesi del nuovo mondo produttivo, ma anche dei competitor europei. Il mio partito ha dato il suo contributo ai decreti che il Governo ha fatto per contrastare i rincari, nella consapevolezza che quando scoppia un incendio bisogna spegnerlo con tutti i mezzi possibili e disponibili.

Siamo riusciti a ottenere misure importanti un nuovo annullamento delle aliquote sugli oneri generali di sistema, il credito di imposta per le imprese energivore e l’allargamento dei beneficiari delle agevolazioni per utenti domestici.

Sono convinta che ora, in ogni caso, l’Italia debba voltare pagina e dotarsi di una politica energetica di ampio respiro: bisogna investire sui rigassificatori, sbloccare le estrazioni del gas naturale italiano, puntare su siti di stoccaggio per far fronte alle crisi, e meno burocrazia sui piani di produzione e approvvigionamento energetico. L’ideologia è l’ostacolo principale sulla strada dell’indipendenza energetica.

La pandemia prima e la crisi ucraina poi hanno messo in evidenza i limiti dell’approccio globale delle catene di approvvigionamento. Negli ultimi due anni, e in particolare negli ultimi mesi, stiamo constatando quanto pesino sul settore primario le conseguenze di un’eccessiva interdipendenza economica e specializzazione geografica. Pensiamo a un esempio eclatante, ovvero quello del grano tenero: i 2/3 delle esportazioni globali sono nelle mani di cinque nazioni (Russia, Stati Uniti, Canada, Francia e Ucraina[3]). Nel caso specifico dell’Italia, importiamo circa il 60% di grano tenero utilizzato per la pasticceria e per la panificazione. Lo importiamo principalmente da Paesi membri UE (23% Ungheria, 16% Francia, 12% l’Austria), mentre dai due Paesi coinvolti nel conflitto ne importiamo circa il 6%, una percentuale importante ma non determinante. Tuttavia, proprio l’interdipendenza economica globale fa sì che l’Italia non sarà al riparo dagli scossoni provocati dal rallentamento delle esportazioni di grano tenero ucraino e russo nel mondo (destinate soprattutto in Asia e in Africa).

Bisogna constatare che quest’ultimo aspetto collaterale della crisi ucraina in corso viene spesso sottovalutato, anche in relazione alle sue possibili conseguenze sull’Europa: bisogna pensare, infatti, che 45 paesi africani importano almeno 1/3 del grano dall’Ucraina e dalla Russia. Tra questi, ben 18 ne importano almeno il 50%[4]. Tra di essi, vi sono anche Paesi come il Burkina Faso, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e lo Yemen[5], in cui da anni sono in atto gravi crisi umanitarie che potrebbero peggiorare ulteriormente senza il grano ucraino e russo (e senza i fertilizzanti). La guerra, quindi, non rischia solo di innescare crisi del gas ma anche una crisi alimentare senza precedenti[6]. A quel punto dovremmo preoccuparci non solo di creare corridoi umanitari per chi, spinto dalla fame, lascerà la propria terra per cercare riparo sulle coste italiane, ma dovremo attuare anche dei “corridori alimentari” per salvare dalla carestia le popolazioni di Paesi già di per sé poveri.

Tornando alla questione generale, è evidente che l’interdipendenza economica globale inneschi speculazioni sul mercato internazionale dei prezzi: non a caso, dallo scorso 24 febbraio 2022 abbiamo visto come alla Borsa merci di Chicago la quotazione del grano tenero in consegna a marzo ha mostrato oscillazioni giornaliere molto marcate ma in netto rialzo.

E la necessità di prevenire i contraccolpi di un sistema commerciale basato principalmente su interdipendenza economica e su specializzazione geografiche era già emersa prima dello scoppio del conflitto ucraino. Lo vediamo sul caso del grano duro: l’Italia ne è secondo produttore al mondo dopo il Canada. La produzione nazionale, però, non basta a coprire l’altissimo fabbisogno annuale delle industrie molitorie e pastaie italiane. Ciò fa sì che l’Italia sia, dunque, anche un Paese importatore di grano duro. La crisi ucraina non influisce granché dal momento che non importiamo grano duro dall’Ucraina e ne importiamo solo una percentuale irrisoria dalla Russia. Il Canada è il Paese da cui importiamo la maggior percentuale di grano duro (il 46% del totale importato)[7]. Una tale eccessiva dipendenza dalle esportazioni canadesi ci ha esposto alle oscillazioni dei prezzi nel 2021, in corrispondenza con il crollo del 59,6% dei raccolti in Canada a causa della siccità che ha colpito una vasta area del Paese.

Nonostante ciò, le intenzioni di semina per l’annata 2021/22, diffuse recentemente dall’Istat, evidenziano una flessione delle superfici destinate in Italia a frumento duro (-1,4%) che dovrebbero scendere a 1,21 milioni di ettari[8]. Una flessione che rientra nella tendenza registrata nell’ultimo decennio (2010-2019) che ha visto le superfici a seminativi scendere del 3,7%. Serve necessariamente un’inversione di rotta, e la guerra in Ucraina dovrebbe aver fatto scattare il campanello d’allarme per comprenderlo.

Per quanto riguarda il mais, invece, l’Italia ne importa il 53% del proprio fabbisogno totale. Di tale percentuale, il 15% viene dall’Ucraina[9]. Su questa materia prima, dunque, oltre all’aumento dei prezzi per l’indisponibilità sul mercato globale, scontiamo anche le conseguenze delle mancate importazioni dirette. Analogo discorso si potrebbe fare per i semi oleosi. Più in generale, i problemi sull’approvvigionamento delle materie prime agricole devono indurre il Governo italiano a pretendere in sede europea una strategia comune sul fabbisogno alimentare.

Per questo, con una mozione in Parlamento, ho chiesto l’impegno ad alzare la voce in sede UE per ottenere sanzioni più efficaci contro quei Paesi membri tentati dall’adottare politiche protezionistiche contrarie ai trattati istitutivi. Si tratta soltanto di far rispettare il diritto alla libera circolazione delle merci originarie degli Stati membri che è uno dei cardini del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (articolo 28 del TFUE).

Se è vero che la reazione alla guerra ha unito l’Europa come mai era successo prima, dobbiamo riscontrare quest’unità tradotta non solo nelle dichiarazioni, seppur nobili. In primis penso, dunque, all’adozione di una strategia europea per l’approvvigionamento e per la sicurezza alimentare che possa contribuire a stabilizzare i prezzi. Un passaggio cruciale è senz’altro la creazione di un sistema di stoccaggi europei per le materie prime agricole che possano costituire una riserva solidaristica per i Paesi comunitari che rischiano di trovarsi a fronteggiare difficoltà improvvise. Una proposta, questa, che ho chiesto al Governo di portare sul tavolo comunitario.

Messi alle strette dalle conseguenze di un’eccessiva dipendenza dalle importazioni di materie prime agricole, l’obiettivo prioritario da raggiungere deve essere quello dell’autosufficienza alimentare. Per farlo, non ci sono alternative: questo è il momento di aumentare la produzione agricola nazionale. Lo ha capito anche l’UE con la deroga temporanea per consentire la produzione di colture per scopi alimentari e mangimi su terreni incolti e che in Italia dovrebbe portare potenzialmente a 200mila ettari di nuovi terreni in più da coltivare. Però, accanto alle deroghe applicate poi a livello nazionale, serve intervenire strutturalmente su aspetti collaterali che influiscono sulla produzione agricola. Per non far sì che questa deroga si riveli tardiva, infatti, non possiamo sottovalutare l’effetto scoraggiante sul lavoro nei campi che potrebbe avere in una tale fase il mantenimento di incentivi all’installazione di impianti fotovoltaici a terra. Nell’individuazione delle “aree idonee” all’installazione di suddetti impianti non deve esserci spazio per ambiguità e i confini vanno delimitati in modo tale da preservare il consumo del suolo. Non è il momento di sottrarre terre alla produzione agricola!

Per ottimizzare le rese ed evitare di “mangiarsi” terreno in un momento fondamentale per l’autosufficienza alimentare come questo, un altro impegno che ho chiesto al Governo è quello di investire sulla tecnologia e sulla formazione.

In particolare, è opportuno sollecitare le Istituzioni UE sulla necessità di dare il via libera definitivo alle tecnologie di evoluzione assistita TEA. Trattasi di un tema da affrontare senza i paraocchi dell’ideologia: le TEA non hanno nulla a che vedere con gli OGM, eppure sono bloccate perché normativamente equiparate a questi ultimi nella legislazione vigente risalente al 2001. Ricordo che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nel 2018, stabilendo in una sentenza che la legislazione competente sui TEA fosse quella degli OGM, ha altresì riconosciuto le differenze e, di fatto, chiesto un intervento normativo all’Europa. Va sollecitato perché c’è bisogno – come non mai – dell’applicazione di tecnologie che consentano l’introduzione di miglioramenti genetici mantenendo inalterate le caratteristiche distintive di ogni varietà. Così come ho chiesto al Governo di pensare in prospettiva e di investire sulla formazione dei tecnici nel mondo dell’agricoltura e di chi sarà chiamato ad applicare la tecnologia nei campi. L’agricoltura di domani ha bisogno di professionisti formati oggi, mediante la promozione della ricerca e il sostegno alle Università agrarie, di cui va anche incentivata l’interazione con agronomi e agricoltori. Bisogna tradurre in realtà l’impegno preso con l’accoglimento di un mio odg[10] nell’ambito del provvedimento di riforma degli Istituti Tecnici Superiori che chiedeva di incrementare il numero di percorsi formativi specializzati e dedicati alla meccanica agraria, prevedendo altresì l’istituzione negli istituti superiori di Agraria e negli istituti tecnici di uno specifico indirizzo in “Agromeccanica”.

Per finire, vorrei sottolineare che, con l’aumento dei prezzi energetici, non basteranno deroghe sulla coltivazione dei terreni incolti se non si fornirà un sostegno più fattivo agli agricoltori in difficoltà. Con le bollette così alte e il prezzo del gasolio alle stelle, quante imprese agricole si ritroveranno nella condizione di chiudere poiché i guadagni non coprono le spese?

Il premier Draghi ha detto che questo è il momento di dare, e non quello di togliere. Tale concetto ha maggiore valenza per gli agricoltori, i quali sono i più colpiti dalla tempesta perfetta che si è abbattuta sul loro settore tra pandemia, aumenti energetici e mancanza di materie prime.

 

 


Per approfondire

La mozione dell’On. Spena del 19/04/2022, riguardante la crisi Ucraina:

https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=1/00631&ramo=CAMERA&leg=18;

La sospensione delle misure PAC:

http://www.ilnuovoagricoltore.it/wp-content/uploads/2022/03/Decisione-di-esecuzione-23-03-2022-deroghe-2022-inverdimento.pdf;

I dati Ismea sul grano tenero:

https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F7%252F4%252FD.efbb04d534cc5765c13a/P/BLOB%3AID%3D11732/E/pdf.


[1] Redazione, Vino: con rincari +10% listini, ma aumento finale al 20-30%, in “Ansa”, 08/02/2022, link: https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2022/02/08/vino-con-rincari-10-listini-ma-aumento-finale-al-20-30_5d37a37f-f76b-4b9e-863a-ea978fdc5625.html.

[2] Confindustria, L’economia italiana alla prova del conflitto ucraino, Primavera 2022, pp. 46-47, link: https://doc.confindustria.vicenza.it/sito/docweb.nsf/0/01BCD942C166944EC125881B00429319/$File/Rapporto_di_previsione_CSC_020422_Confindustria.pdf.

[3] Ismea, L’impatto della crisi Russia-Ucraina sui prezzi dei cereali, Marzo 2022, p. 10, link: https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F6%252Ff%252FD.ea4f2e84a9bb49482db3/P/BLOB%3AID%3D12061/E/pdf.

[4] L. Tirabassi, È in gioco l’equilibrio mondiale, in “Italia Oggi”, 22/03/2022, link: https://www.italiaoggi.it/news/e-in-gioco-l-equilibrio-mondiale-2556227.

[5] Ibidem.

[6] Cfr. l’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Spena l’01/04/2022, disponibile al seguente link: https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/11730&ramo=CAMERA&leg=18.

[7] Ismea, L’impatto della crisi Russia-Ucraina sui prezzi dei cereali, Marzo 2022, p. 12, link: https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F6%252Ff%252FD.ea4f2e84a9bb49482db3/P/BLOB%3AID%3D12061/E/pdf.

[8] I dati Istat sono disponibili sotto la voce “Intenzioni di semina” al seguente link: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCSP_COLTIVAZIONI.

[9] Ismea, L’impatto della crisi Russia-Ucraina sui prezzi dei cereali, Marzo 2022, p. 5, link: https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252F6%252Ff%252FD.ea4f2e84a9bb49482db3/P/BLOB%3AID%3D12061/E/pdf.

[10] L’ordine del giorno può essere consultato al seguente link: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0543&tipo=documenti_seduta.

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