Quella volta in cui Violante cambiò il nome al gruppo leghista e Mattarella rispose a Pagliarini

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Prima Lega Nord, poi solo Lega. Quando si pensa al partito che fu di Bossi e ora è di Salvini, si rischia di appiattirsi sul presente, senza ricordare quello che la Lega è stata negli anni e soprattutto quello che era in principio. Può essere interessante ripercorrere la storia delle forze politica italiane, attuali e non, per rintracciarne gli elementi di continuità o di radicale differenza rispetto al passato.

A proposito di memoria e di storia politica italiana, forse pochi ricorderanno un episodio dell’ormai lontano 1996. Lo scenario era quello subito successivo alle elezioni politiche del 21 aprile, che sancirono la vittoria del centrosinistra. Il 15 maggio si tenne infatti alla Camera dei Deputati una seduta caratterizzata dall’annuncio dei nuovi gruppi parlamentari appena formati[1]. Il neo-presidente dell’istituto parlamentare, Luciano Violante, al momento dell’elencazione dei vari gruppi con i rispettivi presidenti si espresse così, riferendosi alla Lega Nord:

Comunico altresì che si è costituito il gruppo parlamentare cui aderiscono i deputati eletti nella lista della Lega Nord, che hanno eletto loro presidente l’onorevole Giancarlo Pagliarini e vicepresidenti gli onorevoli Domenico Comino e Pietro Fontanini.
Debbo far presente in proposito che la Presidenza non ritiene ammissibile la denominazione “Lega Padania Indipendente” comunicata dal gruppo in questione.
Tale denominazione contrasta, infatti, con il principio fondamentale dell’unità ed indivisibilità della Repubblica sancito dall’articolo 5 della Costituzione.
Il gruppo in questione assume quindi provvisoriamente la denominazione “Lega Padania”, con riserva di modificarla successivamente d’intesa con il gruppo stesso[2].

Alle parole di Violante seguì la reazione di Giancarlo Pagliarini, presidente del gruppo in questione e “leghista della prima ora”. Oltre a fare un richiamo al regolamento della Camera, nello specifico agli articoli 5 e 12, Pagliarini si appellò a una frase pronunciata proprio da Violante: “Fare politica significa prima di ogni altra cosa sforzarsi di capire le ragioni degli altri” [3]. Una frase che Violante avrebbe disconosciuto e contraddetto attraverso la decisione presa.

Successivamente il Pagliarini iniziò un corollario di vari riferimenti a principi giuridici di varia natura, come la Carta dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, che considera l’indipendenza un valore fondamentale come la libertà. Carta con la quale, secondo l’esponente leghista, la decisione di Violante era in contrasto.

Dalla Carta ONU alla Costituzione. Per la precisione all’articolo 139, secondo il quale la forma Repubblicana è l’unico aspetto immodificabile della Costituzione. Da questo punto di vista Pagliarini fece notare che, nonostante il citato articolo, era stato accettato in passato il gruppo monarchico, che era in sostanziale contrasto con la forma repubblicana.

Per concludere il suo interessante intervento, Pagliarini scelse l’articolo 21 della nostra Carta Costituzionale, il quale garantisce il diritto di tutti di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la  parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Il richiamo a tale principio avrebbe giustificato l’intenzione del partito leghista:

Ebbene, noi desideriamo manifestare liberamente il nostro pensiero dando il nome di Lega Padania Indipendente al nostro gruppo parlamentare nella Camera dei Deputati. Io e tutti i miei colleghi siamo convinti che questo sia un nostro diritto, al quale lei non può, moralmente e giuridicamente opporsi. Non può opporsi perché i principi di libertà e di indipendenza sono valori che in un paese civile devono essere rispettati sempre, in ogni momento ed in ogni circostanza. Pertanto, io ed i miei colleghi le chiediamo di rispettare tali valori e di rivedere la sua incredibile decisione[4].

Questione delicata, dunque. Che ovviamente andava oltre la scelta del nome in sé. Quello che era in gioco era un principio politico-ideologico fondante per la Lega, quello della rappresentanza delle istanze di indipendenza di una certa parte del nord industriale d’Italia. Quella parte che costituiva la base elettorale del partito di Bossi. Una base elettorale, tra l’altro, in fase di crescita in una tornata in cui la scelta di correre da soli portò al “Carroccio” in dote un bel 10,07% e la possibilità di crescere ancora in tutta la parte settentrionale dello stivale.

Nel dibattito intervennero vari deputati, Marco Taradash, Paolo Armaroli, Luigi Berlinguer, Oliviero Diliberto, Marco Boato, Marco Follini, Diego Masi, Alessandra Mussolini, Giuseppe Del Barone. Nomi di una certa risonanza mediatica anche oggi.

Non ce ne vorranno gli altri, ma l’intervento di maggiore valenza simbolica è, con l’evidente “senno del poi”, quello dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella[5]. Mattarella, dopo aver espresso il suo assenso e quello di tutto il gruppo dell’Ulivo alla decisione di Violante, rispose direttamente alle dichiarazioni di Pagliarini. In particolare, Mattarella pose l’accento sul paragone forse eccessivamente audace del collega leghista:

Non ha rilievo, collega Pagliarini, il riferimento all’articolo 139 della Costituzione, alla questione monarchia-repubblica: si tratta di una questione che storicamente e logicamente viene dopo l’essenza stessa della Repubblica, dello Stato nella sua unità. Non si sarebbe posto il problema monarchia-repubblica se prima non vi fosse stato questo paese, il suo stato nella sua unitarietà[6].

La sostanza viene prima della forma, ma questo non vuol dire che la forma non abbia importanza. E, quindi, proseguendo su questa linea, Mattarella concluse il suo intervento sottolineando la sostanziale impossibilità di avere alla Camera dei Deputati un gruppo parlamentare con un nome in evidente contrasto con la natura unitaria che caratterizza l’Italia dal 1861:

Vorrei far notare infine al collega Pagliarini e ai colleghi del suo gruppo che è vero che nella storia del paese vi sono state liste elettorali con denominazioni contenenti il termine “indipendenza”, ma un gruppo parlamentare in quest’aula è un organo di questa Camera, di quest’unica Camera, che è organo di quest’unica Repubblica e di questo il Presidente ha tenuto conto[7].

L’intervento di Mattarella fu accompagnato dagli applausi dei deputati dei gruppi dell’Ulivo e di Rifondazione Comunista. A più di vent’anni da quel fatto è interessante riflettere sulla mutazione genetica del partito delle “camicie verdi”, che oggi ha caratteristiche radicalmente diverse da quelle del partito di Bossi e che rivolge il suo messaggio ormai all’Italia nella sua totalità.

 

Federico Paolini per Policlic.it


Riferimenti bibliografici 

[1] Camera dei deputati, Assemblea, Resoconto stenografico, XIII Legislatura, Seduta del 15 maggio 1996.

[2] Ivi, p. 42.

[3] Ivi, p. 50.

[4] Ibidem.

[5] Ivi, p. 56.

[6] Ibidem.

[7] Ivi, pp. 56-57.

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Federico Paolini
Giornalista pubblicista dal 2016, laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'università La Sapienza di Roma. Mi interesso di politica in tutte le sue forme, nazionale ed internazionale. In particolare cerco di rintracciare nella storia politica del nostro Paese e non, le chiavi di lettura del contesto attuale, sempre in ottica comparativa e per quanto possibile non nostalgica. Ritengo necessario un ritorno all'utilizzo diffuso dell'analisi e del pensiero critico, per questo ho sposato convintamente il progetto di Policlic. Un progetto ambizioso e senza preclusioni ideologiche, che mira a riaccendere la scintilla della passione per la partecipazione e la riflessione. Con umiltà e cultura del lavoro spero di contribuire al perseguimento di questi obiettivi fondamentali. Mi occupo della redazione Storia.

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