Alla conquista dello spazio: speciale allunaggio – Parte I

Fonte: Wikimedia

Stando alla definizione fornita dall’Istituto Treccani nel suo “Vocabolario della lingua italiana”, il termine passo viene comunemente impiegato per descrivere:

ciascuno dei movimenti ritmici e alterni degli arti mediante i quali, nella deambulazione, si compie la traslazione del corpo in avanti (o anche, in via eccezionale, indietro) sia negli uomini che negli animali”[1].

In altre parole, esso costituisce un atto elementare attraverso il quale le specie viventi soddisfano i loro bisogni immediati, una funzione all’apparenza basilare data l’estrema disinvoltura con cui viene replicata da organismi semplici e complessi. Eppure, in quelle interminabili ore a cavallo fra il 20 e il 21 luglio di cinquant’anni fa, il “piccolo passo” compiuto dall’astronauta Neil Armstrong (1930-2012) avrebbe rappresentato uno dei momenti più alti nel capitolo delle esplorazioni spaziali, il preludio di un “gigantesco balzo” destinato a cambiare per sempre il nostro modo di percepire il cosmo: per la prima volta nella sua storia, infatti, l’uomo è riuscito nell’impresa di superare qualsiasi limite fisico e biologico conquistando un altro corpo celeste, la Luna. Mai fino ad allora il nostro unico satellite, Musa ispiratrice dei grandi poeti del passato e sinonimo di irraggiungibilità, era apparso così vicino da poter essere sfiorato con un dito.


I prodromi della missilistica: il contributo tecnologico di Von Braun

L’episodio dell’allunaggio si inserisce all’interno della leggendaria “corsa allo spazio”, formula di grande impatto mediatico utilizzata per designare l’ultima frontiera di quel confronto politico, ideologico e militare conosciuto con il nome di Guerra Fredda. È bene tuttavia sottolineare come le radici di una simile competizione affondassero nell’esperienza traumatica del Secondo conflitto mondiale, quando la sconfitta del Terzo Reich e l’occupazione del suolo tedesco offrirono agli Alleati libero accesso ai programmi segreti elaborati dei nazisti, molti dei quali concernenti i settori della missilistica e della scienza aerospaziale.

I primi esperimenti in tale direzione erano stati intrapresi sul finire degli anni ’20 dagli scienziati della Repubblica di Weimar, all’epoca riuniti in una piccola associazione professionale chiamata Verein für Raumschiffahrt (Società per il Volo Spaziale). Perché i loro progetti riuscissero a catturare l’interesse delle gerarchie militari bisognò nondimeno attendere il 1932, quando lo Stato Maggiore del Reichswehr[2] commissionò diversi studi relativi a una loro possibile applicazione nel campo della balistica. Benché avesse imposto severe limitazioni allo sviluppo e all’impiego di artiglierie di grosso calibro, infatti, il trattato di Versailles (28 giugno 1919) non contemplava alcuna restrizione sull’utilizzo dei proiettili auto-propulsi, offrendo così un utile appiglio per l’aggiramento delle disposizioni in esso contenute. Di lì a breve, il trionfo del nazionalsocialismo e l’ascesa di Hitler avrebbero favorito l’allocazione delle risorse economiche indispensabili al perfezionamento di simili dispositivi.

Fu a partire da questo travagliato momento storico che la figura di Wernher von Braun (1912-1977), all’epoca studente universitario e collaboratore del fisico Hermann Julius Oberth (1894-1989), iniziò a farsi prepotentemente strada. Figlio del barone Magnus von Braun (1878-1972) ed esponente dell’aristocrazia conservatrice prussiana, Wernher si era avvicinato al mondo dell’astronomia in tenera età grazie all’influsso della madre Emmy (1886-1959), anche se lo scarso rendimento nelle materie scientifiche sembrava costituire un ostacolo insormontabile per qualsiasi velleità accademica. L’episodio che avrebbe cambiato per sempre il corso della sua esistenza si consumò durante il 1925, quando l’acquisto di un manuale tecnico intitolato Die Rakete zu den Planetenräumen (Il missile nello spazio interplanetario) lo convinse ad applicarsi più assiduamente nelle materie scientifiche, arrivando peraltro a eccellervi. Nove anni dopo, il capitano d’artiglieria Walther Dornberger (1895-1980) gli assicurò una borsa di studio presso un reparto dove si stavano testando razzi a propellente solido, il Waffenamt Prüfwesen 1/1 di Kummersdorf, in seguito trasferito nella località baltica di Peenemünde. Tra il 1937 e il 1945, quest’ultima sarebbe divenuta il cuore pulsante del programma missilistico tedesco.


 L’antesignano dei moderni vettori orbitali: la V-2

Una volta assunta la direzione della base e dell’intero personale, von Braun riunì sotto la propria egida un’équipe composta dai migliori fisici del Terzo Reich, occupandosi al tempo stesso della progettazione dell’intera famiglia dei razzi “Aggregat. I suoi sforzi, frustrati da numerosi fallimenti e da difficoltà all’apparenza insormontabili, culminarono nella realizzazione del famigerato missile a corto raggio A-4, meglio noto al grande pubblico con la sigla di V-2. Ultimo ritrovato delle cosiddette Vergeltungswaffen, le prodigiose “armi di rappresaglia” con le quali il Führer intendeva rovesciare le sorti del conflitto, esso si presentava come un vettore balistico a guida radio spinto da un motore a combustibile liquido. La mole imponente, testimoniata da una lunghezza complessiva di 14 metri e da un diametro di 1,65 metri, conferiva all’ordigno una massa totale di 12.700 chilogrammi, 725 dei quali costituiti dalla sola testata in amatolo[3] [4].

A dispetto dei risultati incoraggianti ottenuti dal prototipo precedente, il volo nubile della V2[5] si sarebbe risolto in un fiasco completo: dopo aver percorso una traiettoria di appena 1,5 chilometri, il razzo terminò la propria corsa nelle fredde acque del Mar Baltico a causa di un malfunzionamento del giroscopio. Più proficuo risultò essere il tentativo del 3 ottobre seguente, quando il missile raggiuse un’altitudine massima di 90 chilometri e un’incredibile velocità di 1340 metri al secondo (4824km/h), divenendo così il primo oggetto costruito dall’uomo ad aver sfiorato i confini dello spazio.[6] Commentò in proposito il capitano Dornberger, promosso a responsabile del coordinamento con il programma Fieseler Fi 103[7]:

“Abbiamo invaso lo spazio con i nostri razzi e, per la prima volta, abbiamo usato lo spazio come ponte tra due punti della Terra. […] Abbiamo dimostrato che la propulsione a razzo è praticabile per i viaggi spaziali. […] Questo terzo giorno di ottobre è il primo di una nuova era dei trasporti, quella dei viaggi spaziali.”[8]

Perché l’arma ricevesse il proprio battesimo del fuoco fu necessario attendere l’8 settembre 1944, data in cui una singola V-2 partita dall’Olanda cadde nei pressi della stazione metro di Porte d’Italie, a Parigi, fortunatamente senza causare vittime o danni estesi. Piuttosto massiccia fu invece la campagna di bombardamenti rivolta contro la Gran Bretagna e la sua popolazione, destinata a reclamare nell’arco di sei mesi le vite di 2.754 civili fra uomini, donne e bambini.[9] A differenza delle lente e goffe V-1, infatti, questi vettori potevano contare su una totale invulnerabilità nei confronti della contraerea nemica, limitandone il tempo di reazione a una manciata di secondi grazie alla traiettoria parabolica e all’impressionante velocità di rientro.

L’impiego delle Wunderwaffen[10] contro l’indiscutibile supremazia numerica degli Alleati non sarebbe però bastato a salvare il Terzo Reich dall’annichilimento: alle ore 23:01 dell’8 maggio 1945, dopo giorni di trattative frenetiche condotte dai rappresentanti del neo-costituitosi “Governo di Flensburg”[11], le esigue forze della Wehrmacht[12] cessarono qualsiasi forma di resistenza armata. Neanche una settimana prima, von Braun e altri 500 collaboratori si erano arresi alle truppe americane di stanza a Reutte, in Austria. È bene sottolineare come la scelta di consegnarsi a quest’ultime rispondesse alla chiara esigenza di scongiurare un eventuale processo per crimini di guerra, dal momento che il programma missilistico non aveva soltanto causato la morte di migliaia di innocenti in tutta Europa, ma anche richiesto lo sfruttamento di manodopera che lavorasse nelle fabbriche sotterranee della Mittelwerk e del Mittelbau-Dora.[13] Nonostante la gravità dei capi d’imputazione, l’OSS[14] avrebbe comunque offerto allo scienziato tedesco e al suo entourage la possibilità di trasferirsi negli USA per proseguire le loro ricerche: era il preludio dell’Operazione Paperclip, una delle più imponenti iniziative per il reclutamento e per il technology transfer che la storia ricordi.[15]


La “corsa allo spazio”: la fuga in avanti dei sovietici…

Non bisognò attendere a lungo perché i sovietici adottassero le contromisure idonee a bilanciare le iniziative statunitensi. Pur avendo goduto di un notevole know how a livello teorico ed empirico, infatti, l’industria aerospaziale del Cremlino era stata fortemente penalizzata dalle purghe scatenate quasi un decennio prima da Stalin (1879-1853), al punto da doversi affidare in misura crescente al lavoro svolto dai fisici nazisti nella base di Peenemünde. La natura di una simile partnership, tuttavia, non fu affatto pacifica: tra gli episodi più significativi occorre menzionare quello consumatosi nella notte del 22 ottobre 1946, quando alcuni reparti dell’NKVD[16] e dell’esercito trasferirono in Russia 2.200 tecnici affinché lavorassero per il programma spaziale diretto dall’ingegnere Sergej Korolëv (1907-1966). Questo, unito alle ingenti risorse finanziarie profuse da Nikita Chruščëv (1894-1971) tramite il sesto e il settimo piano quinquennale, avrebbero consentito a Mosca di colmare l’enorme divario tecnologico esistente.

Per comprendere i motivi dietro un’accelerazione così drastica, è imperativo tener conto del cospicuo vantaggio numerico goduto dagli Stati Uniti in fatto di armamenti nucleari, superiorità alla quale l’URSS tentò di far fronte realizzando numerosi vettori in grado di colpire le maggiori città del continente. Il primo della sua generazione fu il R-7 “Semyorka”, un missile balistico intercontinentale (ICBM) a due stadi lungo 34 metri, largo 10,3 metri e pesante 280 tonnellate[17]. Nonostante l’eccellente autonomia di quasi 9.000 chilometri e la testata da 3 chilotoni, i problemi da cui era afflitto ne avrebbero sensibilmente limitato l’efficacia operativa: oltre agli elevatissimi costi di esercizio e di sviluppo, infatti, il razzo necessitava di quasi una giornata per poter essere rifornito, mentre le gigantesche rampe di lancio ne facevano un bersaglio vulnerabile in caso di attacco aereo. Come se ciò non bastasse, l’elevata corrosività del propellente impediva di mantenerlo in posizione di lancio per più di 24 ore, obbligando il personale di terra a ripetere le procedure per il riarmo al termine di ogni esercitazione.

Il vero successo dell’R-7 sarebbe invece arrivato nel ruolo di lanciatore orbitale, contribuendo in ultima istanza a traghettare l’Unione Sovietica verso una stagione di grandi trionfi: nella notte fra il 4 e il 5 ottobre 1957 Radio Mosca, l’emittente internazionale del Cremlino, annunciò al mondo intero che lo Sputnik 1 era divenuto il primo satellite artificiale ad aver raggiunto lo spazio cosmico; neppure un mese dopo la cagnolina Kudrjavka, meglio nota in Occidente come il nome di Laika[18], sarebbe stata sacrificata sull’altare della scienza per studiare gli effetti del volo spaziale sugli organismi viventi; il terzo primato nel campo dell’astronautica venne conseguito il 12 aprile 1961 dal cosmonauta Jurij Gagarin (1934-1968), quando la navicella Vostok 1 realizzò un’orbita completa intorno alla Terra per poi rientrare con successo nell’atmosfera. Oltre ai record appena menzionati, i russi avrebbero fatto scuola anche nell’ambito dell’esplorazioni interplanetarie grazie alle sonde Mars (1960-1973), Venera (1961-1984) e Luna (1959-1976), l’ultima delle quali in grado di immortalare la faccia nascosta del nostro satellite (Luna 3).


 …e la risposta degli statunitensi: il programma Apollo

Superati l’umiliazione e lo shock iniziali, gli Stati Uniti avrebbero raccolto il guanto di sfida lanciato dai sovietici con il preciso intento di riaffermare la loro superiorità tecnologica: il 31 gennaio 1958 venne fatto decollare dallo spazioporto di Cape Canaveral l’Explorer 1, il terzo oggetto orbitante mai realizzato nella storia dell’uomo, mentre il 29 luglio successivo si procedette alla creazione dell’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche (NASA). Nato dallo smembramento del Comitato Consultivo Nazionale per l’Aeronautica (NACA), esso si proponeva di ricondurre all’interno di un’unica agenzia le varie iniziative foraggiate dall’Esercito e dalla Marina[19], permettendo l’ottimizzazione delle risorse disponibili e il raggiungimento degli obiettivi stabiliti in previsione dell’Anno Geofisico Internazionale  (1957-1958)[20].

Furono però i successi maturati dalle capsule Mercury e Gemini a convincere l’amministrazione Eisenhower, da sempre restia al finanziamento delle missioni con equipaggio umano, ad approvare le linee guida di quello che sarebbe divenuto il programma Apollo. Così ribattezzato in onore del dio greco del Sole, delle arti e della chiaroveggenza, questo progetto doveva costituire il preludio di una nuova era nel campo delle esplorazioni cosmiche, un laboratorio tecnologico in grado di assolvere a un’ampia gamma di compiti quali il trasferimento degli astronauti presso una futura stazione spaziale, la conduzione di voli circumlunari e l’invio di appositi lander sulla superficie del satellite. Nondimeno, le ultime due finalità avrebbero assunto una vocazione primaria solamente dopo l’elezione del candidato democratico John Fitzgerald Kennedy (1916-1963), solerte nell’annunciare tale cambiamento di rotta nel corso di un messaggio speciale rivolto al Congresso, il 25 maggio 1961:

“[…] Innanzitutto, credo che questa nazione dovrebbe impegnarsi a raggiungere l’obiettivo, prima che questo decennio sia terminato, di far sbarcare un uomo sulla Luna e di riportarlo sulla Terra sano e salvo. Nessun singolo progetto spaziale in questo periodo sarà più impressionante per l’umanità, o più importante per l’esplorazione a lungo raggio dello spazio; e nessuno sarà così difficile o costoso da realizzare.”[21]

Convinzioni ribadite il 12 settembre 1962 in occasione di un discorso tenuto al Rice Stadium di Houston, in Texas:

Abbiamo deciso di andare sulla Luna. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.”[22]

Per maturare un simile traguardo, la NASA dovette compiere uno sforzo senza precedenti a livello organizzativo e tecnologico: si stima infatti che, all’apice di questo processo di riorganizzazione destinato a perpetuarsi fino al 1975, il programma Apollo abbia coinvolto almeno 400.000 persone inquadrate in 20.000 gruppi industriali e università, raggiungendo un costo complessivo pari a 153 miliardi di dollari[23]. È sufficiente dare un’occhiata a tali cifre per capire come, a partire dalla seconda metà degli anni ’60, la competizione fra le due superpotenze per la conquista dello spazio fosse entrata nel suo periodo più caldo, e che nessuno dei contendenti avesse la minima intenzione di accontentarsi del secondo gradino del podio.

Niccolò Meta per Policlic.it


 

[1]  La cultura italiana – Vocabolario – Treccani, http://www.treccani.it/vocabolario/passo2/.

[2] L’espressione Reichswehr indica il nome assunto dalle forze armate tedesche fra il 1919 e il 1935.

[3] L’amatolo è una miscela esplosiva, costituita da nitrato d’ammonio e tritolo (Fonte: Wikipedia).

[4]V-2 missile. Military technology”,Encyclopædia Britannica, https://www.britannica.com/technology/V-2-missile.

[5] Il primo lancio ufficiale di una V-2 avvenne il 18 marzo 1942, ma un inconveniente tecnico fece sì che il razzo scivolasse dalla propria rampa danneggiando tre pinne stabilizzanti su quattro. Dopo essere stato riparato, il missile venne testato alla presenza del ministro degli armamenti Albert Speer, senza riuscire a staccarsi da terra.

Huzel D.K, “From Peenemünde to Canaveral”, Greenwood Press, Santa Barbara, 1981, p. 68.

[6] Neufeld. M. J, “The Rocket and the Reich: Peenemünde and the Coming of the Ballistic Missile Era”, The Free Press, New York, 1995, pp. 158; 160–2; 190.

[7] La Fieseler Fi 103, meglio nota con la sigla di V-1, è stata una bomba volante realizzata dalla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. Spinta da un pulsoreattore capace di garantirle una velocità massima di 640 km/h, la V-1 viene generalmente considerata l’antesignana dei moderni missili da crociera.

[8] Dornberger. W, V2–Der Schuss ins Weltall, Bechtle Verlag, Esslingan am Neckar, 1952, pp. 17; 20; 26; 36. Traduzione a cura di Paolo Magiomani, autore per il sito Torinoscienza.

[9] British Response to V1 and V2, The National Archives, http://www.nationalarchives.gov.uk/education/resources/british-response-v1-and-v2/

[10] Le “armi miracolose” alle quali si faceva riferimento nel paragrafo precedente, comprendenti le summenzionate V-1 e V-2.

[11]  L’espressione “Governo di Flensburg” viene solitamente utilizzata per riferirsi all’esecutivo guidato dal grandammiraglio Karl Dönitz, in carica dal 30 aprile al 23 maggio 1945.

[12] L’espressione Wehrmacht viene utilizzata per indicare il nome assunto dalle forze armate tedesche fra il 1935 e il 1945.

[13] Il Mittelbau-Dora è stato uno dei maggiori campi di concentramento operativi in Germania.

[14] L’Office of Strategic Services (OSS) è stata la branca dei servizi segreti statunitensi negli anni del Secondo conflitto mondiale. Fu inoltre il predecessore spirituale della CIA.

[15] Oltre ad aver arruolato 2.000 scienziati tedeschi, le forze armate statunitensi entrarono in possesso di circa un centinaio di missili V-2, assieme alla relativa documentazione.

[16] Il Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD), è stato un dicastero operativo in Unione Sovietica dal 1917 al 1946.  Oltre a garantire la sicurezza interna ed esterna del Paese, l’NKVD ha svolto il ruolo di polizia segreta eliminando gli oppositori (o presunti tali) del regime stalinista.

[17] Feb 9, 1959 CE: World’s First ICBM Becomes Operational, Resource Library, This day in geographic history, National Geographic, https://www.nationalgeographic.org/thisday/feb9/worlds-first-icbm-becomes-operational/.

[18]  Il termine Laika indica una particolare razza di cani originaria della Russia settentrionale e della Siberia. Kudryavka (letteralmente “ricciolina”), invece, era un meticcio.

[19] Sin dai primi anni ’50, la Marina e l’Esercito degli Stati Uniti avviarono alcuni programmi per la realizzazione di vettori orbitali, rispettivamente il Vanguard e il Jupiter-C. Nessuno di loro si sarebbe rivelato all’altezza degli R-7 sovietici, dotati di un carico utile decisamente superiore.

[20] L’Anno geofisico internazionale fu indetto dal luglio 1957 al dicembre 1958 per coordinare, su scala mondiale, un insieme di ricerche volte a una maggiore conoscenza delle proprietà fisiche della Terra, nonché delle interazioni tra questa e il Sole. Fonte: Wikipedia.

[21] Kennedy J.F., “Special Message to the Congress on Urgent National Needs”, May 25, 1961. Traduzione dell’autore.

https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=2ahUKEwi7jpGFx6XjAhULDewKHWgqA_YQFjAAegQIAxAC&url=https%3A%2F%2Fwww.nasa.gov%2Fpdf%2F59595main_jfk.speech.pdf&usg=AOvVaw0E2h_U_Mbx2IEgZ-MLU26G.

[22] Kennedy J.F, “We chose to go to the Moon”, September 12, 1962, Rice University Stadium, Houston. Traduzione dell’autore. https://er.jsc.nasa.gov/seh/ricetalk.htm.

[23] Dunbar B., “NASA Langley Rearch Center’s Contributions to the Apollo Program”, April 22, 2008, https://www.nasa.gov/centers/langley/news/factsheets/Apollo.html.

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteSea Watch: la legge italiana e le ragioni della comandante Rackete
Articolo successivoAlla conquista dello spazio: speciale allunaggio – Parte II
Classe 1994, laureato in Relazioni Internazionali presso l’università La Sapienza di Roma e animato da una passione inestinguibile per la storia contemporanea, in particolar modo quella relativa al Novecento. Coltivando l'ambizione di diventare giornalista, desidero mettermi alla prova con sfide sempre più impegnative in grado di trasformarmi in un professionista degno di questo nome. Ritengo inoltre necessario offrire ai miei coetanei e, più in generale, al pubblico più giovane, una visione dettagliata degli avvenimenti che stanno plasmando la realtà locale e internazionale, cercando al tempo stesso di individuarne le cause prime. La disaffezione mostrata dalle nuove generazioni su temi di fondamentale importanza come la politica e la storia potrebbe infatti essere combattuta stabilendo un legame diretto con le stesse, un rapporto mirato non tanto a “istruirle” o arringarle con notizie faziose, quanto a coinvolgerle nei sofisticati meccanismi della quotidianità. In altre parole, la mia aspirazione più grande sarebbe quella di fare informazione contro la disinformazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserire commento
Inserire nome qui