IRISH FILM FESTA 11 – Atto Terzo : il concorso dei cortometraggi entra nel vivo

IRISH FILM FESTA 11 – Atto Terzo : il concorso dei cortometraggi entra nel vivo

“Due parole con…” – Manuela Cipri, docente di Lingua Inglese presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma

Nella terza giornata dell’IRISH FILM FESTA 11 si comincia ad entrare nel vivo della competizione che mette in palio i premi per i migliori cortometraggi “live action” e di animazione : molte infatti le pellicole proiettate in questo terzo giorno di Festival rispetto ai due precedenti incontri.

In questa occasione è stato possibile fare alcune domande alla professoressa Manuela Cipri , presente in sala con una folta rappresentanza di studenti e studentesse della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma : la professoressa Cipri infatti da molti anni cura con grande attenzione il progetto dell’IRISH FILM FESTA coinvolgendo i ragazzi e le ragazze nella partecipazione al festival, in una o più giornate della sua programmazione. 

  
Domanda : “Professoressa Cipri, la ringrazio per la sua disponibilità a questa breve intervista per il blog Policlic.it.
Secondo la sua opinione quale è il ruolo che la lingua inglese e quella gaelica, in particolar modo quella inglese, ricoprono nel cinema ma soprattutto nella comunicazione?

Risposta : “Tra le lingue europee, la lingua inglese è molto utilizzata nel cinema, nell’ambito dei vecchi e nuovi mezzi di comunicazione di massa e nelle metodologie comunicative multi-livello (i riferimenti all’utilizzo in ambito commerciale, politico, ma anche accademico ndr.). Si può quindi dire che ricopra certamente un ruolo molto importante ma allo stesso tempo però non si può non evidenziare come questo uso si tramuti alle volte in un vero e proprio “abuso”.

Un abuso perpetrato nei confronti delle lingue locali e nazionali le quali, con l’utilizzo massiccio di anglicismi e la creazione di neologismi all’interno dei vari linguaggi,  impoveriscono le lingue dal punto di vista lessicale rendendole stereotipate o portandole addirittura all’estinzione. Non solo, ritengo infatti che questo corrisponda anche ad una mancanza di rispetto verso i popoli stessi del continente europeo : le lingue locali e nazionali infatti sono veicolo di trasmissione della cultura, delle tradizioni , della storia e delle radici di un popolo che attraverso il suono ha formulato un significato che si è tramandato da una generazione a un’altra.
Un esempio diretto è quello della lingua gaelica che caratterizza non soltanto il territorio irlandese ma anche le stesse comunità irlandesi sparse nel mondo : la storia della lingua gaelica è stata ricca di ostacoli ed impedimenti,ma nonostante tutto è sopravvissuta a tutto ciò ed è stata di importanza fondamentale durante il periodo dei Troubles nell’Irlanda del Nord, come ulteriore strumento per veicolare il senso di appartenenza della comunità irlandese, cattolica e repubblicana rispetto alla controparte orangista.”

D: “Secondo lei, il cinema è uno strumento utile per lo studio e la conoscenza della lingua inglese da parte di popolazioni non anglofone, come ad esempio avviene nei paesi scandinavi?”

R: “Può esserlo, ma bisogna anzitutto comprendere di quale inglese si stia parlando, se si tratti del Middle English di Geoffrey Chaucer, quello dei versi di Percy Bysshe Shelley o se sia l’American English della narrativa e poetica gotica di Edgar Allan Poe o di personalità come Walt Whitman o Jack Kerouac, se sia l’inglese di James Joyce o Samuel Beckett per restare in tema irlandese, oppure se si tratti addirittura di un linguaggio totalmente estraneo dal contesto, nuovo ed in continuo cambiamento come può essere l’inglese delle generazioni social.
In ogni caso, ritengo sia comunque necessaria una mediazione tra un neofita della lingua inglese e la lingua stessa veicolata per mezzo di strumenti come il cinema : spesso e volentieri infatti le pellicole, o meglio, la lingua utilizzata nelle pellicole contiene neologismi o termini che appartengono a slang legati a contesti specifici. Non si parla soltanto di nazioni o città differenti, si parla anche di quartieri e zone urbane separate da distanze minime.
Il cinema non può sostituire in toto lo studio della lingua straniera, può essere un ottimo strumento, accompagnato a sua volta da altri strumenti (musica,letteratura etc), per comprendere tutte le molteplici variazioni della lingua madre ma che devono essere guidati dallo studio stesso della lingua inglese.”

D: “Un’ultima domanda, riprendendo l’esempio scandinavo dove la cultura della pellicola “in lingua originale” ha aiutato molto le popolazioni locali ad acquisire la conoscenza di una seconda o terza lingua fin dall’infanzia, quale è il rapporto dell’Italia con la lingua inglese? Secondo lei, il sistema educativo italiano (scolastico quanto universitario) necessita di un cambio di approccio con lo studio della lingua inglese, in termini di investimenti e progetti?

R: “Vorrei chiarire fin da subito una questione : il sistema universitario porta alla specializzazione delle competenze e delle conoscenze dell’individuo, alle volte anche alla sponsorizzazione dello stesso. Non è pertanto con un ciclo di studi di durata variabile dai sei mesi a due anni che si può compensare un’eventuale grave lacuna di uno studente e di una studentessa non colmata nel percorso di studi antecedente.
È quindi l’individuo che deve adoperarsi con volontà a riguardo ma è anche il sistema scolastico stesso che deve fornire gli strumenti allo studente e alla studentessa per acquisire una conoscenza di livello di una lingua straniera, e questo è un discorso che esula dalla mera questione dell’inglese ma è di ampia veduta.
Proprio a riguardo, riterrei di grande giovamento l’idea che le università dessero maggior slancio all’idea di uno scambio continuo tra gli studenti di differenti nazionalità, che la politica quindi investisse ancor di più sul progetto Erasmus, ma che creasse anche uno strumento di valorizzazione e della comunicazione attraverso le radici linguistiche europee e globali. 
Ma voglio dire di più, lo scambio dovrebbe avvenire anche tra i docenti stessi, di ogni ordine e grado non solo per il corso di Lingua Inglese anche per le altre culture europee, utilizzabili per vari percorsi accademici.”

D: “Grazie mille per il tempo che ci ha voluto dedicare e buon IRISH FILM FESTA!”

La Prof.ssa Manuela Cipri , con gli studenti del corso di Lingua Inglese della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma



I cortometraggi della giornata – “In attesa del Gran Finale…”, i PromossiRimandatiBocciati di Guglielmo Vinci

Listen (Irlanda del Nord, 2017) = Promosso

Belfast, una giovane famiglia composta da padre anglofono e madre che parla in gaelico si ritrova con seri problemi comunicativi che in parte si ripercuotono anche nella loro piccola figlia. La distanza e la freddezza del marito nella vita di tutti i giorni porta la moglie al dubbio, all’insinuazione di essere tradita. Decide quindi di seguire il marito quando esce dal lavoro, ma scopre con gioia che gli impegni del marito riguardavano una scuola di gaelico.

Semplice e diretto, in dieci minuti racconta uno spaccato della vita complicata di tante famiglie nord-irlandesi con un piacevole happy ending.

Gustav (Irlanda, 2017) = Promosso

Le giornate di Will (Sean T. O’Meallaigh) sono scandite in tutto e per tutto dall’Inno a Giove del compositore inglese Gustav Holst. La composizione è parte attiva (fin troppo attiva) della sua vita a lavoro come nell’intimità con Dee (Charlene Gleeson). Esasperato, tenterà in ogni modo di far uscire quella musica dalla sua testa con un finale a sorpresa.
Undici minuti per un’idea molto divertente con alcuni momenti di grande ilarità (il finale tra questi), ne sono rimasto piacevolmente colpito.

Lava Lisa (Irlanda, 2017) = Bocciato

Strutturato come un mockumentary , in dieci minuti racconta la storia di Lisa (Grainne Boyle) , una giovane donna che vive camminando sopra agli oggetti.

Gli amici e le persone più care raccontano alle telecamere quello che appare con un comportamento alquanto strano con origini passate e ripercussioni traumatiche nel presente. Il tutto mentre Lisa continua a vivere camminando, saltando e ballando sopra a sedie, libri e cuscini.

Si potrebbe parlare del metodo di ripresa utilizzato ma sarebbero parole che arricchirebbero ben poco un cortometraggio decisamente poco creativo.

Marky’s Bad Week (Irlanda, 2017) = Rimandato

Mollato dalla ragazza Deirdre, licenziato a lavoro e con la madre morta nel giro di una settimana, Marky (Thomas Dunne) vorrebbe soltanto fumare un po’ di hashish. Ma non riesce a trovarla e l’immediato incontro con l’ “amica” Tracey (Caoilfhionn Dunne) non farà altro che peggiorare le cose.

Cinque minuti con sprazzi di Vivaldi, idee interessanti ed altre meno e un generale nuvolone fantozziano (il finale, al termine di una settimana da incubo, farebbe avere a chiunque le stesse reazioni).

QED (Irlanda, 2017) = Promosso

Una disattenzione, una frazione di secondo e la vita cambia per sempre. Esattamente quello che succede ad Ali (Donna Anita Nikolaisen), rimasta paralizzata dopo un incidente stradale davanti agli occhi del marito Jack (Michael O’Kelly) il quale si prende immediatamente cura della moglie non volendo accettare (come Ali stessa) come il destino abbia voluto prendersi gioco della moglie e della vita piacevole che avevano vissuto fino a quel momento.

Ma questo rifiuto si tramuta in seguito in una prigionia, la prigionia della mente all’interno del proprio corpo bloccato. Ali dà segni di cedimento, ai quali Jack e la badante Maria (Norma Sheahan) pongono rimedio quando possono. 
L’amore devoto ed assoluto per la moglie verrà messo a dura prova (anche da una momentanea infatuazione per la collega di lavoro Claudia, interpretata da Charlene Gleeson) fino all’ultimo.

Un corto durissimo, applaudito al termine della proiezione, per una storia che analizza e riprende spunti narrativi che si ritrovano nel capolavoro Mar adentro di Alejandro Amenábar.

The Jar (Irlanda del Nord, 2017) = Rimandato

Il piccolo Jake (Brandon Brownlee) è un bambino che sogna di diventare un’astronauta e risparmia in un barattolo le piccole somme che potrebbero aiutarlo a coronare questo sogno.
Ma deve fare i conti con una realtà grigia dove i sogni difficilmente vengono ammessi nè dal padre (Paul McGuinness) , alle prese con i conti da pagare, nè dalla maggior parte dei suoi coetanei a scuola che lo prendono in giro. Eppure Jake va avanti nonostante tutto.

Pregevole l’idea, un po’ meno l’esecuzione per un cortometraggio che personalmente mi ha lasciato a metà tra il sincero apprezzamento e l’indifferenza.

A Break In The Clouds (Irlanda, 2017) = Promosso

Un altro cortometraggio drammatico ed intenso della durata di quasi venti minuti che racconta la vita di Sarah (Gemma-Leah Devereux) e Jack (interpretato dal regista Tristan Heanue) dopo la nascita della loro prima figlia.

La narrazione si incentra maggiormente sull’insicura e fragile Sarah, una donna quasi assente nelle dinamiche della famiglia con i chiari segnali della depressione post partum.
Verrà miracolosamente fermata da gesti inconsulti grazie all’intervento tempestivo di Natalie (Marie Ruane).

Il terrore nelle voci ed i sussurri degli spettatori presenti ieri in sala dinnanzi al crescendo della suspence ed il possibile apice tragico della narrazione fa comprendere come la tematica trattata in questo lavoro abbia effettivamente catturato l’attenzione del pubblico con un risultato più che positivo.

Departure (Irlanda, 2017) = Promosso

Nel primo cortometraggio in concorso all’IRISH FILM FESTA per il premio di miglior corto d’animazione, il lavoro della regista irlandese Aoife Doyle racconta la fortunata storia di una nonna che dalla solitudine di un Natale trascorso a casa in Irlanda riesce a raggiungere con un volo aereo i propri cari e nipoti che vivono a Sydney.

Una storia normale, se non fosse per le divertenti serie di coincidenze fortunose che le permettono di prendere l’aereo per l’Australia che gli donano imprevedibilità.

Il vero punto di forza di questo corto però sta nelle sue illustrazioni e nella scelta artistica di ricalcare lo stile degli anni ’50/’60 statunitensi sia nei disegni che nell’accompagnamento musicale del cortometraggio, con le sonorità swing che sono sempre apprezzate e gradite.

 
Coranna (Irlanda, 2017) = Promosso

Ispirato a fatti realmente accaduti durante la Grande Carestia che flagellò l’Irlanda nel Diciannovesimo secolo, il cortometraggio in poco più di otto minuti racconta il viaggio di un giovane che da un villaggio privato del cibo dall’Impero Britannico parte con il proprio miglior cavallo, Coranna, per rivenderlo e salvare la famiglia dalla povertà. La vendita si trasforma in un’offerta per gareggiare in una corsa ippica con un ricco premio per il vincitore.
Coranna ed il ragazzo gareggiano e vincono ma il montepremi prenderà direzioni diverse.

Semplicemente fantastica la scelta dell’utilizzo della tecnica del rotoscope (che mi riporta a quando vidi da piccolo l’adattamento animato de La Compagnia dell’Anello del 1978, grande capolavoro incompreso), anche in questo caso è l’animazione ad essere il tratto distintivo e la peculiarità di questo lavoro.
Condizionale d’obbligo nel poter definire Coranna un pretendente per la vittoria del miglior cortometraggio d’animazione assieme a quello che non esito a definire il miglior cortometraggio d’animazione in concorso alla rassegna : Late Afternoon.

Late Afternoon (Irlanda, 2017) = Promosso a pieni voti

Nove minuti di pura poesia per Late Afternoon, un cortometraggio semplicemente meraviglioso. La storia ruota attorno alla figura dell’anziana Emily, donna in avanti con l’età e “forse” affetta dal morbo di Alzheimer , che si trova nel mezzo del trasloco dalla sua abitazione.
Durante il trasloco ritrova alcuni oggetti (una tazza di tè, un libro e una fotografia) che in lei fanno riaffiorare alcuni ricordi della propria vita, in un’esplosione di colori e disegni dal tratto delicatissimo che trasportano in una dimensione eterea. Un tripudio di emozioni.

The Line (Irlanda, 2017) = Bocciato

Infine, il cortometraggio (cortissimo, poco più di quattro minuti e mezzo) The Line.
È difficile poter raccontare questo lavoro del regista Dillon Brannick perchè la storia è poco chiara e la scelta di invertire i ruoli tra il padre ed il figlio, sia nella parte narrativa che in quella immaginifica, senza dare ulteriori elementi di comprensione lascia davvero interdetti.
Un corto del quale riflettere su cosa si sia effettivamente visto e trovare una risposta a una domanda del genere è un compito arduo.



Fuori concorso” ma ugualmente vincitore – “An Béal Bocht/The Poor Mouth” (2017)

La Direttrice Artistica dell’IRISH FILM FESTA 11 Susanna Pellis introduce la sezione dedicata ai cortometraggi d’animazione.

Nella sessione dedicata ai cortometraggi d’animazione in concorso in questa edizione dell’IRISH FILM FESTA c’è stato spazio anche per la proiezione di una pellicola fuori concorso. Probabilmente perchè in caso contrario avrebbe vinto il premio per manifesta superiorità : l’azzardata affermazione prende forma dopo aver visto l’adattamento animato a cura del regista irlandese Tommy Collins del racconto di Flann O’Brien “An Béal Bocht/The Poor Mouth” del 1941.

Flann O’Brien, scrittore in patria paragonabile e posto allo stesso livello di James Joyce e Samuel Beckett, diceva di sè stesso e della sua produzione letteraria che “Adolf Hitler avesse odiato così tanto il suo racconto da aver scatenato la Seconda Guerra Mondiale per farlo sparire dalla circolazione“.

Il professor McCourt presenta il cortometraggio cinematografico fuori concorso tratto dal romanzo di Flann O’Brien “An Beal Bocht/The Poor Mouth” del 1941.

Ad introdurre l’opera di Tommy Collins, ma ancor di più quella di O’Brien, è stato il professor John Francis McCourt, docente di Letteratura Inglese all’Università di Macerata (con un passato anche a Roma Tre) che ha recentemente curato, in un progetto comune tra Roma, Vienna e Gerusalemme, il saggio Flann O’Brien : Problems with Authority (Cork University Press,2017).
Nella breve presentazione, di cui abbiamo un estratto qui sotto, è stato possibile comprendere meglio la trama di The Poor Mouth, una parodia dissacrante sull’identità gaelica ed i suoi eccessi ma che pur presentando tutte le caratteristiche stereotipate degli abitanti dell’Èire (mangiatori di sole patate,sporchi,poveri,ubriaconi,tristi ed indissolubilmente legati alla lingua e alla cultura gaelica) distorcendole a proprio uso e consumo e creando momenti di critica pungente, al contempo ne onora paradossalmente la memoria.

Il cortometraggio, vincitore dell’ultima edizione del Galway Film Fleadh , è rigorosamente in lingua gaelica (con rarissime battute in inglese) e riprende fedelmente, in trentacinque minuti, il racconto di O’Brien sulla “vita da vero gaelico” (nelle sofferenze e nelle privazioni) del “galeotto” Bónapárt Ó Cúnasa, uomo “educato” fin dalla sua nascita ai puri valori tradizionali gaelici : vivere con maiali flatulenti in casa (a costo di dormire fuori casa e sotto il “tradizionale diluvio gaelico”) , giocare nella sporcizia e nella polvere quando si è in tenera età, mangiare sole patate e mantenere viva ed autentica la propria “gaelicità” (anche a discapito di quella altrui).

Il rapporto con la scuola e con l’inglese? Nullo : lui, come tutti gli altri scolari del fittizio villaggio di Corca Dhorcha , vengono ribattezzati con la forza dal proprio maestro (simile a Nosferatu) con il nome di Jams O’Donnell (maiali inclusi).
I momenti di gioia e felicità sono pochi e di breve durata perchè la vita di un gaelico è fatta di dolore, stenti ed autocommiserazione.
Tutti elementi ben impressi nella narrazione del cortometraggio, reso magistrale dalle splendide animazioni ed illustrazioni e dal continuo alternarsi di ilarità (il maiale Ambrose è esilarante) e momenti un po’ più seri.

Il pubblico ha apprezzato moltissimo il cortometraggio (piacevole notizia la presenza di Lasairfhiona Ni Chonaola nella colonna sonora) e mi ha reso terribilmente curioso di poter leggere al più presto il racconto di Flann O’Brien.



Ecstasy
epilettica in celluloide, in breve Kissing Candice

Come descrivere la pellicola Kissing Candice?
Trovare le parole giuste che possano riallacciarsi all’opera prima della giovane regista irlandese Aoife McArdle continua a risultare difficile anche al termine della proiezione del film.

Il motivo? È “stupefacente“, non in termini meramente qualitativi (si intenda, è un ottimo film), ma nel vero senso della parola.
Si comprende infatti l’esperienza tecnica della McArdile nel campo della regia, maturata tra i videoclip musicali di artisti come Brian Ferry o gli U2, oppure gli spot pubblicitari per marchi come la Honda : le inquadrature, i primi piani degli attori, la scelta degli effetti speciali, nell’ambito della psichedelica narrazione cinematografica di questo dramma giovanile conferiscono grande sostanza al lavoro compiuto dalla regista e dalla squadra dietro alla realizzazione del film.

Eibh Collins (Galway Film Fleadh) e Susanna Pellis presentano il cortometraggio Lava Lisa (Irlanda,2017) e la pellicola di Aoife McArdle Kissing Candice (Irlanda,2017)

Una pellicola dove la trasgressione, accompagnata tanto dall’elettronica sperimentale quanto dalla deep house, si mescola all’epilessia e alle allucinazioni visive prodotte dalla mente (non imbottita di farmaci) della giovane Candice (definire Ann Skelly “bella” è riduttivo) inserite all’interno di una piccola comunità costiera dove l’ordinario è “quasi” all’ordine del giorno.

Candice, rinchiusa dall’ambiente familiare ultraprotettivo (è la figlia di un capitano della GARDA* alle prese con la lotta ad una gang di tossicodipendenti) , si sente divisa a metà tra una femme fatale disillusa ed una provocante Lolita alla ricerca di nuove e travolgenti emozioni forti come in un suo sogno “premonitorio”.
Emozioni che da sogno si fanno carne ed assumono le fattezze di Jacob (Ryan Lincoln), un uomo avvolto dal mistero, un teppista dall’animo buono che entra nella vita di Candice quando la salva da un tentato stupro da parte dei violenti gangsters menzionati in precedenza.

Una storia d’amore che gradualmente si amplia nel corso del film , rimanendo pur sempre all’interno di un clima di paura, ansia e insoddisfazione per la vita nel paese.
Una storia che si lega ad altre storie descritte in sub-strati narrativi del film (le indagini per la scomparsa di un bambino, gli atti intimidatori della gang, il legame stesso di Jacob con la gang) senza seguire un percorso logico ma dando libero sfogo all’istinto.

L’istinto infine verrà travolto da un’iniezione endovena di adrenalina pura che coinvolge Candice, Jacob, il padre della ragazza ed i membri della gang per un risultato esplosivo.
Gli applausi della sala sono decisamente meritati per una pellicola che merita il successo di distribuzione e critica che sta avendo al momento (è stato recentemente presentato alla Berlinale). 
La prima italiana può tranquillamente definirsi un grande successo.



Guglielmo Vinci
per www.policlic.it

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