Il cinema in lingua gaelica chiude l’IRISH FILM FESTA 2022 con Róise & Frank e Foscadh

Il cinema in lingua gaelica chiude l’IRISH FILM FESTA 2022 con Róise & Frank e Foscadh

Grande partecipazione emotiva del pubblico per l’apprezzato film di Róise & Frank, pensieri contrapposti per Foscadh

La giornata conclusiva dell’IRISH FILM FESTA 2022 è dedicata al cinema irlandese in lingua gaelica. Una realtà che dà forma di espressione artistica e culturale, indirizzata verso un pubblico “di nicchia”, volta a mantenere viva una lingua erroneamente detta “morta”, e che sta diventando sempre più oggetto di interesse da parte della stessa società irlandese.
Affluenza delle grandi occasioni alla Casa del Cinema di Villa Borghese (Roma), con il pubblico accorso in massa per la proiezione dei due lungometraggi della giornata, migliorando i dati della giornata precedente. Il picco si è registrato alle 18:00, per la proiezione della pellicola Róise & Frank, con la sala Deluxe riempita interamente dai presenti per il film dei registi Rachael Moriarty e Peter Murphy. Risultato simile anche per la proiezione serale delle 21:00 del dramma Foscadh, lungometraggio d’esordio per il regista di corti e documentari televisivi Seán Breathnach.

Presente per entrambe le occasioni l’attore irlandese Cillian O’Gairbhi che, accolto dal pubblico e dall’ideatrice dell’IRISH FILM FESTA Susanna Pellis, ha introdotto le pellicole in proiezione, raccontando anche vari aneddoti legati sia alle due produzioni che alla sua carriera di attore, alla recitazione e alla situazione del cinema in lingua gaelica.

Parlando brevemente delle pellicole proiettate, le sensazioni post-giornata sono state altalenanti e divise tra alcuni pro e contro: per esempio, il grande entusiasmo di una larga parte del pubblico romano presente in sala per Róise & Frank è da condividersi parzialmente per un’opera che, pur avendo una serie di elementi positivi nonché portatori di ilarità in vari momenti della proiezione, è da definirsi un po’ sopravvalutata. Decisamente diverso invece è il discorso per la pellicola serale: Foscadh, come si avrà modo di raccontare, è un’opera caratterizzata da vari livelli di comprensione e non di immediato impatto, con vari fattori ed elementi che lasciano domande nello spettatore, alcune delle quali forse non trovano risposta.


Róise & Frank, una pellicola “a metà” che riempie la sala della Casa del Cinema

Un’immagine dal film Róise & Frank (fonte: Roise & Frank / Facebook)

Pellicola presentata in anteprima lo scorso febbraio al Virgin Dublin Film Festival di Dublino (in cui ha vinto il premio “Best Ensemble”), si può dire che è sembrato davvero che Róise & Frank avesse suscitato grandissime aspettative agli occhi degli spettatori romani presenti in sala. Tuttavia, come precedentemente indicato, se per buona parte del pubblico il film è stato pienamente apprezzato, il parere dell’autore diverge per una serie di elementi e motivi.

Girato e ambientato a Waterford, nell’Irlanda meridionale, la storia racconta della vita di una donna – Róise O’Meara (interpretata da Bríd Ní Neachtain) – che trascorre la propria esistenza in un lutto non ancora metabolizzato. Róise, infatti, è una donna che da due anni è divenuta vedova per la morte del marito Frank, figura molto nota e amata nella comunità.
Il trauma irrisolto è palpabile e chiaramente percepito da parte dello spettatore: nei primi dieci minuti della pellicola, le immagini descrivono la vita consuetudinaria della vedova, fatta di azioni ripetute nel tempo in un contesto di totale apatia, solitudine e abbandono della vita sociale.
Ciò appare evidente anche nelle interazioni della donna con il suo vicino Donncha, interpretato dall’attore Lorcan Cranitch.

In questa situazione alquanto difficile, nulla sembra potere il sostegno del figlio Alan (Cillian O’Gairbhi), medico locale fortemente preoccupato delle condizioni psicofisiche della madre.
In un contesto caratterizzato dal susseguirsi della routine, nella vita di Róise appare improvvisamente, come elemento di rottura, la figura di un cane randagio.
L’animale, di apparenza ben curata e docile (un’anomalia, se si pensa al randagismo), entra di impatto nella vita della donna, causando un’iniziale reazione avversa, con la donna che cerca di respingere l’animale, che vede come un soggetto estraneo.

Un’immagine dal film Róise & Frank (fonte: Róise & Frank/Facebook )

Contemporaneamente a questi avvenimenti, si sviluppa anche una storia parallela che lega un giovane ragazzo timido all’hurling, uno degli sport nazionali in Irlanda legati alla tradizione gaelica. In questo sport, il defunto marito di Róise rappresentava, a Waterford, una vera e propria istituzione.

L’ingresso del cane nella vita della donna porta con sé una serie di avvenimenti alquanto inaspettati, che turbano la donna fino a un clamoroso punto di svolta: il momento in cui Róise crede, con certezza granitica, che l’animale sia proprio il marito defunto due anni prima.
È l’evento che riporta la vita nell’esistenza della donna, che torna a guardare al futuro con gioia, travolgendo tutte le figure che le sono intorno (e intendo tutte, anche quelle in sala). Ciò porta una svolta anche nelle storie parallele raccontate dal film. È un evento che allo stesso tempo però ne innesca altri che, come se per reazione avversa, si pongono come degli ostacoli nella vita tornata a essere pienamente realizzata della donna.

La pellicola incentra la storia attorno al legame tra una donna reduce da un trauma irrisolto e la figura del cane, portando avanti al contempo tematiche più importanti quali la sensibilità alla sofferenza umana, l’esperienza traumatica di un lutto e la capacità di superarlo.
Eppure, queste tematiche, combinate anche alla sottotrama legata allo sport (l’hurling), vengono messe in secondo piano rispetto a un’eccessiva centralità del personaggio animale, in una maniera che a lungo andare nel corso della visione della pellicola diviene addirittura sgradevole (un fatto del tutto assente nel caso della pellicola di Tomm Moore Wolfwalkers presentata alla FESTA nella giornata inaugurale).

La storia fa molto affidamento anche alla sensibilità e all’immaginazione del suo potenziale spettatore, ma appare effettivamente esagerata nel suo avvicinarsi a scenari al limite dell’irrealistico. Sarebbe altresì poco veritiero negare il fatto che ci siano stati degli spunti interessanti nell’opera (e perché no, anche alcuni momenti “comici”, come per esempio la conversazione in auto tra Róise e un agente della Garda, dove la donna parla del marito Frank/cane Frank mentre l’animale è seduto sul sedile di fianco al volante. Questi però si perdono nel complesso all’interno di una visione d’insieme in cui a emergere è più la figura del cane che quella della donna.

L’esperienza provata quindi nella visione di Róise & Frank è di una pellicola riuscita a metà, che non sempre riesce a catturare l’emotività dello spettatore.


Foscadh, un film “molto” complesso

La locandina di Foscadh (fonte: Foscadh Film / Facebook)

Si arriva così all’ultimo lungometraggio di questa edizione di maggio dell’IRISH FILM FESTA, il dramma in lingua gaelica Foscadh, diretto dal regista Seán Breathnach.

In questo caso, gli elementi degni di nota sono tanti quanti sono i tasselli che compongono la complessità della pellicola, tratta dal romanzo The things about December di Dónal Ryan: il pubblico infatti ha assistito a un’opera profondamente strutturata e stratificata nei suoi piani di comprensione, ricca di spunti portati avanti anche da una grande prova di recitazione dell’attore protagonista Dónall Ó Héalai (già apprezzato lo scorso anno dal pubblico dell’IRISH FILM FESTA per la sua magistrale interpretazione nel film di Tom Sullivan, Arracht).

Si tratta di una pellicola profondamente apprezzata dal pubblico tanto in Irlanda (vincitrice al Galway Film Fleadh del 2021 e ai recenti IFTA Awards di marzo), quanto a livello internazionale (vincitrice negli Stati Uniti d’America del Newport Beach Festival, ha rappresentato l’Irlanda alle selezioni dei 94simi Premi Oscar per la categoria “Miglior Film Straniero”).

Tuttavia, alcuni di quegli spunti sono rimasti acerbi, privi di uno sviluppo e di una risposta agli occhi dello spettatore.
Un’opera che convince… ma non del tutto; che non si ritrova a compiere l’errore di lasciare la sensazione di un lavoro “a metà”, ma che allo stesso tempo perde per strada alcuni passaggi che avrebbero portato ad un’impressione ancor più positiva. Ciò che può essere detto con certezza è che Foscadh è un film di carattere decisamente impegnativo e dall’impatto non leggero.

L’impegno nella preparazione e nella realizzazione dell’opera è stato anche confermato dall’attore Cillian O’Gairbhi nella breve intervista in sala assieme a Susanna Pellis.
Nell’intervista, l’attore irlandese ha spiegato come il regista abbia preparato gli attori a una serie di intensi workshop preparatori (due mesi di lavoro), nei quali era solito anche dare spazio, in alcuni casi, all’improvvisazione degli attori, in modo da poter modellare la sceneggiatura sui personaggi e sui loro interpreti.
Un’opera che si conferma non immediata, e che pertanto richiede anche un impegno maggiore nel poterla comprendere, anche alla luce dei temi trattati: la solitudine, ma soprattutto la neurodivergenza.

Foscadh, ambientato tra le montagne del Connemara – un’Irlanda rurale diversa da quella generalmente presentata al grande pubblico – Foscadh racconta la storia di John Cunliffe (Ó Héalai).
Il film inizia prendendo piede dalla veglia funebre del padre del protagonista. Già dalle prime inquadrature e dalle prime scene, comprendiamo la profondità del dramma del personaggio ma anche la sua complessità: l’uomo, alla soglia dei trent’anni, ha appena perso l’ultimo elemento della sua famiglia. Si trova, definitivamente, solo. Lo sguardo fisso e inespressivo dell’uomo, la sua scarsa loquacità, le lunghe pause e silenzi, lasciano intendere allo spettatore come questi non sia capace a relazionarsi con il mondo circostante, per via di una serie di segnali che rimandano probabilmente al fatto che il protagonista si trovi nello spettro autistico. A rendere ancora più complicate le cose, il protagonista eredita dal padre un imponente appezzamento di terra capace di attrarre potenziali acquirenti ma anche le invidie di alcuni membri della comunità.

Un evento cambia drasticamente la vita del protagonista: un’uscita serale si tramuta in un brutale pestaggio a opera di un teppista che lo riduce in fin di vita. Ricoverato d’urgenza in ospedale e privato in una prima fase della vista, trascorre molto tempo per la sua guarigione dai traumi “visibili”, nel quale fa la conoscenza di due personaggi chiave: un altro paziente ricoverato, Dave (interpretato da O’Gairbhi) e l’infermiera Siobhan (Fionnaula Flaherty). Rappresenteranno le prime di una serie di prove per John nel cercare di trovare una propria strada nel microcosmo della comunità rurale tra le montagne del Connemara, nell’imparare “a vivere realmente” nel mondo.

Da un punto di vista meramente tecnico, il lavoro di Breathnach può essere considerato molto interessante, grazie alle scelte decisamente positive in regia in termini di scenografia, immagine e direzione. Decisamente positivo anche il contributo interpretativo offerto dal cast della pellicola, con i ruoli principali che risaltano in maniera molto marcata. Tra di essi spicca in modo inequivocabile la performance attoriale di Ó Héalai (che in alcune inquadrature ha persino ricordato lo statunitense Zachary Quinto).
Più che apprezzabile anche il ruolo della fotografia (la scena del falò notturno di John è molto intensa) e della colonna sonora, che descrive in maniera molto netta le sensazioni di angoscia e di suspense del racconto narrativo. Riguardo quest’ultimo aspetto, ottimo lavoro del compositore islandese Sindri Már Sigfússon, a cui aggiungere una particolare menzione per i fratelli irlandesi Séamus e Caoimhe Ui Fhlatharta. Loro è la potenza espressiva del canto in sean-nós.

Le poche ma importanti criticità emergono in alcuni passaggi chiave della sceneggiatura del film e dello scorrimento della narrazione nella pellicola. La complessità del personaggio di John e della visione del mondo attraverso i suoi occhi, quelli di una persona neurodivergente, hanno fatto sì che rimanessi un po’ interdetto per le scelte narrative adottate in alcuni passaggi chiave della storia: non riuscivo a trovare risposte alle domande emerse in quei momenti concitati.

Un film molto, molto complesso ma comunque consigliato alla visione.


La corsa dei cortometraggi dell’IRISH FILM FESTA 2022 – I preferiti di Policlic

In conclusione, spazio alla corsa per i premi per i migliori cortometraggi dell’edizione dell’IRISH FILM FESTA 2022 di maggio.
Nelle due giornate dell’evento è stato possibile visionare i venti cortometraggi in gara, divisi nelle tre categorie “Live Action”, “Animazione” e “Documentario”.

È innegabile che il ritorno alle proiezioni “in presenza” abbia portato quella carica in più nell’assaporare la potenza e la profondità delle immagini e delle storie presentate a questa FESTA dai cineasti d’Éire e Irlanda del Nord.

Quest’anno però, rispetto alle precedenti edizioni (specialmente l’IRISH FILM FESTA “In short” del 2020), la competizione è ancora nel vivo: anche nella cronaca della giornata appena trascorsa, infatti, i cortometraggi in lizza per questo IRISH FILM FESTA 2022 sono visibili gratuitamente al pubblico della FESTA attraverso la piattaforma online dell’IFI International. Una situazione che rimarrà invariata fino a Mercoledì 25 maggio, giorno in cui verranno proclamati i vincitori dei premi della giuria nelle tre categorie e verrà consegnato il “Premio del Pubblico” (QUI è possibile dare il proprio voto sui cortometraggi di questa edizione).

Pertanto, le nostre indicazioni e valutazioni riportano un giudizio meramente indicativo, a cui fa seguito il nostro caloroso invito a seguire i cortometraggi in gara.

CATEGORIA “LIVE ACTION”: Constance (Irlanda, 2021);

CATEGORIA “ANIMAZIONE”: Memento mori (Irlanda, 2021);

CATEGORIA “DOCUMENTARIO”: Nothing to declare (Irlanda, 2021).

Il pubblico in sala alla Casa del Cinema di Villa Borghese, Roma (foto dell’autore)

Guglielmo Vinci per www.policlic.it

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