Pablo Picasso e l’Italia: originalità classica o avanguardia moderna?

La città di Roma accoglie, dallo scorso Settembre, l’Arte di uno dei più grandi ed importanti artisti della Storia del secolo scorso. Un viaggio che ripercorre il periodo “italiano” di Pablo Picasso, un periodo di fondamentale importanza sia a livello personale (avrebbe incontrato la sua prima moglie) che, soprattutto, a livello artistico perché crocevia della propria affermazione come pittore cubista.

Picasso – Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925, in esposizione alle Scuderie del Quirinale fino al 21 Gennaio prossimo, raccoglie al suo interno un centinaio di opere accuratamente selezionate dal curatore Olivier Berggruen, in collaborazione con musei prestigiosi e collezioni estere eccellenti quali il Tate Modern di Londra o il MoMa (Museum of Modern arts) di New York.

In questa mostra emerge un lato della produzione di Picasso a me ignoto: questa esposizione intende rievocare, dopo cento anni, il viaggio che Picasso fece nel 1917 in Italia (tra Roma e Napoli) in compagnia del poeta Jean Cocteau, del musicista Igor Stravinskij e la compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev.

Picasso ha da sempre diviso molto la critica, sia quella proveniente dal mondo dell’Arte quanto quella del pubblico: proprio per questo la mostra ha destato in me curiosità ed interesse non solo, all’inizio, per via del nome ma soprattutto, in seguito per questo “dualismo” estremamente accattivante di Picasso. Un dualismo e una netta spaccatura artistica che possiamo osservare ad esempio guardando il Paul vestito da Arlecchino (1924), opera decismente classicheggiante, e l’Arlecchino con violino (1923) che ci porta nell’immaginario stesso che ciascuno di noi associa al Maestro del Cubismo. È pertanto materiale di enorme interesse e piacere per chi ama godere dell’escalation verso la maturità artistica di un pittore, ma allo stesso tempo, per chi non è così esperto, potrebbe risultare allestita proprio con poco del carattere cubista generalmente associato all’autore (benchè risulti filologicamente corretta).

Non aspettatevi quindi la presenza di opere simbolo come Guernica, ma una selezione di tavole piccole. Tavole che potrebbero essere ingiustamente relegate ad un ruolo minore ma che in realtà vengono esaltate e brillantemente descritte nella loro importanza dal commento dell’audioguida. Presenti al secondo piano anche lettere, costumi e foto che ci fanno avvicinare ancora di più all’estro di un’artista d’avanguardia in continua evoluzione nel corso della propria esistenza e alla ricerca di nuove frontiere espressive da oltrepassare – come ad esempio il passaggio dalla rappresentazione ritrattistica classica del corpo femminile a quella più astratta, geometrica ed intimadella fase cubista.

L’allestimento delle dieci sale risulta impeccabile con cura particolare delle stesse luci che sottolineano le tele nei loro dettagli. Unica pecca: il sistema di sicurezza (il suono si intende, decisamente martellante e fastidioso all’udito!).

Un suggerimento personale: alla fine della mostra, sul pianerottolo dell’ascensore, troverete una vetrata che mostra il panorama di Roma con la Basilica di San Pietro sullo sfondo e la vista di Piazza del Quirinale. Approfittate di un momento, ancora meglio se al tramonto, per inebriarvi di questo panorama e scorcio semplicemente mozzafiato.

“Una perla in più” Parade a Palazzo Barberini

Un elemento di ulteriore unicità della mostra Picasso – Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925 sta nella sua “doppia collocazione”: il progetto del curatore Berggruen non si concentra unicamente all’interno delle Scuderie del Quirinale ma si sdoppia (ampliando la propria offerta) nel salone barocco affrescato da Pietro da Cortona all’interno del meraviglioso Palazzo Barberini. Un contesto sopraffino in cui è esposto il sipario dipinto da Picasso per il balletto Parade, per la prima volta nella Capitale direttamente dal Centre Pompidou di Parigi. Parade è un’immensa tela 17×11 metri, esposta soltanto in rare occasioni a causa proprio delle sue monumentali dimensioni. Un’opera a se stante, una rarità che porta ulteriore arricchimento nell’animo del visitatore a conclusione di una stimolante esperienza nell’Arte di Pablo Picasso, che non esito dunque a consigliare vivamente.

Giulia Vinci per www.policlic.it

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