TAP: un gigante alle porte d’Europa

Matteo Renzi:“Un piccolo tubo, ma necessario

Il “Corridoio sud del gas”: origini e contesto

“Corridoio Sud del gas” è la denominazione assegnata dalla Commissione europea ad un insieme di progetti infrastrutturali volti al trasporto di gas naturale dall’Azerbaijan all’Europa. Questo corridoio – lungo circa 3500 km – parte da pozzi d’estrazione nel mar Caspio, precisamente dalla zona definita come “Shah Deniz 2”, sostituta dell’ormai esaurita “Shah Deniz 1 e ritenuta una possibile (ma non certa) riserva gassosa. L’area è proprietà riservata a grandi nomi quali SOCAR ( Società di Stato Azera), British Petroleum (BP), LUKoil, Petronas, TPAO e NIOC. Il Corridoio attraversa Azerbaijan e Georgia sotto un progetto chiamato SCPx (South Caucasian Pipeline) fino ad arrivare ai confini turchi da dove parte la seconda grande infrastruttura diretta verso i balcani: la TANAP (Trans-Anatolian Pipeline).

Che cos’è, quindi, il TAP?

Il TAP (Trans-Adriatic Pipeline) è l’ultimo grande gasdotto. Partendo dalla Grecia e attraversando Albania e Mar Adriatico per circa 870km si poggia “delicatamente” sulle coste Salentine in zona “San Basilio” nella località di San Foca, una rinomata marina di Melendugno (LE) bandiera blu ormai da diversi anni.

Come l’Italia gestisce il TAP?

Di competenza italiana ci sono circa 45 km in mare (dei 110 totali) e 8 km a terra. Si tratta però di un progetto ben più articolato di quanto si possa intuire. Una volta arrivato al terminale di ricezione e rigassificazione (stazione REMI, dm 17/04/2008) situato tra Melendugno e Vernole (a ben 8 km dalla costa), il gas necessita dell’allaccio alla rete nazionale. Serve quindi un’altra opera di 55 km circa che lo trasporti fino a “Masseria Matagiola” (BR) attraverso la rete SNAM (Società Nazionale Metanodotti). La strada è però ancora lunga, poiché la rete adriatica non ha la portata sufficiente per il trasporto di questa enorme quantità di gas – un quantitativo che oscilla tra i dieci e i venti miliardi cubi all’anno. Perciò attraverso SNAM l’opera si protrae per altri 670km circa fino al punto di consegna a Minerbio (BO) dove si collega, tramite un enorme snodo, al resto d’Europa.

A cosa serve il TAP?

Il progetto in sé viene proposto da Axpo (Ex EGL) alla Commissione europea con l’obiettivo di completare il mercato del gas. Il Governo si è invece espresso al riguardo giudicando l’opera come uno strumento per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, quasi totalmente russe. Il fabbisogno italiano di gas era però già pienamente soddisfatto dalle fonti di approvvigionamento disponibili ancor prima che il “Corridoio sud del gas” venisse proposto. Tanto che, essendo attualmente addirittura in surplus, alcune importanti infrastrutture (come la nave rigassificatore di Livorno) sono rimaste ferme per anni.

È possibile ipotizzare quindi, in contrapposizione alle dichiarazioni del governo, che il progetto miri ad un soddisfacimento della domanda di gas proveniente dal resto d’Europa e non di quella italiana, come intuibile dal riallacciamento alla rete internazionale, oltre che dall’inesistente bisogno del nostro Paese.

Ma è davvero una diversificazione?

Se si analizza la linea del Governo sulla possibilità di diversificare le fonti e la si confronta con la reale situazione energetica dell’Azerbaijan è facile sottolineare come questa differenziazione non sia poi così reale. Emerge infatti da numerose fonti (tra le quali un’inchiesta di Report) come il gas azero sia ormai in esaurimento, tanto da costringere il presidente Aliyev a domandarne l’approvvigionamento alla Russia stessa. Com’è possibile quindi diversificare le fonti comprando dall’acquirente del tuo principale, se non unico, venditore?

Come avviene spesso per le grandi opere “strategiche” anche Tap è stato un progetto imposto senza la volontà e il consenso del territorio e dei cittadini che ne subiranno le conseguenze. Risulta chiaro come l’intera infrastruttura sia una grande “pentola d’oro” per quei pochi che ne traggono beneficio a scapito della salute, della sicurezza e della democrazia del popolo.

Francesco Longo, Luca Abatianni e Daniele Candido per Policlic.it

Si ringrazia tutto il Comitato “No Tap” ed in particolare Marco Santoro Verri e Gianluca Maggiore per la disponibilità e la competenza nell’averci fornito le informazioni necessarie.

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