Fase 2: liquidità, smart working, transizione energetica e sviluppo economico europeo

Risponde il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Alessandra Todde

Scarica QUI la Rivista n.0 di Policlic!

“Questa può essere un’occasione importante per mettere al centro della nostra economia non l’essere umano che consuma, ma che produce e crea valore”.

Così riferisce a Policlic Alessandra Todde, sottosegretario del Movimento 5 Stelle presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE). Una carriera accademica brillante la porta a conseguire due lauree: ingegneria la prima, informatica la seconda. Per buona parte della sua vita, la politica non è al centro dei suoi pensieri, orientati dalla passione per lo sviluppo di aziende nell’ambito digitale. Per questo si trasferisce negli Stati Uniti, incubatore di start-up innovative.
Dopo 11 anni negli USA, la guida del progetto per il risanamento dell’Olidata (azienda informatica) come amministratore delegato la riporta in Italia. Da questo momento, inizia la sua carriera politica per “restituire qualcosa alla società”, come ammette lei stessa. Oggi, Alessandra Todde è una delle donne di spicco del movimento fondato da Beppe Grillo e decisore importante per le linee guida della Fase 2: la ricostruzione post-coronavirus.

Quali sono le relazioni tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la task force guidata dal dott. Vittorio Colao per l’attuazione della Fase 2? Sono emerse posizioni specifiche in merito all’elaborazione di un piano strategico di ripartenza economica?

Il confronto tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la task force, come tra il ministro Patuanelli e il dottor Vittorio Colao, è costante. Ogni ministero sta lavorando senza sosta per offrire spunti e proposte sia per il lavoro della task force sia per l’elaborazione del decreto di aprile, che sarà un intervento poderoso, senza precedenti, necessario per sostenere e aiutare il Paese in questo momento così difficile.

Per quanto riguarda il MiSE, l’obiettivo non è solo sostenere le imprese, ma anche rappresentarle, tutelarle, proteggerle, svilupparle – soprattutto in questo momento così complicato – in modo che ripartano in sicurezza e con le giuste agevolazioni economiche. Nel decreto di aprile, che verrà approvato nei prossimi giorni, ci saranno circa 30 miliardi di ulteriori garanzie per la liquidità alle imprese e 50 miliardi di dote a CDP, sempre per il sostegno al mondo produttivo.

Le misure poste in essere dal governo, volte a snellire le macchinose procedure burocratiche, rispondono anche all’esigenza di impedire che l’immediata disponibilità di liquidità della criminalità organizzata possa anticipare l’intervento statale. Considera sufficienti le soluzioni sinora adottate?

Il Governo sta lavorando duramente e sta cercando di trovare le giuste soluzioni per tutti i cittadini e per tutte le categorie in difficoltà a causa dell’emergenza coronavirus. Soltanto con il primo decreto di marzo, il “Cura Italia”, abbiamo coperto oltre 19 milioni di persone.

Siamo intervenuti anche con un importante decreto per le imprese. Riporto alcuni dati: al 17 aprile sono pervenute quasi 1,3 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti per oltre 140 miliardi. Poco più della metà delle domande proviene dalle imprese (a fronte di prestiti per 101 miliardi).
Le oltre 600.000 domande delle famiglie riguardano prestiti per 36 miliardi. Circa 42.500 domande hanno riguardato la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al c.d. “Fondo Gasparrini”), per un importo medio di circa 99.000 euro. Si può stimare che circa il 70% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche. Solo l’1% circa è stato sinora rigettato, mentre la parte restante è in corso di esame.

Infine, stiamo per approvare un’altra enorme manovra da decine di miliardi per supportare le famiglie, la sanità, gli autonomi, cancelliamo tutti gli aumenti dell’IVA previsti per i prossimi anni e continuiamo a proteggere le nostre aziende. Sicuramente stiamo lavorando per fare ancora di più, non esiste la perfezione, ma tutto questo non mi sembra poco.

Lei si è più volte espressa favorevolmente circa l’implementazione di piani aziendali incentrati sullo smart working. In questo senso, la crisi rappresenta un’opportunità per una trasformazione delle modalità di lavoro, con conseguenze positive anche sulla mobilità urbana. Cosa le suggerisce, in merito, la sua esperienza professionale?

Nella mia esperienza imprenditoriale, il lavoro a distanza è stato un fattore abilitante importante per il successo della mia azienda. Mi sono resa conto, ben prima di questa emergenza, che in alcuni contesti, garantire al lavoratore flessibilità e obiettivi chiari può fare la differenza. Inoltre, incrementare lo smart working ha degli effetti immediati sulla mobilità, agendo come leva benefica nei confronti dell’inquinamento.

Lo smart working non è soltanto una reazione all’emergenza, ma rappresenta una modalità di lavoro che può aumentare l’efficienza delle aziende e della PA. La creazione di questo patto di fiducia tra azienda e lavoratori costringe a essere organizzati e fa diminuire la discrezionalità nell’approccio al lavoro, permettendo alle aziende la focalizzazione sugli obiettivi e non solo sul controllo dei risultati. È ovvio che la flessibilità deve essere ripagata con la serietà di risposta dei lavoratori e non deve essere una scusa per i furbetti del cartellino.

Centrali pertanto sono il potenziamento delle reti di comunicazione e l’accessibilità a internet anche alle zone cosiddette “grigie”. A che punto si trova lo sviluppo della Banda Ultra Larga (BUL) e della rete di nuova generazione 5G, fondamentali per la fluidità delle relazioni digitali (scuola, università, lavoro, sicurezza, informazione)?

Stiamo lavorando con gli operatori e Infratel per coprire sempre più efficacemente non solo le zone grigie, ma anche le cosiddette “aree bianche”.

L’Italia deve investire sempre più nella banda larga e in infrastrutture digitali, per consentire la creazione di ecosistemi tecnologici che portino alla realizzazione di nuovi modelli di sviluppo. Deve usare la tecnologia per semplificare la burocrazia.

Nell’ultimo anno sono stati fatti passi avanti importanti, specialmente per quanto riguarda gli investimenti nella banda larga e la costituzione di un fondo per l’innovazione a favore delle start-up italiane, ma ora è il tempo dell’efficacia.
Abbiamo il vantaggio di avere nuove generazioni totalmente digitali in grado di comprendere e maneggiare la tecnologia in modo nativo. La ripartenza deve mettere al centro le loro competenze e usare la loro capacità e il loro entusiasmo come acceleratore per la ripartenza del Paese.

Come intende muoversi il MiSE in relazione alle politiche di sviluppo industriale e di transizione energetica? C’è il rischio che la necessità di interventi mirati alla soluzione di problemi economici di breve periodo oscuri l’urgenza di concrete soluzioni politiche alla crisi climatica e ambientale?

In questi sette mesi al MiSE, mi sono occupata principalmente di ambiti quali innovazione, crisi aziendali, sostenibilità, attuazione e semplificazione per le PMI. E di finanza etica e di imprese sociali. Sto portando avanti programmi internazionali, come lo sviluppo delle Smart Cities. Gestisco vertenze complesse come quella dell’Ex Alcoa nel Sulcis in Sardegna, che durano da oltre dieci anni. Lavoro sul Piano Nazionale Energia e Clima e sul Phase Out dell’Italia dal carbone.

È chiaro che le scelte che dovremo fare non saranno facili, anche perché dobbiamo ripensare a tutto il modello produttivo e al rilancio del sistema Paese nel suo complesso. Inoltre, dobbiamo definire le giuste strategie d’azione per l’ingresso nella fase di post emergenza e di convivenza con il virus, e questa può essere un’occasione importante per mettere al centro della nostra economia non l’essere umano che consuma, ma che produce e crea valore. E il cui rapporto con l’ambiente diventa un volano di sviluppo e non una costrizione.

Le difficoltà conseguenti alla diffusione pandemica, come avvenuto nelle recenti crisi, accendono un riflettore sulle dinamiche che coinvolgono le relazioni economiche, monetarie e fiscali dell’area euro, rendendo trasparenti ed eccezionalmente evidenti i meccanismi distorsivi che impediscono una sinergia negli sforzi e obiettivi dei singoli Paesi dell’eurozona. A tal proposito, l’Unione Europea, e in particolare l’area euro, si caratterizza per la compresenza di totale libertà di movimento dei capitali, di paradisi fiscali de facto e, al contempo, di politiche di bilancio nazionali vincolate al rispetto di radicalizzati principi ordoliberisti, combinazione che genera evidenti squilibri macroeconomici. Cosa pensa a tal proposito e quali misure dovrebbero adottarsi a livello europeo per favorire un bilanciato sviluppo economico?

Una UE egoista non è quella in cui vogliamo vivere e non è quella in cui vogliamo far vivere i nostri figli e nipoti. O trova la sua essenza, i suoi valori e dimostra un contesto in cui si può investire insieme, oppure si sfalda e ci sarà molto da mettere in discussione. Le economie europee sono strettamente connesse, dobbiamo pensare a strumenti che non promuovano l’Europa dei più forti.

Dobbiamo pensare a un nuovo modello d’Europa, incentrato sulla solidarietà, su Stati che si confrontano reciprocamente su basi eque e non su paradigmi di punizione. Credo che a una situazione straordinaria come questa, si debba rispondere con strumenti straordinari che consentano agli Stati di reagire. Creiamo l’Europa di valori, oltre quella finanziaria ed economica.

Sulla crisi in atto, credo che sia giusto continuare a parlare di strumenti comuni, come il Recovery Fund, il fondo garantito dal Bilancio dell’Unione da utilizzare per emettere Recovery Bond. Parlare solo di incremento del debito di Paesi che sono già duramente colpiti dalla crisi COVID ha dei limiti evidenti. Questo è il tipo di discorso che l’Europa deve fare.


Vincenzo Martucci e Gianpaolo Plini per Policlic.it

LASCIA UN COMMENTO

Inserire commento
Inserire nome qui