La Cina di Xi. Punto di arrivo e di partenza.

Un evento tutto interno, ma non troppo. La precedente affermazione potrebbe essere quella che nella maniera più sintetica e precisa identifica il XIX congresso del Partito Comunista Cinese, la cui storia assumerà fra qualche anno il carattere di centenaria.

La storia.
Frondato nel 1921 sull’onda degli avvenimenti sovietici e con un retrogusto nazionalista, stringe un’alleanza con il Kuomintang, partito di Sun Yat-Sen che si rifaceva alle dottrine di democrazia e prosperità occidentali. L’unione fra i due partiti, costituita sempre nel 1921, viene caldeggiata anche dalla stessa URSS come dimostra la dichiarazione Sun-Yoffe (il primo è Sun Yat-Sen, il secondo un delegato sovietico) perché entrambe le parti erano persuase dell’irrealizzabilità della rivoluzione proletaria, a meno che questa non venisse preceduta da una fase-democratico borghese. Le già fragili fondamenta dell’alleanza s’avvieranno alla frantumazione dopo la morte di Sun Yat-Sen. Il suo successore Chiang Kai Shek, provenendo dall’ala moderata del partito, sarà molto più diffidente nei confronti dei comunisti e meno propenso alle riforme sociali che proponevano e che suscitavano preoccupazione tra i ceti borghesi. La situazione precipita quando il PCC viene messo fuori legge. Nonostante questo, la formazione del fronte unito (comunisti e Kuomintang uniti nella resistenza contro i giapponesi) Chiang Kai Shek continua a dare priorità alla lotta ai comunisti. Questi invece rafforzano i loro legami con le masse grazie soprattutto all’efficace resistenza che portano avanti contro i giapponesi. L’ultima campagna militare contro i comunisti vedrà quest’ultimi definitivamente vincitori, con il loro ingresso a Pechino e la fuga di Chiang Kai Shek sull’isola di Taiwan scortato dagli americani.
Il primo ottobre del 49 viene proclamata la Repubblica Popolare Cinese. Si assiste così alla nascita di quella che diventerà progressivamente una nuova forza socialista, non sempre in accordo con la terra madre del socialismo di stato, la Russia.
A partire da questo momento diverse fasi scandiscono la vita di questa giovane Repubblica Popolare, i cui leader che si susseguono costituiscono le diverse “generazioni” del potere. Il problema, ogni volta, è come affrontare le opposizioni interne. Mao (prima generazione), aiutato dal ministro della difesa Lin Piao, le affronta fagocitando i giovani contro quelli che venivano accusati di revisionismo, scatenando così la rivoluzione culturale (1966-1968) ed eliminando così tutti quelli contrari alla linea maoista.
Fu lo stesso Leader del partito tuttavia a frenare questo fenomeno, quando capì che il rischio di disgregazione del paese era ormai reale. Diede così il via alla normalizzazione nazionale ed internazionale coadiuvato da Chou En Lai.
Dopo Mao la seconda generazione sarà quella di Deng Xiaoping, l’artefice della Cina moderna sempre più aperta alle istanze del libero mercato. Le riforme di Xiaoping portarono un eccezionale sviluppo economico nel paese ma allo stesso tempo la limitazione del collettivismo determina una nuova crescita delle diseguaglianze. Questi furono i frutti delle sue “4 modernizzazioni”.
Chi verrà dopo Xiaoping sarà impegnato quasi totalmente nell’attività di regolamentazione e gestione della crescita economica e nelle strategie per limitare le diseguaglianze nel paese.

Xi Jinping-Immagine da Wikipedia

Questo farà Jiang Zemin (terza generazione) e dopo di lui Hu Jintao (quarta generazione). Con il partito sempre più istituzionalizzato e sempre meno leaderista giungiamo sino ai giorni nostri, con la dottrina del socialismo con caratteristiche cinesi ormai consolidata e la lotta alle disuguaglianze come priorità, insieme alla piaga dell’inquinamento.
La pensa così anche Xi Jinping (quinta generazione), attuale presidente della Repubblica e segretario del partito,  ribadendo ciò anche nel discorso di apertura del congresso del partito conclusosi ieri.

Il Congresso.

I 2287 delegati provenienti da tutte le 27 province della Cina e dalle 4 municipalità hanno così rappresentato i quasi 90 milioni di iscritti al partito e si sono riuniti nella Grande Sala del Popolo di Pechino per eleggere i 24 membri del Comitato Centrale ed il Segretario Generale.
Particolare attenzione è stata data al rinnovo di 5 dei 7 membri dell’ufficio politico del comitato.Questa sostituzione si ha perché gli interessati hanno raggiunto i 67 anni ed è consuetudine, raggiunta quest’età, il ritiro dalla vita pubblica (questa regola non vale per il Segretario e Generale e per il Primo Ministro).

Xi Jinping ha ottenuto la riconferma nonostante i malumori e le voci di complotto per rovesciarlo (http://www.lastampa.it/2017/10/20/esteri/cina-voci-di-complotto-per-rovesciare-xi-jinping-alla-guida-del-partito-comunista-Gn0fFmRqTZtFMCLapbiE0L/pagina.html).
Possiamo ormai considerarlo sullo stesso piano di Mao e Deng: il suo pensiero è stato infatti inserito all’interno della costituzione del partito come “pensiero di Xi Jinping”.
Costituito da 14 punti principali, questa nuova dottrina ha un’impostazione ambientalista volta ad un miglior equilibrio uomo-natura insieme alla diminuzione della spesa per la difesa.

La nuova via della seta
I suoi interventi più importanti riguardano l’economia, la repressione della corruzione (che torna utile anche per eliminare il dissenso alle sue politiche) e la lotta contro l’inquinamento. La più importante iniziativa economica che sta portando avanti è sicuramente la progettazione della nuova via della seta: un complesso di infrastrutture su scala mondiale che ha come obiettivo quello di mettere la Cina al centro del mondo degli scambi collegandola principalmente con il mercato europeo via terra e via mare attraverso nuove ferrovie e nuovi collegamenti portuali. Il primo treno dalla Cina è arrivato a Duisburg nel 2011 e dal quel momento il traffico ferroviario non ha fatto altro che aumentare.
C’è tuttavia un secondo fine in quest’operazione: garantire maggiori possibilità di sviluppo anche alle città interne della Cina, spesso in posizione svantaggiata rispetto alle ricche città costiere. Creare quindi una costa interna artificiale e sostituire i treni alle navi. Chongqing è il punto di partenza di questa linea ed è l’esempio di come gli investimenti statali abbiano risollevato aree svantaggiate e creato vere e proprie metropoli nel giro di qualche decennio o anche meno.
Chongqing-Immagine da Wikipedia

Riuscirà Xi a portare avanti le sue politiche e a porsi come nuovo punto di riferimento globale del libero scambio? Considerando che i pionieri americani della globalizzazione hanno imboccato una strada che porta verso un ambiguo protezionismo culturale ed economico e visti gli elevati tassi di crescita di cui gode la Cina, non dovrebbe risultare poi così difficile, con un leader che appare sempre più mosso da valori che hanno caratterizzato, almeno come tendenza, i paesi già sviluppati. Si rafforza quindi questo nuovo polo dominante formato da 1,3 miliardi di persone, aperto alle sfide economiche del secolo, in un mondo sempre più multipolare e dove ogni eredità bipolare o monopolare sarà progressivamente eliminata.

Luca Di San Carlo per www.policlic.it

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