MAYhem – Il duro colpo allo Scottish National Party

La lente di ingrandimento si sposta ora a nord del Regno Unito, in Scozia per la precisione, per esaminare l’esito del voto di Giovedì scorso da un altro punto di vista ed un’altra prospettiva.
In un territorio nel quale, alle rappresentanze locali dei Conservatori, dei Laburisti e dei Liberal-Democratici, si aggiunge e contrappone l’anima nazionalista dello Scottish National Party attualmente guidata dal First Minister Nicola Sturgeon.

Le elezioni britanniche si sono rivelate, per l’SNP , un risultato dal sapore molto amaro : c’è stata infatti la conferma, per la seconda tornata elettorale consecutiva dopo quella del 2015, del primato del partito nel territorio con il 37% circa dei voti, e la conferma di essere la terza forza partitica del Regno in termini di seggi.
Ma questa è l’unica notizia di cui possono rallegrarsi nella Bute House : la vittoria coincide con un vertiginoso calo di voti e la conseguente perdita degli stessi seggi a favore di Conservatori, Laburisti e Lib-Dem.
Inoltre, il conto più salato per il partito riguarda la sconfitta (e caduta) di due veri e propri pezzi da novanta dell’SNP : parliamo infatti dell’ormai ex rappresentante del partito a Westminster Angus Robertson e , soprattutto , di Alex Salmond, anima del redento nazionalismo scozzese con trent’anni di attività politica alle spalle.

Raffrontando i dati delle performances dello Scottish National Party tra il 2015 ed oggi, si osserva come i nazionalisti scozzesi avessero ottenuto al tempo il 50% dei voti in patria e ben 56 seggi (su 59 disponibili nel territorio, una vera e propria ondata gialla sull’allora Prime Minister Cameron).
Diversamente, in queste elezioni i seggi sono scesi a 35 e la rappresentanza scozzese a Westminster si vedrà ridotta di ben un terzo.

Come detto in precedenza, il danno si quantifica sia nei numeri che nelle figure che verranno a mancare a Londra per la causa nazionalista scozzese.
I seggi di Moray (dove Douglas Ross ha prevalso contro Robertson con il 47,6 % dei voti) e di Gordon sono risultati fatali all’SNP che ha visto le due figure cardine del partito venire sconfitte dai candidati dello Scottish Conservative and Unionist Party, emanazione locale dei Conservatori guidata da Ruth Davidson capace di vincere e guadagnare ben dodici seggi in più rispetto alla tornata del 2015…proprio a discapito dell’SNP.

That said clearly it’s a disappointing result.
We’ve lost some tremendeous MPs obviously, particularly and very personally disappointed that Angus Robertson lost the seat. He has been an outstanding MP but also andoutstanding leader of the SNP in the House of Commons and it’ll be a big loss not just to us but to parliamentary politics in Westminster as well.
(FM Nicola Sturgeon a Sky News, 8 Giugno 2017)

 


La sconfitta dei grandi nomi dell’SNP

I’ve had 30 years as a parliamentarian in the north-east of Scotland and it has been the privilege of my life to do that. I am grateful for these times and for the activists of the SNP who have made the many electoral successes possible.

(Alex Salmond, 8 Giugno 2017)

Queste sono state le parole rilasciate da Salmond in un breve discorso presso il seggio di Gordon dinnanzi al neo-rappresentante conservatore Colin Clark (vincitore con il 40,7% dei voti) dinnanzi a quella che ha rappresentato la sua prima sconfitta parlamentare di sempre, dopo ben nove elezioni consecutive.

Una sconfitta che a quanto pare perònon rappresenta il commiato dalla politica di Salmond in quanto, citando una canzone giacobita, ha concluso dicendo : “You’ve not seen the last of my bonnets and me”.

È doveroso spendere alcune parole f9db1ee15c223b6d5f70c497fcb83e19sulla figura di Alex Salmond : deputato dal 1987 e leader (nella sua prima fase) nel 1990, nel 1997 ha ridato fiamma alla causa indipendentista scozzese, amplificata anche dal cosiddetto “Braveheart effect” portando il paese ad ottenere, tramite un referendum, la devolution da Londra e alla creazione di un governo e di un Parlamento scozzese.
Nuovamente alla guida del partito dal 2000, vi è rimasto fino al 2014 quando, dinnanzi alla sconfitta nel referendum per l’indipendenza scozzese, ha rassegnato le dimissioni da First Minister e leader dell’SNP passando il testimone a Nicola Sturgeon, che anche nell’occasione della sua sconfitta non ha esitato a definirlo “un amico nonchè un mentore“.


Le ripercussioni del voto sull’indipendenza scozzese

Il voto mette dunque un freno ed un serio punto interrogativo sulle ambizioni della Sturgeon e dello Scottish National Party circa l’andamento dei negoziati per la richiesta di un secondo referendum sull’indipendenza (dopo quello del 2014) a seguito della Brexit (la Scozia votò compatta per il Remain).

brf2lSe infatti nel Marzo di quest’anno il Parlamento scozzese, con una mozione avanzata dall’SNP, aveva dato i poteri alla Sturgeon di avviare i colloqui con la May per la richiesta di un secondo referendum (colloqui sempre evitati dal Prime Minister britannico per rinviare la discussione il più a lungo possibile) , ora il partito, indebolito dalla tornata elettorale , si trova ad avere meno potere negoziale con Londra, con il governo centrale che ha tutto l’interesse, anche perchè impegnato sul fronte dei negoziati con l’Unione Europea sulla Brexit (soft o hard che sia…anche se paradossale), di ritrovarsi in una posizione di forza nei confronti degli scozzesi.
Da non sottovalutare inoltre l’impatto che i Conservatori scozzesi, più dei Laburisti e dei Lib-Dem, avranno adesso nella politica locale e britannica.
Si preannuncia infatti una concreta opposizione ai progetti nazionalistici e la leader del partito, Ruth Davidson , è stata decisamente chiara sull’argomento durante la nottata elettorale e ai microfoni della BBC ha dichiarato :

IndyRef2 is dead in Scotland and Nicola Sturgeon needs to reflect on that.
(Ruth Davidson, 8 Giugno 2017)

Un altro elemento da tenere in considerazione è che con il passare dei giorni l’opinione degli analisti politici nel Regno Unito denota come il sorprendente risultato della compagine conservatrice scozzese (+ 12 seggi rispetto alle elezioni del 2015) potrebbe risultare un trampolino di lancio per la Davidson al punto di porla al fianco di Boris Johnson come papabile candidata per i Tories al posto di Theresa May.

Sarà così ?

Guglielmo Vinci per www.policlic.it

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Qui il link al primo focus sulle Elezioni britanniche –> https://www.policlic.it/pcwd/?p=217

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