MAYhem – “You live by the sword, you die by the sword.”

Analisi del voto concernente la componente Liberal Democratica Britannica (LibDem).

È doveroso ricostruire, in pillole, le ultime tappe che hanno caratterizzato la caduta di questa composizione politica, per capire al meglio l’atteggiamento assunto e le strategie messe in atto nelle diverse fasi che hanno portato questo partito ad occupare la quarta posizione nella gerarchia politica del Regno Unito.

Il partito Liberal democratico vede la luce nel 1988 quando, a seguito delle politiche messe in atto da Margaret Thatcher, la costola più centrista del partito dei laburisti, il Partito Social Democratico, si fonde con lo storico Partito Liberale.

Il loro orientamento prettamente centrista, fondato sulla difesa dei diritti civili e sul sostegno a una forte economia come base di una società equa, ha permesso di giocare un ruolo fondamentale in alcune delle competizioni elettorali alle quali ha corso, arrivando, nel 2010, a rappresentare la stampella di un governo a guida Tories.

I momenti di gloria vissuti dai “LibDem”, infatti, possono ricondursi alla nomina come leader del partito di Nick Clegg, nel 2007. Alle competizioni elettorali del 2010, quando i due partiti maggiori erano capitanati da David Cameroon (conservatori) e Gordon Brown (laburisti), il giovane leader, riuscì a conquistare 57 seggi, il secondo miglior risultato della storia del suo partito. Questi 57 seggi furono fondamentali alla formazione di un governo, in quanto, durante quella tornata elettorale, si verificò quella particolare situazione definita Hung Parliament*. Scegliendo di sostenere il partito di maggioranza relativa (i conservatori di Cameroon), Clegg riuscì a ottenere la poltrona di vice-primo ministro. Questa posizione, però, costrinse i LibDem ad abbandonare le direttive politiche riportate nel loro “manifesto” pre-elettorale, sostenendo il governo su misure prevalentemente conservatrici. Ne scaturirono ribellioni alla base del partito che portarono a una sostanziale diminuzione del consenso elettorale (8 seggi) nelle elezioni generali del 7 maggio del 2015, e alla defenestrazione dello stesso Clegg a favore del nuovo leader Tim Farron.

Nei due anni che dividono le elezioni del 2015 a quelle anticipate del 2017, il partito ha cercato di mantenere una collocazione centrista e apertamente contraria alla fuoriuscita del Regno Unito dall’UE, schierandosi apertamente a favore del NO al referendum sulla Brexit. Vi è da sottolineare, inoltre, che dopo la scelta di Theresa May di ricorrere al voto anticipato, Farron è stato l’unico leader a proporre un secondo referendum sulla Brexit, convinto di dover contrastare la linea dura intrapresa del premier May nei confronti di Bruxelles.

I risultati della consultazione elettorale dello scorso 8 giugno hanno visto lievitare di poco i risultati ottenuti due anni prima, attribuendo alla compagine LibDem 12 seggi (7,37%). Ciò non è sufficiente per far gridare alla vittoria i vertici del partito, che vedono perdere pedine importati nella propria stanza dei bottoni. Prima vittima illustre di questa tornata elettorale è proprio l’ex vice-primo ministro del governo di coalizione, Nick Clegg. Proprio lì, nel suo distretto, Sheffield Hallam, l’ex leader è stato costretto a chinare il capo, riconoscendo la sconfitta in favore di Jared O Mara, il candidato Laburista. L’espressione che va dipingendosi sul suo volto, pochi attimi dopo la proclamazione del suo avversario, rende palese l’umore che aleggia tra i Liberal Democratici, lasciando intendere che il potere contrattuale conosciuto negli ultimi anni è definitivamente perduto.

 

Così, dopo essersi congratulato con il suo rivale per la “vittoria spettacolare” si lascia a dichiarazioni di stampo sentimentalista:

“In my time in Parliament, I have never shirked from political battles. I have never retreated from the political battlefield. I have always sought to stand by the liberal values I believe in.”

E ancora:

“But I have, of course, encountered this evening something that many people have encountered before me tonight – you live by the sword, you die by the sword.”

 

È doveroso, inoltre, analizzare le dichiarazioni del numero uno del “LibDem”. La retorica post-elezione di Farron continua a vertere sulle questioni prettamente europeiste. I toni altisonanti restituiscono una mancata rassegnazione al voto popolare sulla questione Brexit. L’auspicio è che il governo prenda tempo sui negoziati con l’Unione Europea, in modo da poter rivalutare le sue priorità e quelle dell’intero popolo britannico:

Speaking about what should happen next with Brexit, he said the official talks should be put on hold “until the government has reassessed its priorities and set them out to the British public”.

Infine, lo stesso Farron, legge nelle statistiche del voto una profonda spaccatura nella società britannica, fondata sulla contrapposizione di diversi cleavages: giovani contro vecchi, ricchi contro poveri, sud contro nord, urbano contro rurale.

La sensazione è che a seguito di questa ulteriore disfatta dei LibDem, il sistema inglese stia tornando a rappresentare il classico esempio di bipartitismo fondato sulla lotta, quanto mai equilibrata, tra conservatori e laburisti. I tempi in cui si riusciva a ferire con la spada sono ormai lontani, ciò che rimane da fare è curare le ferite per sopravvivere al difficile tsunami politico che sta inondando lo scenario politico Britannico.

 

 

 

 

 

 

 

*situazione in cui, a seguito di regolari elezioni, in un sistema sostanzialmente bipartitico, non si sia verificata una maggioranza assoluta in grado di esprimere un governo monocolore.


William de Carlo

Qui i Link ai primi due focus sulle elezioni britanniche:

– MAYhem -Il duro colpo allo Scottish National Party – www.policlic.it/pcwd/?p=228 

– MAYhem – Analisi e processo contro la “υβρις dei Tories – https://www.policlic.it/pcwd/?p=217

www.policlic.it

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