Merkel Quater: Die linke e Die Grünen, l’eredità della Germania pre-unitaria

Sahra Wagenknecht Immagine da welt.de

La storia di die Linke (la sinistra) come partito unico è abbastanza breve perché recente.
La sua fondazione risale al giugno del 2007 ed è il frutto della fusione tra il Partito del  Socialismo

Immagine da euractiv.com

Democratico e Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa Elettorale. Il primo dei due è l’erede del Partito di Unità Socialista, la compagine comunista della Germania est che dopo la riunificazione viene toccata da una serie di riforme interne fino alla formazione, avvenuta nel 1990, di quella che sarà poi la prima radice dell’attuale die Linke. L’altra radice, Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa Elettorale, era un gruppo costituito nel 2005 da alcuni dissidenti della SPD in rotta di collisione con Schröder e la sua agenda 2010, quel piano di riforme che si spingeva un po’ troppo a destra rispetto alle impostazioni classiche della socialdemocrazia. Da quando è nata die Linke ha partecipato a 3 elezioni federali. In alcuni Land questo partito tocca punte del 20% ed oltre con il caso particolare della Turingia, dove a governare è proprio un suo esponente alleato con verdi e socialdemocratici.
Sahra Wagenknecht è l’anima del partito e si è presentata agli elettori tedeschi come una pasionaria. La sua biografia ci porta nella DDR, passato al quale appare convintamente legata.
Ha militato nella libera gioventù tedesca e, appena laureata, si è iscritta al partito socialista della Repubblica Democratica Tedesca. Da sempre ferma su posizioni marxiste di tipo ortodosse, la Wagenknecht, che è vice presidente del partito, porta avanti le classiche battaglie della sinistra più radicale: critica del capitalismo e di tanto in tanto nostalgica della DDR, il che non stupisce considerata la sua storia. Per capire bene il personaggio di cui stiamo parlando prenderemo in considerazione due discorsi da essa tenuti: il primo risalente al 2015, durante il dibattito tenutosi nel Bundenstag in merito al pacchetto di aiuti da fornire alla Grecia dopo che quest’ultima si era espressa, tramite il referendum del 5 luglio, contro le nuove misure economiche e creditizie proposte ( e/o imposte).
Il secondo, tenuto durante un comizio a Düsseldorf il 6 settembre scorso, ci fa cogliere a pieno il programma del partito insieme a numerose accuse e proposte..

Nel primo dei due risalta come l’esponente sia diametralmente opposta alla concezione politica della cancelliera. In questo caso, ma succede praticamente in quasi tutti i dibattiti, le affermazioni sono veramente infuocate, anche se spesso però mancano di prog

Sahra Wagenknecht
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rammi che vadano oltre alle dichiarazioni di principio, che tuttavia non sono da buttare, anzi. Si parla di Grecia, del popolo che ha appena votato con il 61 che ha detto no al piano economico della troika. Nello specifico, al netto dei dati di fatto ancora oggi contrastanti afferma, in merito al andamento del debito pubblico greco (per approfondimento http://www.truenumbers.it/veri-numeri-debito-pubblico-grecia-pil/), come non si possa salvare un indebitato aggiungendo altri debiti sul suo conto (min. 3.22), accusando Frau Merkel ed il ministro Shauble di politiche che hanno danneggiato ancora di più utilizzando addirittura il termine “colpo di stato” in chiave economica. Ne ha anche per la SPD e per il suo principale esponente dell’epoca, Sigmar Gabriel, chiedendo retoricamente ma non troppo, come il suo partito possa ancora sopportarlo (min. 5). Cita infine anche i padri della UE, inneggiando al loro progetto originale.

Nel secondo discorso, più recente, vi è una chiara sintesi delle linee generali del partito, dalla politica economica e sociale sino a quella estera alla quale, in risposta alle accuse di non averne una ben chiara, dedicherà quasi un terzo del discorso. Anche qui esordisce con un feroce critica ai risultati tanto decantati dalla cancelliera. Ribadisce come in realtà la povertà sia in aumento e che il 40% dei tedeschi abbia un reddito inferiore rispetto a 20 anni fa, chiede una patrimoniale del 5%, avanzando concezioni apertamente marxiste in merito a lavoro e capitale del tipo “sono i lavoratori che producono quei patrimoni con il loro lavoro”.
Accusa la politica di farsi comprare dalle multinazionali che finanziano partiti, facendo riferimenti specifici alle principali case produttrici di armi e di auto. Può essere considerata come una questione morale dal retrogusto inaspettatamente teutonico? Al netto della propaganda, non sarebbe nulla di nuovo per il mondo della politica a parte il fatto che i colpevoli sarebbero quelli che da sempre vengono visti come i difensori dell’etica in politica, della schiena dritta e del rigore.
Il tema dei finanziamenti sospetti e delle armi ci permette di passare alla politica estera dove è palese la provenienza e la propensione politica del partito e della sua più nota rappresentante. Considera la spesa per la difesa dei paesi nell’orbita NATO eccessiva anche perché, a sostegno di questa inutilità, ribadisce come non ci sia Putin alle porte di Berlino con i cannoni puntati sulla città. Sono questi i riferimenti dai quali emerge la malcelata simpatia per il leader russo, confermata dalla richiesta di togliere i missili nucleari del programma di condivisione dalla Germania.
Die Linke non è però l’unico partito frutto della fusione di due anime. Ce n’è un altro che ha la storia biforcuta come la sinistra. Il tandem Bündnis 90/Die Grünen. Nascono entrambi, a differenza degli altri grandi partiti a trazione occidentale della Germania, da due fazioni: una proveniente dall’est e una dall’ovest della Germania. Nel caso dei Bündnis 90/Die Grünen questi sono il frutto dell’unione tra due partiti avvenuta nel 1993. I gruppi politici in questione sono: Alleanza 90, nato nella Germania est dalla convergenza di 3 gruppi di opposizione al regime comunista impegnati nei diritti umani e nel pacifismo (Nuovo Forum, Democrazia ora, Iniziativa per la libertà ed i diritti umani). L’altra metà del partito invece proviene dai Verdi, movimento che si inserisce nel più ampio contesto di ecologismo, pacifismo e diritti civili formatosi negli anni 70 in Germania.

Le somiglianze tra die Linke e Bündnis 90/Die Grünen restano limitate alla cronistoria comune delle due compagini politiche. Nel merito le distanze sono notevoli: sempre all’opposizione i primi, più ballerini e propensi all’ingresso in maggioranza i secondi. Sfumature di nostalgia della DDR nella Linke, opposizione ad essa fin da quando era ancora in piedi in Alleanza90. Due partiti nati dal bivio che verte alla strada dell’unico partito ma che poi, pur condividendo alcuni principi appaiono distanti e si accusano reciprocamente.
Come giocheranno il loro peso elettorale (perché comunque ne hanno) sulla scacchiera della politica tedesca in questo inizio di quarto governo Merkel?

 

Luca Di San Carlo per policlic.it

elezioni federali

partito Bündni

s 90/Die Grünen

die Linke
2009 10,7 11,9
2013 8,4 8,6
2017 8,4 8,6

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