Sembra davvero essere passata un’eternità dalla data del 23 giugno 2016, il giorno simbolico in cui ebbe luogo il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea vinto dal fronte del Leave guidato da Nigel Farage che diede ufficialmente inizio al percorso della Brexit. Sembrano essere passate ere geologiche anche dalla data del 9 giugno 2017, il giorno delle elezioni generali britanniche (seguite da Policlic.it con un lungo approfondimento) che videro il governo conservatore di Theresa May ottenere una maggioranza al lumicino rispetto all’opposizione laburista di Jeremy Corbyn,in quello che i tabloid britannici descrissero enfaticamente come un MAYhem (pandemonio).
Sembra essere passato tanto tempo, ma a distanza di poco più di tre anni il cammino della Brexit, frutto della volontà del popolo sovrano britannico, è stato frastagliato da continui ostacoli.

In questi anni, tale volontà popolare è stata continuamente messa in discussione sia a Westminster che durante i lunghi – e tutt’ora inconclusi – negoziati tra Londra e Bruxelles. Lo stallo in Europa si è manifestato in maniera umiliante attraverso le tre proposte di Brexit sonoramente bocciate dal Parlamento britannico. Un’ultima e ulteriore proroga è stata fissata dal Consiglio Europeo per il prossimo 31 ottobre (ribattezzato dagli analisti britannici come “Halloween Brexit”), obbligando anche il paese a partecipare alle incombenti elezioni europee.

Policlic.it ha avuto occasione di discutere di questo argomento e della recente direttiva UE sul diritto d’autore con l’Onorevole Simone Billi, esperto di diritto d’autore ed esponente della Lega Nord presso la Camera dei Deputati.

Nato a Firenze, ma trasferitosi a Zurigo in Svizzera, l’On. Billi ha lavorato come Intellectual Property Leader presso una multinazionale energetica, occupandosi attivamente della tutela delle innovazione tecnologica e del valore dei marchi e dei brevetti, essendosi specializzato in Diritto di Proprietà Industriale Italiano, Europeo ed Internazionale all’Università Robert Schuman di Strasburgo e al MIP di Milano e avendo successivamente conseguito il titolo di Patent Attorney.
Dopo una lunga militanza nel movimento giovanile di Forza Italia e l’incarico di consigliere comunale a Firenze in quota PDL, nelle ultime elezioni del 2018 è stato eletto deputato per la Lega Nord presso la Circoscrizione Estero.

L’On. Simone Billi (Lega, a sinistra) incontra il Capo Negoziatore dell’Unione Europea per la Brexit, Michel Barnier.

Onorevole Billi, la ringrazio per aver accettato il nostro invito. Il mese scorso, il Consiglio Europeo ha approvato una proroga dell’Art. 50 a favore del Regno Unito fino al prossimo 31 ottobre, con “l’obbligo” di partecipare alle incombenti elezioni europee del 26 Maggio. Lei trova curioso questo ennesimo colpo di scena in una storia che, a distanza di quasi tre anni, assume contorni sempre più rocamboleschi e ridicoli?

Nel corso di questi anni, dopo il referendum del 2016, si sono susseguiti cambiamenti molto significativi per il Regno Unito sulla questione della Brexit, i quali hanno reso molto difficili i negoziati con l’Unione Europea, al punto che abbiamo assistito a questi ultimi sviluppi.
Quello che posso esprimere è l’augurio che comunque vadano le cose, si arrivi al rispetto della volontà sovrana del popolo britannico sancita con il voto di quasi tre anni fa: la Brexit va portata a termine il prima possibile, nell’interesse e per il bene dell’Unione Europea, dello stesso Regno Unito, ma anche del nostro Paese, per via dei nostri importanti interessi commerciali nell’area britannica. Una volta che il Regno Unito sarà uscito dall’Unione Europea, sarà necessario e di rilevante importanza stipulare nuovi accordi commerciali con Londra, in una prospettiva nuova ed “extra-UE”.

Dalla notte del 23 giugno 2016, quando l’allora trionfante Nigel Farage annunciava l’“Indipendence Day” britannico, l’intera classe politica del Regno Unito (al governo come all’opposizione) è riuscita nel capolavoro di rimettere del tutto in discussione la buona riuscita della Brexit, con il suo totale immobilismo interno e l’inconsueta passività dinnanzi alle richieste dell’Unione Europea. Quale analisi va fatta dinnanzi a questo fatto? La volontà sovrana di oltre diciassette milioni di britannici è stata a suo parere tradita tanto dal governo quanto dal Parlamento di Westminster che dal mese scorso ha le redini del discorso a livello nazionale?

Come detto precedentemente, la Brexit ha avuto un percorso tribolato in questi anni che ha causato sofferenze non indifferenti nel popolo britannico e tensioni nel Parlamento. A mio parere è prematuro fare delle analisi su questa questione. Non credo, infatti, spetti all’Europa o all’Italia giudicare l’esito o il percorso compiuto fino ad oggi e quello che si dovrà compiere, ma certamente l’impasse che si è verificato in questi anni sta rendendo molto difficile l’esito conclusivo della Brexit e contemporaneamente lo rende quasi un monito per quegli altri Paesi intenzionati a seguire l’esempio britannico.

“No Deal is better than a bad deal” è stato lo slogan di questi ultimi anni, a fasi alterne e per bocca di vari personaggi della scena politica britannica (Theresa May, Tim Farron fino al più recente Farage). Alla luce di questi sviluppi, si ritiene d’accordo con questa posizione e che si potesse prospettare una soluzione di questo tipo?

Io direi che il “No Deal” sarebbe stata la peggior soluzione possibile per la Brexit così come progettata dal governo di Theresa May, perché avrebbe causato danni a livello locale ed europeo. Serve agevolarla con un accordo che possa portare a termine la procedura d’uscita del Regno Unito e che sia soddisfacente tanto per Londra quanto per Bruxelles.

Il paragone tra Theresa May e Margaret Thatcher è per Lei appropriato o rappresenta un’esagerazione che ha pesato, in passato come oggi, come una spada di Damocle sulla testa della May?
Secondo Lei il Primo Ministro sta gestendo con polso la questione Brexit o ha sbagliato ogni possibile mossa peccando di superbia?

Personalmente, al giorno d’oggi questo paragone è alquanto affrettato, quasi inopportuno, perché, come precedentemente detto, non è nostro compito quello di poter stilare un resoconto del genere andando a scomodare una figura come quella della Thatcher. Penso che sarà la Storia e la Storia soltanto a stabilire se la May potrà essere riconosciuta come una figura positiva o meno per la storia del Regno Unito. Intanto bisogna aspettare e lasciarla lavorare.

Il disastro della Brexit da parte del Partito Conservatore, che nasce dalle elezioni “non vinte” del 2017 e culmina con le ultime umilianti sconfitte incassate dal governo a Westminster, sarà decisivo per l’avvicendarsi tra i Tories e i Whigs del Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn? A Sua opinione ritiene che sia lui il vero (nonché unico) vincitore della questione Brexit?

È evidente che nel Parlamento di Westminster in questi anni si siano scontrate e si stiano continuando a scontrare sull’argomento delle sensibilità politiche molto diverse tra loro, tuttavia penso anche in questo caso che analisi di questo tipo siano un po’ affrettate. Credo che debbano essere lasciati al proprio lavoro per portare a termine la Brexit.

Come definirebbe in breve la figura di Nigel Farage, guida del suo nuovo partito [The Brexit Party, nda] dopo l’abbandono definitivo dello UKIP estremista? L’assenza di Farage nel momento topico della Brexit è anch’essa da considerarsi fondamentale per l’interpretazione attuale della situazione in quel di Londra?

Nigel Farage è senza dubbio un personaggio di grande successo e seguito nel Regno Unito oltre ad avere una lunga esperienza politica sulle spalle e uno spessore all’interno della stessa politica britannica ed europea. Bisogna attendere il risultato delle elezioni europee, in seguito alle quali sarà anche interessante vedere il ruolo che potrà assumere, alla guida di questo nuovo soggetto politico, nelle contrattazioni sulla Brexit.

Lo scenario attuale può portare giovamento alle pulsioni indipendentiste della Scozia (IndyRef 2) e alla riunificazione dell’Èire/Irlanda del Nord (UnityRef)?

Questi sono certamente dei temi molto scottanti per la politica britannica ma soprattutto per la stessa stabilità del Regno nel momento in cui verrà portata a termine la Brexit. Per questo le parti coinvolte nel processo di uscita dall’Unione Europea devono agire con molta cautela. Ho speranza e fiducia che la questione possa raggiungere una conclusione positiva per tutte le parti in causa.

Avvicinandoci al termine di questa nostra conversazione, vorrei ora porre l’attenzione su un fatto di significativa importanza avvenuto il 26 marzo scorso al Parlamento Europeo: l’approvazione in via definitiva, con una maggioranza di 348 deputati, della cosiddetta Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale che riforma il diritto d’autore nell’Unione Europea. In qualità di conoscitore dell’argomento, può offrici una panoramica su questo documento che diventa definitivo dopo un iter legislativo di oltre otto mesi?

Questa direttiva cerca di aggiornare la regolamentazione comunitaria sul diritto d’autore in un mercato ancora “nuovo e giovane” come quello di Internet, che è in continua evoluzione e cambiamento. È un documento che a livello europeo rappresenta un primo passo di una lunga serie di passi che dovranno essere compiuti in futuro per modificare le normative sul diritto d’autore. Si dovrà parlare ancora, a livello europeo come in ognuno degli stati membri, coinvolgendo tutti gli attori che risultano parte integrante della questione Internet.

La questione riguardante la riforma sul copyright si trascina da anni se non addirittura decenni nel dibattito comunitario e internazionale: la riforma proposta e portata avanti in questi mesi dall’eurodeputato Axel Voss (Partito Popolare Europeo/PPE) rappresenta un “successo”, dopo la bocciatura dell’ACTA Treaty (4 luglio 2012) e il brusco rallentamento nei negoziati sul TTIP statunitense nel 2016. Il documento approvato all’Europarlamento sancisce, con il pretesto della tutela del diritto d’autore, “la morte di Internet come luogo e mezzo di libera espressione del pensiero creativo e indipendente”?

Bisogna vedere come verrà recepita la Direttiva nei prossimi anni da parte dei vari stati membri dell’Unione Europea, ma, di sicuro, spero ardentemente che non venga limitata o censurata la libertà di pensiero nell’Unione. Sono uno strenuo sostenitore e difensore della libertà di espressione e di pensiero che deve continuare a poter esistere per i milioni di cittadini che fanno parte dell’area europea.

Può dirci, in conclusione, quale impatto potrebbe avere la Direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale per l’informazione indipendente nel nostro continente?
I piccoli progetti editoriali, come il nostro, hanno di che temere da questa normativa che dovrà essere recepita dal nostro Paese? Come si è posto e come si pone il Suo partito a riguardo?

A riguardo posso dirle che la Lega sta ancora discutendo su questo tema e che la Direttiva è ancora oggetto di profonda analisi e studio da parte del nostro partito. La ritengo un buon punto di partenza su cui lavorare ed è nostra intenzione quella di poter coinvolgere tutti i soggetti interessati e quelli “a rischio” a seguito dell’approvazione di questo documento. Rinnovo nuovamente la fondamentale importanza della tutela della libertà di pensiero per i cittadini dell’Unione Europea e, di conseguenza, del libero accesso all’informazione tramite tutti quei progetti editoriali nati da poco, come il vostro per l’appunto.



Guglielmo Vinci 
per www.policlic.it