Tradizione contro tradizione?

Cosa si intende veramente per tradizione? Come dobbiamo rapportarci ad essa? Alla luce delle Scritture cominciamo la nostra analisi.

La prima volta che incontriamo la parola “tradizione” nel Nuovo Testamento, essa viene pronunciata in un contesto di ammonimento da parte del Cristo nei confronti della casta farisaica: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?” {Mt 15,3}. È quantomeno singolare che un concetto così essenziale nel mondo dello Spirito veda il suo debutto nella parte più messianica delle Scritture, come espressione di una precisa volontà di confutare l’applicazione dello stesso e quindi, implicitamente, di restaurarne la verità al riguardo. Osserviamo quindi i farisei che abbracciano un capovolgimento dei veri fondamentali: legge e conoscenza vengono a collocarsi – in maniera che il Cristo Stesso dichiara blasfema – al di sopra di amore e carità.

Se proseguiamo nella lettura del Nuovo Testamento, troviamo che nelle lettere paoline si parlerà di tradizioni – al plurale – nel secondo capitolo della seconda lettera ai Tessalonicesi, al secondo versetto: “Perciò fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola, sia dalla nostra lettera”. Si parla anche, in maniera meno esplicita, di deposito tradizionale nella seconda lettera a Timoteo {2Tm 2,2}. È bene notare quindi che questa parola va a designare nel NT due realtà distinte, anzi opposte. Vale a dire: una è la Tradizione Divina; l’altra è una tradizione umana nel senso carnale del termine, e cioè contraria allo Spirito. È Cristo a mettere il dito nella piaga: condanna la tradizione dei farisei in quanto essa non reca più reali contatti con il Divino ed il Trascendente, ma resta una tradizione con la t minuscola. Il che rivela in ultima analisi, una vera e propria contro-tradizione, e infatti Gesù, il Dio Rivelato, l’Amore Incarnato, non avrà remore a descrivere i farisei come “figli di Satana”. Ribadiamo il concetto: Cristo confuta l’adesione ad una tradizione spuria perché Egli Stesso è l’Incarnazione della Tradizione Divina, veritiera ed ortodossa.

Ed è questo deposito tradizionale ad essere affidato a Paolo. Colleghiamo: “Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo”; e poi: “Siate saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso”. Paolo conferma così, che è Cristo stesso ad essere Tradizione. L’apostolo designato per i gentili è quindi un divulgatore ed un difensore di tale Tradizione. Se ci soffermiamo a riflettere sul significato etimologico della parola, scopriamo che tradizione vuol dire trasmissione, passaggio. Certo, in senso temporale, cioè da una generazione a quella successiva; ma attenzione, anche dal piano Trascendente a quello sensibile. Una trasmissione legata al tempo, quindi, ed una legata all’Eternità, e all’accesso ad Essa da parte dell’uomo. Tradizione è intesa come passaggio di informazioni di tipo culturale, religioso, spirituale e come sarà espresso nei Vangeli, di tipo iniziatico.

Il problema della dualità, che nasce con la separazione dalla Volontà Divina – si pensi alla seconda nascita del diavolo, creato puro da Dio ma nato una seconda volta come figlio della propria arroganza – investe quindi anche il tema qui trattato. Veniamo a trovarci quindi in una situazione di scontro sul campo, dove i rappresentanti della Vera Tradizione devono, per forza naturale, scontrarsi con i rappresentanti di una finta tradizione, di un finto sacerdozio. Di una contraffatta idea di dio. A conferma di questa tesi, va sottolineata la frase di Cristo agli apostoli: “Voi infatti siete gli eredi dei Profeti”. Potremmo aggiungere: non sono i farisei ad esserlo. Toccherà in compito a chi ha creduto nel Messia proteggere la Vera Tradizione, anche nel frangente dell’Iniziazione Profetica. La casta sacerdotale ha abusato, a questo punto, del proprio sacerdozio, squalificando se stessa agli occhi di Dio, e scegliendo una impossibile adesione alla legge, messa in modo idolatrico al posto del Vero Deposito Tradizionale: quello messianico.

Il senso profondo della Tradizione arriviamo a capire è uno solo: la salvezza dell’uomo. Attraverso la Tradizione, Dio ci insegna come cercarLo e come trovarLo. Attraverso una serie di espressioni dirette all’uomo, il Divino ci istruisce sul come comunicare con Esso, come purificare le nostre anime al fine di reincontrarci con Esso già in questa vita, ed alla fine del nostro percorso esistenziale. Questo, come abbiamo detto, dal punto di vista divino. Dal punto di vista umano-carnale, al contrario, la tradizione rappresenta un sistema di tipo socio-culturale in virtù del quale una casta esprime il mantenimento del proprio potere. Quindi, vediamo che gli intenti sono evidentemente opposti: la libertà dell’uomo contrapposta alla sua schiavitù spirituale. Detto questo, è scorretto pensare che la Tradizione possa esprimersi solo ad un livello interiore e non esteriore. La contro-tradizione non ha nulla a che vedere con gli aspetti più visibili e meno esoterici della Tradizione stessa.

Se si sono scoperti i fondamentali della Giustizia Divina nel proprio cuore, come si può non promuovere tali fondamentali contribuendo ad una società più giusta che dovrebbe difendere l’individuo in quanto espressione di una Creazione Sacra? Non esiste una Tradizione unicamente ascritta alla fede individuale, al rapporto intimo tra noi e Dio, che non tenga conto del contesto comunitario: ciò sarebbe in totale contrasto con la missione apostolica. La Trasformazione interiore non deve mai essere slegata dai riflessi che tale Trasformazione deve esprimere sul contesto comunitario. Giustizia dentro di noi porterà giustizia fuori di noi. Impensabile quindi, anche una tradizione solo di tipo esteriore: torniamo ai farisei ed al loro esulare dalla giustizia.

Nella presente fase metastorica potremmo infine dire che siano presenti dal punto di vista delle masse numerosi tentativi di approccio sia Tradizionale sia antitradizionale. Entrambe le fazioni posseggono, evidentemente, i loro sacerdoti ed i loro adepti. In un’epoca che da molti è ormai definita terminale, la domanda fatale è proprio questa, per chi “si ostina” a credere in principi di ordine superiore: Fede o fede? Tradizione o tradizione? A noi la scelta.

Elias Giorgio Fiore {S.D.G} per Policlic.it

Postilla: Questo è il primo dei miei articoli per il progetto Policlic. Vorrei ringraziare specialmente i miei amici di sempre Nico Spuntoni e Pietro Chessa , oltre William De Carlo per la splendida accoglienza.

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